sabato 9 ottobre 2010

GIOVANNI SENZA TERRA E LO SCERIFFO DI NOTTINGHAM.


Sarebbe oltremodo semplice dire “lo avevamo scritto”: eppure è così. I cittadini randazzesi in questi giorni sono stati letteralmente investiti da una massa di avvisi d’accertamento riguardanti la TARSU. Sono talmente tanti che si è dovuti ricorrere al servizio postale per notificarli, con un costo di circa ottomila euro.
In buona sostanza, secondo la ditta che ha compiuto i controlli, i randazzesi sarebbero un popolo d’evasori, considerato che gli avvisi sono stati notificati a tantissimi nostri concittadini. In pratica si sono salvati in pochi, a tal punto che parafrasando il teologo Giansenio si potrebbe dire: molti i chiamati, pochi gli eletti.
Avendo saputo in anticipo dell’enorme quantità di cartaccia che sarebbe entrata nelle nostre case, al solo scopo di spillare altro denaro dai già martoriati portafogli di tutti noi, avevamo avvertito i nostri pochi lettori che di lì a poco un vero cataclisma impositivo si sarebbe riversato sulla maggior parte della popolazione.
Ernesto Alfonso in un suo intervento televisivo, ad una domanda specifica del conduttore, tentò maldestramente, di minimizzare, dicendo che ogni tanto dei controlli vanno fatti. Tirò in ballo la giustizia e l’equità fiscale, il vivere civile ed altre retoriche frasi ricavate dal suo lessico falsamente buonista.
Non spiegò il signor Sindaco chi avrebbe fatto i controlli e quali sarebbero stati i metodi utilizzati; non spiegò che a differenza del 1992, quando si misurò casa per casa, i nuovi accertamenti sarebbero stati il frutto di verifiche effettuate a tavolino da una società ingaggiata a cottimo.
Ora siccome noi siamo per il rispetto della legalità e delle regole, vogliamo dire al signor Sindaco, che siamo i primi a desiderare la giustizia e l’equità fiscale: ma siamo assolutamente contrari alla vessazione.
E per tale ragione chiediamo al signor Sindaco, perché non si è proceduto come nel 1992? Perché invece di affidare l’incarico a dei forestieri, concordando con loro una percentuale sul riscosso, non ha pensato di utilizzare i tanti tecnici randazzesi? E poi siamo sicuri che gli uffici non sono in grado di rilevare l’evasione?
Ci chiediamo pure, com’è possibile che in Sicilia dove gli enti locali hanno una pianta organica sovradimensionata, rispetto ai comuni del nord dell’Italia, si debba sempre ricorrere a soggetti esterni, pagandoli, per potere svolgere i normali compiti d’istituto?
Sembra essere tornati ai tempi di Robin Hood, con Giovanni Plantageneto, meglio detto Giovanni senza terra e il suo degno compare lo sceriffo di Nottingham. Ma qui non si intravede all’orizzonte un nuovo impavido eroe che combatte per la giustizia e la libertà. Forse non ce n'è alcun bisogno, perché nel sistema democratico il ruolo di Robin Hood è riservato al corpo elettorale, cioè a tutti noi cittadini. Siamo noi, infatti, che dovremmo, alla prossima occasione, mandare a casa Giovanni senza terra e lo sceriffo di Nottingham, sì perché, quando a gente che paga moltissimo, per mantenere un carrozzone che si chiama ATO rifiuti, gli sono contestati dieci metri quadrati in più, oppure aumenti di superficie inesistenti, frutto di un metodo di controllo impreciso ed approssimativo, siamo veramente al ridicolo.
Lo scandalo è tanto l’evasore, quanto l’amministratore incapace: quello che non riesce ad utilizzare le risorse umane e materiali che ha a disposizione; quello che per massimizzare le entrate spara nel mucchio, tormentando i cittadini, i quali ingiustamente vedono recapitarsi ingiunzioni per il pagamento di somme non dovute.
Ma i nostri amministratori, tutte queste cose le comprendono o e come se vivessero avulsi dalla realtà? Capiscono la fatica che sopportano molti nostri concittadini per sbarcare il lunario o come sempre i problemi di tutti noi si fermano davanti alla porta del municipio?
Ed allora non ci resta che piangere o meglio forse ridere, perché disse un filosofo greco che si deve smantellare la serietà degli avversari con il riso, e il riso avversare con la serietà. La prudenza dei nostri padri ha fatto la sua scelta: se il riso è il diletto della plebe, la licenza della plebe venga tenuta a freno e umiliata, e intimorita con la severità. E la plebe non ha armi per affinare il suo riso sino a farlo diventare strumento contro la serietà dei pastori che devono condurla. Ma se qualcuno un giorno, agitando le parole del Filosofo, e quindi parlando da filosofo, portasse l'arte del riso a condizione di arma sottile, se alla retorica della convinzione si sostituisse la retorica dell'irrisione, se alla topica della paziente e salvifica costruzione delle immagini da Salvatore della patria si sostituisse la topica dell'impaziente decostruzione e dello stravolgimento di tutte le immagini ritenute da voi sante e venerabili — oh, quel giorno anche tu e tutta la tua falsa sapienza, egregio avversario, ne sareste travolti!
                                                                                        Il Giaguaro di Tebe




giovedì 7 ottobre 2010

ENERSTO ALFONSO IL CANTASTORIE.



