Il cameriere si accosta al tavolino del ristorante, dove due signori, l’anziano e il
giovane, stanno mangiando i tagliolini con i funghi . E chiede:
“Scusino signori". "Per
dopo?” Il signore anziano ha uno scatto di impazienza. “Senti. Siamo ancora qui
con il cucchiaio in mano. Lasciami finire. Passaci il menù, ma lasciaci
finire.”
“Come vuole, signore.”
Il signore anziano spiega: “Non
c’è niente di più detestabile, per me, di questa premura, di questa urgenza dei
camerieri, per farti ordinare. E pazienza se il locale fosse affollato, e
avessero la necessità di fare liberare
dei tavolini. Ma non c’è nessuno!”
“Eppure”, osserva il signore
giovane, “guardi. Appena i camerieri
fanno la stessa domanda: ‘Per
dopo?’ a qualche altro avventore, tutti
si mettono a cercare affannosamente, sul menù, ciò che possono mangiare. E’
come se il cameriere desse loro un ordine.
E corrugano la fronte, e stringono le labbra nello sforzo di riflettere
sull’avvenire. Ce ne sono di quelli che si prendono la testa tra le mani, come
altrettanti fratelli, vestiti nella locanda, del Penseur di Rondin , che invece
è nudo , e sta di solito in mezzo ai giardini pubblici.”
“Gli individui che alla domanda ‘Per
dopo?’ si mettono a studiare il menù, e
a meditare che cosa scegliere, se tu gli presenti il ‘Per dopo?’ in politica vanno in confusione mentale. Si
stringono nelle spalle, e ti dicono: ‘si
vedrà’. La città vive ormai una vita
esclusivamente fisiologica; e quindi i progetti per l’avvenire sono alquanto
incerti.
“ Ma, forse dipende anche dal
fatto che, in politica, la scelta di ciò
che si può mangiare ‘dopo’ è più
difficile più complicata, più faticosa.”
“Dì piuttosto, replica il signore
anziano, dì piuttosto un’altra cosa , più vera: ed è che, ormai, la scelta sul
menù politico, si va sempre più restringendo.
Vedi Randazzo sta mangiando, da quindici anni, sempre la stessa rancida minestra. Voglio
dire che sta sorbendosi la minestrella in brodo delcampiano. E ne è stufa! Ma quando le si presenta il
cameriere a chiederle: “E per
dopo?” si spaventa e teme che se tenta il nuovo il cameriere le
annunzi: ‘ C’è ancora soltanto quel tale
piatto signore: il pasticcio di Pd alla randazzese; e ora glielo servo immediatamente. E perciò
Randazzo finisce con l’ordinare un’altra porzione di minestrella in brodo
delcampiano. La ordina a malincuore,
la ordina a mezza bocca, senza persuasione, ma la ordina. E questa è la ragione
per cui alle ultime amministrative Ernesto Alfonso ha vinto.
“E ora, che cosa crede che
ordinerà Randazzo la prima volta che le chiederanno : ‘E per dopo?’”
“Ah, non c’è dubbio: anche questa
volta potrebbe ordinare minestrella delcampiana, e se ne sorbirà un’altra
fatale porzione. Ma non c’è da
confondersi: perché forse questo non
avverrà. I segni infatti di
intolleranza per la minestrella sono sempre crescenti, e sempre più
forti. E si avvicina il momento in cui Randazzo stanca, stufa, con il
voltastomaco, risponderà: ‘Ma portatemi
in tavola quello che volete, purché non mi mettiate più dinanzi questa scodella
di minestrella’. E il cameriere le servirà finalmente una bella porzione di
pasticcio alla randazzese, con
abbondante salsa a base di mangionese, lavorata secondo la famosa ricetta del
trio Lescano. E Randazzo se la
dovrà trangugiare, scottandosi la lingua
e il gorgozzule.”
“Ma potrebbe anche darsi, mi
perdoni, che Randazzo, stufa della minestrella , si scelga uno spezzatino, e
che il cameriere glielo serva.”
“Bravo. Qui ti aspettavo. Vedo
che segui il mio parlare per immagini e per metafore. Sissignore. Si dice che
c’è anche pronto, da tempo, in cucina un buono, casalingo spezzatino: lo
spezzatino autonomista. Ma in realtà giù
in cucina, da tempo, di spezzatino, di vero spezzatino alla casalinga, non se
ne cucina più. C’è soltanto pasticcio alla randazzese. E lo spezzatino che è servito a tavola non è consigliabile, serve solo ad allenare il palato alla mangionese lavorata
secondo l’antica ricetta del trio Lescano, che per la verità è poco appetibile. In altre parole, quando Randazzo, stufa della minestrella delcampiana ,
non potendo ordinare lo spezzatino autonomista; è il pasticcio alla randazzese con
mangionese che dovrà divorare.”
“Se è così Randazzo non sarà mai
tanto pazza da cambiare.”
“E tu dici, allora, che
continuerà a ordinare e sorbirsi la minestrella delcampiana? E’ un errore
gravissimo. Vedi. Di una cosa sono certissimo: Randazzo non può andare a lungo
innanzi come va ora. I delcampiani da soli non la possono tenere. E’
impossibile. Non hanno la capacità vorrei dire fisiologica; e non ne hanno
l’autorità morale. Prima di tutto, essi sono rovinati, nel giudizio del popolo
randazzese, dal sospetto di dipendere dai brontesi, di essere il partito dei
firrarelliani , di obbedire agli ordini del grande capo brontese, e questo
sospetto alla lunga ha scavato loro il terreno sotto i piedi. Poi questi non
posseggono il senso delle istituzioni. Al massimo posseggono il senso degli
affari . Infatti essendo così intimamente deboli , hanno bisogno, e lo sanno, della tolleranza generale, anche,
e soprattutto, dei loro avversari, ed è perciò che nessuna amministrazione loro
potrà mai essere autorevole. Sarà sempre
basata sul lasciar correre, sul chiudere gli occhi, sulla indulgenza che
finisce con l’essere un premio alla negligenza
e alla incapacità, e bada, senza colpa specifica di nessun uomo politico
determinato, ma per colpa delle cose.”
“Che quadro!”
“E’ un brutto quadro lo so. Ma è
il quadro esatto. Ora la città ha un bisogno organico, fisiologico, assoluto di
gente autorevole e capace. Ne ha bisogno, come certi organismi hanno bisogno di
certe vitamine. Ha bisogno di autorevolezza, di serietà, di onestà, per
imparare a lavorare seriamente, a tirare su i giovani da uomini, a non restare
troppo indietro nella grande, tremenda
gara di energia che c’è nel mondo
, oggi. Ha bisogno di importanti
capacità per non diventare un sobborgo di Bronte.”
A questo momento, si ripresenta
al tavolo dei due il solito cameriere, il quale ripropone, inesorabile come il
destino, la solita domanda:
“E per dopo, signori?”
Il signore anziano vuole chiudere
la conversazione diventata troppo seria, con uno scherzo. E chiede al
cameriere:
“Ce ne avete di pasticcio alla
randazzese con mangionese?”
“Ce ne abbiamo dell’ottimo
signore. Lei lo può vedere dal menù. C’è pure con mangionese piccante,
mangionese di fuoco.”
“Ebbene. Allora per me un’altra
porzione di tagliolini con i funghi…..E per il signore che è giovane, e si deve
abituare, una bella porzione di mangionese secondo l’antica ricetta del trio
Lescano.”
Rosso di Sera