In una nota alle “Tradizioni cavalleresche popolari” il Pitrè spiega: “I vocabolaristi italiani hanno soltanto la voce cantastorie per significare colui che per sua arte va attorno cantando al popolo storie e leggende…… ma, ben diversa, è in Sicilia il cantastorie: ecco perché io uso questa voce non registrata nei vocabolari”.
Cantastorie, infatti, è chi al popolo racconta storie; chi per riallacciarsi al Pitrè, ….sopra una specie di predella, narra imprese romanzesche, con declamazione spesso eccitata, più spesso affannosa, intenzionalmente oratoria; talora lenta, alcuna volta mutata d’improvviso in discorso familiare e rapido. In tanta concitazione, egli dà un passo addietro, un altro in avanti, levando in alto, quanto più alto può, i pugni chiusi…….
Il cantastorie, insomma, è oggi l’amministratore comunale di turno che si presenta in televisione, paragone particolarmente calzante, quando si tratta di Ernesto Alfonso il Sindaco.
Sia perciò, ringraziato il  democratico tubo catodico, che ha restituito alla città un personaggio mancante dai tempi delle famose apparizioni di Orazio Strano: il più grande cantastorie della Sicilia orientale.
Gi attuali cantastorie non sono più analfabeti ma, fedeli alla loro vocazione, raccontano storie. Tutti.
I cantastorie parlano quindi ad un pubblico attento ma sempre più perplesso, perché confuso da una furbesca mistificazione della realtà, a tal punto da non riuscire più a capire, se gli oratori stiano parlando della nostra città o di una realtà a noi completamente estranea. Essi riescono ad ingenerare una tale confusione di tempi, luoghi, cifre, da mettere il telespettatore nella condizione di rendersi facilmente conto che trattasi solo di storie.
Nelle ultime apparizioni televisive di Ernesto Alfonso il Sindaco, mancava solo il cartellone con ivi raffigurati i vari episodi della storia narrata; la chitarra, perché la narrazione in parte è cantata, e cosi avremmo avuto un cantastorie in tutto e per tutto.
Forse piace, ascoltare roba che mai ci sognavamo di potere udire. Ma buona parte di ciò che viene detto è un mero esercizio retorico, in altre parole balle, ma balle in grande stile.
Certo rispetto a quanto scritto nel programma elettorale di Ernesto Alfonso un certo ridimensionamento di obiettivi  si nota in maniera evidente. Non si trattano più tutte le formidabili ipotesi di sviluppo della città, perché si è reso conto che  è roba da titani. E invece egli è circondato solo da nani, sì nani: che al massimo possono fare da badanti a Biancaneve.
E anche se i nani sono finalmente sette anziché sei, e anche se alcuni sono stati sostituiti: sempre nani sono.
Cosa possono dare dei nani della politica? Nulla, se non qualche favore di piccolo cabotaggio, magari la firma su un certificato o l’interessamento per un sussidio: così inizia e si esaurisce l’azione politica dei nani.
E poi se Ernesto Alfonso vuol andare in televisione per spiegarci, fornito di chitarra e cartellone, come il suo principale brontese pensa di mandare a casa il governatore Lombardo, gliene saremo grati. Infatti è da oltre un anno che il signore di Bronte rassicura i suoi che l’esperienza Lombardo è alla fine. E non solo, perché, con atteggiamento profetico, dà pure le date della  cacciata. Ma miseramente ogni previsione, fino ad oggi, è fallita.
Caro Ernesto Alfonso a noi sembra che sia inutile sperare nella fine del governo regionale, perché Lombardo ha la pelle dura, pertanto, essendo il nostro paese catalogato tra quelli a totale influenza Firrarelliana, ci sarà ancora molto da soffrire.
                                                                    Rasputin



sabato 11 settembre 2010

GLI SCAMBISTI.


Come era avvenuto nella sua passata esperienza amministrativa, Ernesto Alfonso, anche questa volta, si cimenta in un vorticoso cambio di assessori. E così si riaprono le danze, si ripete un rituale stucchevole, irritante e insopportabile. Gli assessori scacciati via, tornano a fare i consiglieri comunali, mentre i nuovi prescelti lasciano la carica di consiglieri per assumere quella di assessori.
E’ come il gioco delle tre carte, sì perché alla fine quello che ci guadagna è sempre Ernesto Alfonso il Sindaco. Egli ha dato l’inutile momento di gloria ad alcuni e adesso si appresta a darlo ad altri. Così tutti sono felici e contenti: ed Ernesto Alfonso, continua  beatamente a crogiolarsi tra mille pigrizie mentali e incapacità varie.
I mezzani di turno sono, quindi, soddisfatti: dopo tanto sospirare, anche loro avranno la loro brava indennità, e chi si è visto si è visto.
Tanto con questa classe dirigente un individuo vale l’altro. Nessuno degli assessori uscenti è stato capace di incidere minimamente sulla vita della città, e altrettanto incapaci lo sono quelli che saranno nominati a breve.
Tutto questo serve solo a fare quadrare il cerchio di una politica meschina, inutile e pusillanime, come i protagonisti che la impersonano. Miserabili giochi di potere, concepiti per soddisfare insignificanti smanie di protagonismo ricercate da oscuri e anonimi peones della politica nostrana: individui senza prospettive culturali, incapaci di vedere oltre il loro limitatissimo orizzonte.
Un avvicendamento che di certo non serve alla città, anzi  sarà pure dannoso. Noi non conosciamo i nomi dei beneficiati e poco c’interessano, è inutile sapere chi sono, perché nulla cambia, nulla può cambiare. Anonimamente escono dalla scena alcuni, ed altrettanto anonimamente ne entrano in scena altri. Ma Ernesto Alfonso non ha ancora capito che i cittadini randazzesi ne hanno piene le scatole di lui e dei suoi amici? Non si accorge dell’indifferenza che lo circonda? Nessuno crede più in lui, tranne i sui beneficiati accoliti. Ed allora un uomo che ha un alto senso della dignità, penserebbe seriamente di dimettersi: ma lui no, lui resiste al solo fine di causare la rovina della città.
Come si fa a non capire ciò! Eppure è chiaro, basti pensare che uno dei suoi maggiori sostenitori, il signor Lo Giudice,  è giunto a compiere il gesto estremo di rassegnare le dimissioni da consigliere comunale.  
Perché lo ha fatto? Alla stampa ha dichiarato per motivi personali: ma anche il più sprovveduto di noi capisce che le ragioni sono politiche.
Un consigliere eletto, con un considerevole numero di voti, si dimette solo perché ha toccato con mano l’incapacità di governo di quelli che presuntuosamente sono rimasti ai loro posti.
Il caso di Lo Giudice non è l’unico, perché, tempo fa, passarono in sordina le dimissioni dell’assessore Lo Presti. Il quale pare sia orientato a non accettare neanche la carica di consigliere comunale, che gli spetterebbe a seguito dei posti lasciati vacanti dai nuovi assessori.
Nonostante tutto questo, Ernesto Alfonso è come il Cieco di Sorrento, non vede, se del caso non sente e tira dritto per la sua strada. Ma ha quest’uomo un pizzico di amore per la sua città, o il suo egoismo è talmente grande da travolgere tutto e tutti?
                                                        Rasputin

sabato 4 settembre 2010

ERNESTO ALFONSO E I SOLDATI DI VENTURA.


Appare in televisione col suo bel faccione rubicondo, e inizia la fallace elencazione di cifre, dati, progetti in dirittura d’arrivo e tante altre belle cose. A tal punto che non capisci se ti trovi davanti Ernesto Alfonso il Sindaco o babbo natale, arrivato, per un mero errore temporale, a ferragosto anziché il 25 dicembre.
Parla di tutto il signor Sindaco, ci narra di un mondo incantato, ebro di felicità dilagante. Una realtà, la nostra, dove vi é qualche piccola pecca, ma che non é tale da minare la diffusa felicità del popolo.
E poi con tutte quelle opere da realizzare, chi mai potrebbe sostenere che la nostra piccola comunità non sia il luogo ameno dove ognuno vorrebbe vivere?.
Tutto questo, cari amici, grazie a lui; sì proprio a lui: Ernesto Alfonso. L’intrepido salvatore dei nostri destini, il “cavaliere” senza macchia, ne peccato; l’uomo tutto d’un pezzo.
Lui che finalmente ha l’occasione di farci capire quale sacrificio comporta essere presidente del Taormina-Etna. Solo il supremo valore del bene comune, a cui egli s’immola, lo può giustificare, perché il compenso è veramente miserando: appena 500 euro al mese.
Povero signor Sindaco, certo saremmo curiosi di vedere la sua dichiarazione dei redditi, potremmo nel caso in cui egli non arrivi a fine mese, lanciare una pubblica sottoscrizione mensile.
Per l’uomo della “Provvidenza”, faremmo questo ed altro, e sarebbe giusto, visto che di persona sì fatta ne nasce una ogni cent’anni. Qualche ingrato, sempre il solito, potrebbe dire: e per fortuna, che di persona così, ne nasce una ogni cent'anni!
Che volete i disfattisti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Brutta gente, quella, che sa solo cercare il pelo nell’uovo.
E di quel consigliere che ha presentato le sue dimissioni irrevocabili, che se ne dice?
Dimissioni per impegni personali, ha dichiarato alla stampa locale, e non poteva essere diversamente. Come si fa a non essere sempre d’accordo con Ernesto Alfonso. Un uomo così intelligente, democratico, tollerante, insomma una sintesi di bontà e acume senza pari.
Sappiano i posteri, che mai uomo migliore nacque nella nostra comunità. A loro il dovere di erigere un monumento al nostro caro benefattore. Magari nella piazza principale del paese, oppure potranno, per meglio inneggiarne i fasti, erigere un bel mausoleo in piazza Loreto.
Essi rimpiangeranno di essere nati in un’altra epoca e di non avere potuto godere la contemporaneità con l’illustre personaggio. Per fortuna avranno i filmati televisivi, che potranno essere loro proiettati sin dalle scuole elementari.
Noi, privilegiati, intanto, godiamo i benefici del suo meraviglioso operare, che il buon Dio ce lo conservi in buona salute per i prossimi cent’anni. E non solo lui, ma anche il suo degno contorno di assessori presenti e futuri. Gente che va e che viene come in un porto di mare. Veri e propri bucanieri, ogn’uno di loro da quello che può: che non è tanto per la verità. Anche se bisogna dire, che ogni insufficienza viene colmata dal genio superiore del nostro condottiero Ernesto Alfonso.
Magari quanto prima, lo vedremmo affacciarsi dal grazioso balcone che dal palazzo municipale da sulla sottostante piazza. Una folla entusiasta attenterà il suo beneamato, il quale al solo apparire indurrà gli astanti ad una sorta di euforia collettiva. Perché egli trascina, affascina, la sua oratoria é avvolgente e travolgente: il popolo sarà in delirio. Ma a pensarci, le apparizioni sui balconi non hanno mai portato bene sin da quel dì: allora meglio lasciar perdere.
Qualcuno leggendo questo mio, potrà pensare che io abbia esagerato nello sperticare lodi nei confronti di Ernesto Alfonso. Prontamente rispondo, che prendo solo esempio da quel consigliere del PD, che ha colto al volo l’occasione per correre in soccorso del magnifico Ernesto Alfonso. Egli, in questi giorni, si é precipitato a Palermo con il signor Sindaco, ed ivi ha richiesto l’immediato intervento del deputato PD Barbagallo, il quale ha prontamente risolto la grana del distaccamento dei vigili del fuoco. Bravi i “compagni e non” del PD, dalla memoria corta. Hanno forse dimenticato, che Ernesto Alfonso, millantando un potenziale di appoggi favolosi, ha surclassato il loro candidato a Sindaco appena due anni fa? Inoltre, non è l’Ernesto Alfonso che é stato chiamato a furor di popolo a governare la città? Se così è, egli deve risolvere i problemi, senza necessità del tanto disprezzato “soccorso rosso”.
E’ chiaro che non riusciamo a capire il collateralismo di certi consiglieri del PD, tanto più che i meriti saranno attribuiti sempre ad Ernesto Alfonso. Vedranno i compagni del PD, se il signor Sindaco non ne farà una ragione di vanto, dinnanzi alla popolazione tutta. Mentre al compagno (se tale si può definire) del PD, che ha compiuto l’eroica azione, al massimo, il Sindaco gli potrà conferire una bella medaglia di cartone.
Quello che vorremmo capire é la posizione del PD nei confronti di alcuni consiglieri che dichiarano esserne appartenenti. Infatti, caso a sè fa il consigliere Anzalone, che dimostra sempre coerenza e fermezza d’indenti, mentre gli altri assomigliano tanto a soldati di ventura. Sarà forse che i dirigenti del PD non conoscono il detto “pochi ma buoni”?
Certamente ogn’uno di voi comprenderà che con il cambio di assessori che c’é in vista non si sa mai........ E poi é sempre vero che l’occasione......
Sicuro é, che se Ernesto Alfonso cambierà gli assessori con la stessa velocità della volta passata, toccherà a molti assurgere alla carica assessoriale. E allora ogn’uno di questi potrà dire con orgoglio ai propri discendenti: “io c’era”.
                                                                                            Rosso di Sera.

venerdì 13 agosto 2010

PASTICCIO ALLA RANDAZZESE.




In questi giorni sono stati notificati i primi accertamenti concernenti la TARSU (Tassa rifiuti solidi urbani). Dicono si tratti di quasi duemila avvisi d’accertamento, per un totale, comprensivo di sanzioni ed interessi, che si avvicina ai due milioni di euro.
Vorremo chiarire brevemente alcuni punti, scusandoci in anticipo, se in certi frangenti dovremo fare sfoggio di nozioni tecniche, che potrebbero essere ad alcuni incomprensibili: ma è necessario per garantire completezza ed attendibilità alle argomentazioni.
La prima domanda che sorge spontanea è: ma c’è veramente tutta l’evasione accertata?
Noi crediamo francamente di no! Siamo convinti che quest’amministrazione pasticciona, incompetente, tornacontista e dannosa per la città ne ha combinata un’altra delle sue.    
Per prima cosa i cittadini devono sapere che l’accertamento non è effettuato dagli uffici comunali, ma da una società esterna, che incrociando i dati del catasto con quelli delle dichiarazioni procede alla verifica. La società appaltante guadagna una percentuale sul riscosso, il che significa che ha tutto l’interesse ad accertare quante più possibili presunte evasioni Tarsu, con l’obiettivo di massimizzare i suoi ricavi. Costringendo tra l’altro i cittadini a dover eventualmente dimostrare che gli accertamenti effettuati non siano del tutto veritieri.
Facciamo un esempio: la tassa in questione è pagata dall’utilizzatore dell’immobile, che può essere l’affittuario, il quale non risulta in Catasto. In questo caso il proprietario o altro titolare di diritto reale che è l’intestatario catastale, per la società in questione è evasore; ed ecco che scatta l’accertamento. Per quell’immobile a pagare la TARSU è l’affittuario, l’accertamento notificato al proprietario è sbagliato: vale a dire nullo. 
Non c’è niente di male, direbbe sicuramente il signor Sindaco, basta andare in ufficio e far constatare l’errore. Giusto! Ma se si tratta di un lavoratore dipendente, la giornata perduta gliela rimborsa il signor Sindaco?
Il sistema d’accertamento di cui sopra è stato utilizzato da pochi comuni, Randazzo è fra questi. A spiegare la ragione dello scarso utilizzo è l’imprecisione del sistema; basti pensare che il Comune di Oria (BR) dopo essersi reso conto del pasticcio combinato, ha deciso di rescindere il contratto con la società appaltante (tale Soget SPA), e convenire in giudizio la detta società per il risarcimento dei danni. In quel Comune, dalla maggior parte dei contribuenti considerati evasori nulla era da pagare, e pertanto questi avevano dovuto ricorrere all’autotutela, invadendo l’ufficio competente con istanze e contestazioni. 
E’ facile rilevare dagli avvisi notificati che gli accertamenti si dovrebbero basare sulle planimetrie delle unità immobiliari urbane fornite dall’Agenzia del Territorio. A tale scopo, pur trascurando che la documentazione catastale,  non fa fede neanche per l’attestazione di proprietà, chiediamo una riflessione su quanto ci apprestiamo a  rilevare in seguito.
Le planimetrie catastali rappresentano le unità immobiliari in rapporto 1:200, non essendo quotate, comporta una serie di imprecisioni: in fase di redazione delle planimetrie non è possibile rappresentare con esattezza quantità inferiore a 20 cm per misurazione, e quindi anche successivamente non sono possibili con esattezza rilevare le misurazioni dei lati che definiscono i vani e quindi permettere il calcolo esatto delle superfici, ad esempio ci chiediamo come si rappresenta o come si rilevano 8 cm. Inoltre l’Agenzia del Territorio nel trasferire le planimetrie in formato informatico ha eseguito l’operazione di scannerizzazione, operazione che non è esente da ulteriore errore. Da queste planimetrie la struttura preposta ha determinato, con un sistema computerizzato non vettoriale, quindi  affetto da altro errore, le superfici delle unità immobiliari.
Le superfici così determinate, raffrontate con quelle dichiarate hanno definito il “marchio” di “evasione connessa ad infedele presentazione della dichiarazione”.
Allo stato dei fatti oggi i Randazzesi hanno solo tre possibilità: nominare un tecnico per verificare le reali superfici e produrre la planimetria quotata dei locali; far ricorso  alla  Commissione Tributaria Provinciale, o dover pagare quanto stabilito dagli avvisi d’accertamento. Molti concittadini così definiti “infedeli” soprattutto i più deboli e indifesi, che non hanno molta dimestichezza con la materia (pensionati, disoccupati, ecc..), considerato i costi non trascurabili sia per il tecnico e sia per il ricorso, preferiscono pagare le somme richieste ingiustamente, accompagnate con “fiorite” imprecazioni.
Facciamo rilevare che in Sicilia solo i cittadini di Randazzo e di qualche altro Comune si trovano con queste problematiche, ovvero accertamenti eseguiti con queste procedure.
Mentre nella maggior parte dei Comuni dove sono stati posti in essere metodi di accertamento diversi, si è proceduto al recupero della reale evasione, senza creare tutti gli inconvenienti lamentati.
Un altro aspetto fondamentale della questione è quello della copertura dei costi del servizio di smaltimento rifiuti. La legge impone che i proventi della Tarsu debbano essere interamente destinati alla copertura dei capitoli di spesa per la raccolta e lo smaltimento dell’immondizia, perciò i Comuni non possono incassare somme superiori rispetto al costo effettivo del servizio. Eventuali maggiori entrate, anche per gli anni pregressi, a seguito di operazioni d’accertamento come quella in corso a Randazzo, non possono essere destinate ad altri capitoli di bilancio, ma devono essere restituite ai cittadini, magari attraverso la riduzione delle aliquote della tassa rifiuti. A questo punto, noi dell’Italia Dei Valori, chiediamo quantomeno che l’amministrazione comunale, per rimediare al pasticcio commesso, s’impegni a destinare le somme introitate con l’operazione d’accertamento Tarsu ad una riduzione delle aliquote fiscali nel prossimo bilancio.
Non inizino, pertanto, a sfregarsi le mani i signori amministratori, perché le somme recuperate non possono essere utilizzate per altri fini, e non venga al Tremonti di turno l’idea di fare qualche giochetto di bilancio. Noi saremo vigili, e non esiteremo a ricorrere a qualunque mezzo a nostra disposizione per evitare che ciò si realizzi.
                                                         ITALIA DEI VALORI RANDAZZO

giovedì 12 agosto 2010

I NOVELLI FEUDATARI.



Dopo una lunga assenza dalla mia tanto beneamata città, in questi giorni rientrando,  ho avuto l’amara, ma non tanto, sorpresa nel costatare che le cose non sono cambiate affatto, anzi sono ulteriormente peggiorate. Evidentemente tutti i nostri suggerimenti, l’incitamento continuo e gli imput che da varie parti si levano verso in nostro beneamato Sindaco Ernesto Alfonso, non sono serviti e non servono a nulla. Sicuramente lui appartiene alla categoria dei “diabolici” e quindi persevera nel suo atteggiamento e nel suo modo di fare politica; i risultati, infatti, si vedono anche se sarebbe più corretto dire che non si vedono affatto. (Aspettiamo ancora che almeno una delle tante promesse contenute nel “Libro delle illusioni” venga realizzata).
Poiché non c’è verso di smuoverlo ed essendo ormai trascorsi più di due anni dalla sua elezione, riteniamo che purtroppo le cose non cambieranno ed allora abbiamo pensato bene di adottare un altro metodo, o sarebbe più giusto dire “trovare un’altra strada”  che possa consentire alla nostra disastrata Randazzo di risolvere se non i grandi problemi che l’affliggono, almeno le piccole cose di ordinaria amministrazione, il quotidiano insomma, quello che neanche l’Armata Brancaleone di cui si è circondato riesce a fare.
Siamo venuti infatti alla determinazione di rivolgerci direttamente in “alto”, e questo per un motivo ben preciso e logico: Poiché Randazzo appartiene al più vasto Feudo del “Senatur”, anzi è uno dei centri più fedeli a questo grande uomo politico, da ora in avanti per la segnalazione e la soluzione di qualche problemuccio ci rivolgeremo direttamente a Lui. Non gli daremo grandi fastidi sottoponendogli problematiche di vasto respiro o la progettazione e il finanziamento di grandi opere che non farebbe realizzare mai, (quelle meglio farle a Bronte), gli sottoporremo solo piccole cose fattibili quali: la sostituzione di qualche lampadina fusa, l’eliminazione delle erbacce dalle vie cittadine, la sistemazione di qualche buca, la cura del verde pubblico ed ultima, ma non certo la meno importante, che ci raccomandi a quel suo buon amico locale per una migliore pulizia della città; una delle cose per cui fino a ieri Randazzo andava fiera. ( Meno male che ancora le nostre madri e mogli continuano a pulire il pezzo di strada cui si affacciano le nostre abitazioni ).
Il Senatur, che certamente è molto più intelligente dei nostri politici locali, con l’aria che tira a Roma e a Palermo, non volendo perdere questa importantissima parte del suo “Feudo”, non mancherà, diversamente dal buon Ernesto Alfonso, di darci ascolto e dare corso a queste nostre modestissime e quasi inconsistenti richieste.
Se decidesse poi di “Accorpare” direttamente Randazzo a Bronte, sarebbe quanto di meglio ci si possa aspettare e sperare in quanto i due centri ne avrebbero dei reciproci benefici:
Bronte, non solo si ingrandirebbe enormemente con l’acquisizione di questo grande quartiere, ma otterrebbe il tanto agognato titolo di “Città”, cosa che porterebbe in dote Randazzo avendone questa già titolo fin dal medioevo; per non parlare poi dell’enorme patrimonio artistico che ancora deteniamo. A Bronte inoltre potrebbe spostarsi la sede del Parco Fluviale dell’Alcantara, in quanto questo fiume rientrerebbe nell’ambito del suo territorio, e tante altre “piccole” cose ancora.
Di contro Randazzo ne avrebbe degli indubbi vantaggi: Un’Amministrazione diretta da un Sindaco capace, una Giunta attiva e valente; inoltre essendo ormai Randazzo parte integrante della più vasta città di Bronte, vuoi vedere che da suo quartiere, oltre alla soluzione dei problemucci sopra elencati, si verrebbe restituita qualc’una delle cose a suo tempo scippatagli, quale ad esempio qualche reparto dell’Ospedale, la riapertura della tratta ferroviaria Randazzo …pardon, Bronte - Taormina-Giardini, o magari la definizione del problema di cui tanto si parla in questi giorni: l’apertura della tanto agognata “ Caserma dei Vigili del Fuoco “. Tanto Randazzo, essendo un quartiere di Bronte, nulla toglierebbe a questa anzi così ne acquisterebbe un’altra struttura.
Meditate gente . . . meditate.
                                   Il Marchese di Rocca Cannuccia

lunedì 9 agosto 2010

I COMPAGNUCCI DELLA PARROCCHIETTA.


Avevamo già accennato ad un articolo comparso sul quotidiano “la Sicilia” del 22 luglio 2010, nel quale si scriveva di un incontro al vertice fra  Ernesto Alfonso e Francesco Paolo, rispettivamente Sindaco del Comune di Randazzo l’uno ed ex presidente dell’Ato Jonia-Ambiente l’altro. C’era sembrato che l’incontro fosse una mossa meramente propagandistica, un piccolo espediente per comparire su un quotidiano locale. Oggi possiamo affermare che non ci siamo sbagliati, tant’è che in questi giorni è stata convocata una riunione del Consiglio Comunale, proprio per discutere della questione dei rifiuti.
Riunitosi il civico consesso, si notava l’assenza del signor Sindaco e di alcuni consiglieri comunali; in un’aula semideserta gli oratori lanciavano roboanti bordate nei confronti dell’Ato Jonia-Ambiente, ancora gestito dal suddetto Francesco Paolo.
In particolare accusavano l’Ente “spazzino” di non tenere pulita la città, di aver ridotto il numero delle unità lavorative impiegate, di non avere rispettato il capitolato d’appalto e via dicendo. 
Insomma questioni rientranti nell’ordinaria dialettica politica, se non fosse che l’Ente “spazzino” è gestito dal nominato Francesco Paolo, nostro compaesano, importante ed autorevole componente del PDL; nonché depositario dell’ortodossia berlusconiana, diffusa dalle nostre parti, attraverso l’esempio e la predicazione del Senatore brontese: del quale egli è seguace fedele e obbediente. 
Destava impressione l'atteggiamento dei consiglieri di maggioranza, i quali erano i primi nello  sparare a zero sull’Ente “spazzino”, e così facendo, anche senza nominarlo, forse per paura,  denigravano l’operato di chi lo ha gestito e cioè il nostro compaesano predetto.
Dai loro interventi, non si capiva se essi fossero amici o nemici, di chi solo due anni prima aveva contribuito in modo decisivo alla vittoria di Ernesto Alfonso.
E proprio Ernesto Alfonso perché non era in aula a difendere il “compagno” di partito, l’amico di mille battaglie? Perché non difese colui che la sera della sconfitta (elezioni 2003), si precipitò davanti al portone di casa sua, e vedendolo sulla soglia in lacrime si stracciò le vesti e lo abbracciò; promettendogli che avrebbe fatto di tutto per riportarlo da dove era ruzzolato malamente.
Non sia mai, che il felice connubio tra i due si fosse incrinato, poveri noi, ne saremmo tutti veramente addolorati! Ed allora urge chiarezza, tutti i cittadini vogliono sapere: è necessaria una conferenza stampa, un messaggio alla città a reti unificate. Fate qualcosa non lasciateci in questa condizione d'incertezza, proprio adesso che potremmo godere spensieratamente le ferie agostane! Adesso che si è messo su un programmino per l’estate randazzese niente male (sic!), toglieteci il peso, fateci vivere spensieratamente questi giorni di relax.
Ma a pensarci bene, a noi dell’Italia dei Valori cosa interessa di Ernesto Alfonso e Francesco Paolo, facciano pure quello che vogliono, noi apparteniamo ad un'altra parrocchia.    
                                          Rosso di Sera


giovedì 5 agosto 2010

LA NAUSEA ci salverà!

Come ormai di consueto, al manifesto murale delle opposizioni, ha fatto da contraltare la risposta televisiva del signor Sindaco.
Ora non intendo soffermarmi sulla parte centrale del suo discorso, perché lo reputo uno squallido e noioso meccano retorico, un'arida elencazione, una ripetizione delle stesse situazioni, delle stesse posizioni, delle stesse povere cose di poco conto. Ascoltare quelle parole non ci entusiasma più di quanto può entusiasmarci leggere un libro di matematica o di astronomia.
Oserei affermare che è stato più concreto e propositivo il coordinatore dell'Mpa, presente in contemporanea su un altro canale, che sia pur tra mille difficoltà lessicali, ha esposto fatti interessanti e significativi.
Confesso che ho preferito l'incedere incerto ma concreto del signor D'Amico. E nulla importa se il lessico non era elegante o forbito: ma era preciso. Non sempre è utile un linguaggio ammantato di retorica superflua ed inconcludente. Un linguaggio vago, equivoco, che si presta ad incerte promesse e assicurazioni fallaci, senza impegnare l'oratore.
Il nostro signor Sindaco sembra vicinissimo alla saturazione. Non sa più che cosa dire. Il tentativo continuo di spandere ottimismo e di dare per certe realizzazioni difficili, è un campo molto arato e prossimo ad esaurire i suoi frutti. Le sue parole si sono ridotte a tenaglie che afferrano il vuoto. Producendo una favolosa mistificazione, un gonfiamento e una ampollosità del linguaggio, divenuto una realtà a se stante che costituisce un mondo fittizio, un castello di nebbia dal quale il cittadino sembra non poter sfuggire: ma la nebbia presto si diraderà, spazzata via dall'incapacità dei nostri amministratori, resa ormai evidente a tutti.
In ogni modo, riferendoci all'ultima parte dell'intervista del signor Sindaco, là dove gli viene chiesto, se i suoi molti incarichi sottraggono tempo all'attività amministrativa: egli ci rassicura sostenendo che quelli non costituiscono un motivo di distrazione.
E qui mi pare giusto spiegare la nostra posizione. Noi riteniamo che il problema non è la quantità  di tempo impiegato nell'esercizio delle funzioni amministrative, ma è proprio una totale mancanza di capacità. Potrebbe il signor Sindaco applicarsi anche la notte, i risultati sarebbero sempre gli stessi: perché egli, a nostro giudizio, come amministratore non è granché.
Pertanto il coacervo dei molteplici incarichi, è criticato non perché impegna il tempo del Sindaco, ma per le tante indennità che gli consente di intascare. Adesso sgombriamo il campo da un equivoco marginale, tutto ciò che intasca è perfettamente legale, ma è egualmente corretto dal punto di vista morale?
E' questa la questione centrale. Non sarebbe moralmente giusto rinunciare all'indennità percepita dal Comune, dando così un segnale di grande probità alla città?
Siamo certi che questo dire per i nostri amministratori, è come rigirare il fatidico dito nella piaga, perché nessuno di loro sarebbe disposto a rinunciare all'indennità, e di questo siamo pienamente convinti: non solo noi, ma anche tutti i cittadini.
In questi tempi di grave crisi economica, molti randazzesi versano in condizioni di seria difficoltà.  Ed allora perché non utilizzare le indennità degli amministratori, i quali hanno tutti già di che vivere, per aiutare i cittadini che si trovano in condizioni di bisogno?
Noi sappiamo quale sensazione provano quelli che non riescono ad arrivare alla fine del mese, non sappiamo invece, ma la immaginiamo, la sensazione che prova il signor Sindaco, quando a fine mese si ritrova con il portafogli ripieno di bei bigliettoni.
Se tutto questo è vero, e non è una nostra pura invenzione, prima o poi la noia dovrà trasformarsi in nausea, ed allora forse ritroveremmo la via smarrita.
                                                                                                       Rasputin



domenica 1 agosto 2010

I POMPIERI DI VIGGIU'.


Per volere del visconte, su parere del barone
han fondato la sezione dei pompieri di Viggiù
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
poi a spese del marchese han comprato le divise
con feluche a larghe tese e i pennacchi rossi e blu
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
indi a scopo addestrativo il paese hanno incendiato
il reparto si è schierato e ha gridato: "Hip, hip urrà!"

Viva qua, viva là, viva su e viva giù
viva i pompieri di Viggiù
che quando passano i cuori infiammano
viva i pennacchi rossi e blu
viva le pompe dei pompieri di Viggiù.

Affrontarono l'incendio con le pompe verso sera
però l'acqua ahimè non c'era per potere funzionar
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
però il capo ebbe un'idea veramente peregrina
caricò con la benzina tutti quanti gli estintor
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
ed in meno di un secondo nel villaggio già bruciato
tutto in fumo se n'è andato il plotone dei pompier.

                                           ********************************

Chi esce dai supermercati e percorre la via secondaria che conduce alle case popolari, si trova difronte un palazzetto nuovo di zecca, con in cima un'autorevole insegna con scritto sopra: “Corpo dei Vigili del Fuoco di Randazzo”. Ma tu guarda che imponenza, che importanza: un intero Corpo di Vigili del Fuoco, tutto per noi; bravi i nostri amministratori, grazie!, grazie di cuore!. Finalmente un'opera importante: una conquista significativa per la città.
Poi ti capita una sera facendo zapping di imbatterti in una seduta del Consiglio Comunale, aspetta dice il mio amico, non cambiare vediamo di cosa parlano.
Pensate un po' l'argomento era la nuova caserma dei pompieri, quel bel palazzetto posto all'ingresso della città: incuriositi ci siamo soffermati ad ascoltare. Non lo avessimo mai fatto! Sorvolando sull'ormai consueto vilipendio nei confronti della lingua italiana, che è da lavori forzati; per il resto non si capiva nulla; una confusione di carte, missive, di domande poste agli amministratori seguite da un non ricordo, alcune inutili disquisizioni tecniche incomprensibili: il tutto per dire che il palazzetto resterà disabitato, solingo, ignorato e fra qualche anno cadente. In sintesi per una vicenda incomprensibile, di lavori fatti male, di collaudi non eseguiti: del Corpo dei Vigili del Fuoco resterà solo l'insegna posta sulla facciata del palazzetto.
Da quella assurda bagarre consiliare, abbiamo compreso che la costruzione non è utilizzabile: perché non sicura. In particolare le vetrate non sarebbero in grado di reggere l'accumularsi di grandi quantità di neve.
Ora, almeno che non torni una nuova fase di glaciazione, è assai improbabile che nei prossimi inverni verremmo ricoperti da abbondanti nevicate. L'esperienza di quest'ultimo trentennio ci dice che dal lontano 1981 non si ricordano più nevicate abbondanti, perché gli eventi atmosferici, ormai da tempo, sono irrimediabilmente mutati: e poi questi vetri sono proprio così fragili. Mah! sarà, certo è che la cosa ci lascia molto perplessi.
Evidentemente chi era preposto ai controlli non ha fatto il suo dovere, tant'é che qualche consigliere dell'opposizione ha promesso di rivolgersi alla procura della Corte dei Conti, vedremmo se son rose.....
Ma al di là delle parole, delle carte disordinate, dell'incomprensibile linguaggio tecnico, resta la sensazione che, come in tutte le cose che riguardano la nostra città, ci sia una zona grigia. Alimentata dai tanti interrogativi rimasti senza risposta: perché si costruisce un palazzo per gli uffici giudiziari e poi questi finiscono a Bronte?; perché la Regione Siciliana spende un milione e settecentomila euro per la caserma dei pompieri, quando vi è già un distaccamento di volontari a Maletto?
Ecco la zona grigia: quello che non si dice, quello che non si riesce a comprendere.
E se gli accennati problemi tecnico-burocratici, inerenti alla costruzione, fossero una buona ragione per non turbare gli equilibri politici di una zona che è in mano al PDL?
Certo, se entrasse in funzione il Corpo dei Vigili del Fuoco di Randazzo, che senso avrebbe mantenere quello, se pur costituito da volontari, di stanza in Maletto?
Tutta dietrologia forse inutile, ma il sospetto non verrà mai dipanato, se non avremmo prima disarcionato la quinta colonna firrarelliana. I proditori, che somministrano giornalmente alla nostra martoriata città una dose piccola, quasi impercettibile, di cicuta, che mina lentamente il corpo già indebolito di una realtà sociale da tempo gravemente compromessa.
Quelli che pensano solo a raggranellare incarichi personali produttivi di laute indennità, salvo poi essere sempre servizievoli e accondiscendenti con il loro principale.
Tutto questo è oggi la politica randazzese, fatta di personaggi che hanno fatto della nostra città un sobborgo sub-urbano di Bronte, una sorta di villaggio a sovranità limitata, dipendente in tutto e per tutto da un centro decisionale comprensoriale diretto dall'innominato.
A noi non resta che gaiamente consolarci con il motivetto di cui sopra, con l' unica differenza che a Viggiù c'è quello che noi non avremmo mai: il corpo dei pompieri.
                                                                                                        Rasputin

venerdì 30 luglio 2010

SUPERMAN


Una colossale meteora sta per abbattersi sulle nostre case, che andranno presumibilmente in frantumi. Il popolo randazzese implora “Salvaci Nembo Kid!”. Superman o meglio l'uomo di Acciaio si libra negli spazi, aggredisce la meteora, la polverizza a pugni e testate.
Un'agguerrita banda di fuorilegge rapina una banca. Molti cittadini urlano: “Salva i nostri risparmi Nembo Kid!”. L'Uomo di Acciaio lascia che i malviventi effettuino il colpo e fuggano, poi in contrada “Ciaramella” li raggiunge in picchiata, solleva l'auto tra le mani e porta il tutto in galera, auto compresa.
Si sviluppa un grande incendio che minaccia la città, subito l'Uomo di Acciaio entra in azione con un'enorme cisterna raccoglie tutta l'acqua del fiume e la riversa sul fuoco: l'incendio è domato.
“Grazie Nembo!” tuonano tutti i cittadini.
                                                          *********************
Nembo Kid o Superman è il Forte, l'Invulnerabile, il Buono, il Giusto. Egli proviene da un pianeta perduto Krypton. Vive a Randazzo, ma non si è mai rivelato, possiede una sua vita segreta. Quando non è Nembo Kid, è il bravissimo Ernesto Alfonso. I cittadini ovviamente ignorano che Nembo Kid e Ernesto Alfonso sono la stessa persona.
Oltre a una vita segreta, Nembo Kid possiede i seguenti requisiti: supervista a raggi X; superudito; superfiato; velocità supersonica, difatti può volare in un secondo dal monte “Spagnolo” al monte “Colla”; eccezionale muscolatura che gli consente di sollevare pesi enormi, di spostare montagne, corsi d'acqua e via dicendo.
I suoi nemici sono i Cattivi in genere, e in particolare tutti gli uomini di sinistra; sopratutto quelli dell'Italia dei Valori, specie il diabolico Rasputin e poi altri cattivi di minor conto.
I suoi Amici sono: i buoni, gli umili, i prudenti servitori, i devoti ammiratori, i mansueti, i privi di senso critico, i signorsi perenni, gli adulatori delle divinità brontesi e poi ancora i timidi, gli analfabeti, gli asini sapienti: tutti quelli insomma che costituiscono il nucleo vivo e operante dei verbo berlusconiano.
Quando i cittadini urlano “Salvaci Nembo; aiutaci Nembo”, Lui non batte ciglio e immediatamente si libra come una umanitaria farfalla nel vuoto degli spazi, a seconda dei casi.
“Grazie Nembo”, tuonano i cittadini in coro, a cose fatte. E lui il superuomo, il profugo di Krypton, la salvezza della città, sfugge ovviamente ai ringraziamenti e alle proposte della cittadinanza, di posare per una Statua da collocare in piazza Loreto, nella stupenda bambinopoli.
C'è un po' di Rousseau, in Lui; c'è un bon sauvage dotato di vista telescopica e di supertutto; un bon sauvage, che riceve al giorno decine di lettere, da parte di cittadini, giovani e adulti, travolti dalle sue eccezionali avventure. Buon segno: Perché Nembo Kid è il Bene Assoluto, e basterebbe la sua faccia a provarlo.
Nembo Kid possiede una faccia assai espressiva. La sua fronte è spaziosa, sintomo di intelligenza sovrumana, lo spessore delle mandibole è notevole. Quando entra in azione, l'Uomo di Acciaio indossa un completo azzurro berlusconiano, come una pelle sovrapposta, calzari scarlatti fino a metà gamba ; una mantellina gli sventola sulle spalle: quanto basta ad eccitare la fantasia.
Nei panni di Ernesto Alfonso, Nembo ha invece un aspetto ordinario, “mite”; porta gli occhiali e somiglia a un qualunque cittadino. Ci siamo: il successo del personaggio è qui. Tanti cittadini sognano di essere Lui: volare, cioè librasi nello spazio. La volontà di potenza. Il Super Integrale.
La presenza di un siffatto Eroe-Protettore, rende superfluo qualsiasi altro organo di protezione o sicurezza; ed allora perché disperarsi se non potremmo avere mai la caserma dei vigili del fuoco? Abbiamo Lui il Super Eroe che vigila sulla città ventiquattr'ore su ventiquattro.
Basta invocare nei momenti di pericolo: “Aiutaci, Nembo; salvaci Nembo Kid!” e tutto viene risolto dall'invulnerabile Eroe-Protettore.
Da notare però che Nembo Kid è un oriundo perché proviene o non proviene da Krypton; ed allora il rischio è che potremmo perderlo se solo osassimo mandarlo a quel paese.
                                                                                                          Rosso di Sera

sabato 24 luglio 2010

IL TEATRINO PARROCCHIALE.


Sul quotidiano la Sicilia di giovedì 22 luglio 2010, alla pagina 41, venne pubblicato un articoletto dal titolo: Città più pulita e costi minori. Specificando nell'occhiello: Randazzo vertice in Comune con Joniambiente.
Nel corpo dell'articolo il cronista riportava di un incontro tra il sindaco di Randazzo Ernesto Alfonso Del Campo ed il presidente dell'Ato rifiuti Joniambiente, Francesco Rubbino.
Continuava l'articolo spiegandoci che nel corso dell'incontro le illustri personalità locali avevano concordato come trovare una maggiore sinergia tra i Comuni soci. Inoltre al fine di ridurre i costi, si era stabilito di imporre il rispetto degli orari di conferimento dei rifiuti nei cassonetti e di spingere gli utenti verso la raccolta differenziata.
Tutto ottimo ed apprezzabile, un solo passaggio mi sembra essermi sfuggito, forse perché mi sarò ingannato o distratto. Ma a pensarci bene ritengo la cosa assai improbabile, stante che so ancora leggere e scrivere, e pertanto con i pochi mezzi a mia disposizione ho cercato di rimettere ordine nelle mie cognizioni al riguardo.
Per prima cosa mi sono chiesto ma non era stata messa in liquidazione questa diavoleria di inutile sovrastruttura chiamata Ato Joniambiente?. Voglio precisare che la sigla “ATO” sta per “ambito territoriale ottimale”; già perché anche la terminologia deve essere tale da non fare capire di cosa si tratta. Ed allora per indicare una di quelle invenzioni geniali, da far pesare sulle finanze dei cittadini, con il fine primario di garantire poltrone agli amici degli amici: si conia una denominazione, che anche dal punto di vista linguistico e semantico appare quanto meno infelice. Un'astrusa dicitura, che poi tradotta in termini comprensibili, vuole indicare semplicemente un ente che raccoglie e smaltisce la mondezza.
Ora non mi soffermo sulla lievitazione dei costi enormi che questi enti hanno comportato, perché tutti i cittadini se ne sono resi conto nell'istante in cui hanno avuto consegnata la cartella esattoriale per la riscossione del tributo detto TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani). Per dirla in breve, le bollette astronomiche che ci sono state recapitate in questi ultimi anni sono da addebitare a questi nuovi carrozzoni: veri e poderosi frantumatori di pubblico denaro.
Ma ritorniamo al nostro caso, e per capire meglio siamo andanti a ritroso fino a qualche mese fa; quando su diversi quotidiani appariva la seguente notizia: il 6 maggio (2010) mattina si è svolta l'assemblea dei soci per la messa in liquidazione della società Ato Joniambiente, come previsto dalla legge di riforma regionale sugli Ato, approvata all'Ars.
L'assemblea all'unanimità ha deciso di sciogliere la società e nominare i tre commissari liquidatori confermando, in tale ruolo, i tre consiglieri uscenti: Francesco Rubbino, Antonello Caruso e Giuseppe Cardillo.
In altro loco troviamo la medesima notizia il cui tenore è il seguente: Ieri 6 maggio si è svolta l’assemblea dei soci per la messa in liquidazione della società Ato Joniambiente come previsto dalla Legge di Riforma regionale sugli Ato approvata all’Ars. L’assemblea, all’unanimità ha deciso di sciogliere la società e nominare i tre commissari liquidatori confermando, in tale ruolo, i 3 consiglieri uscenti: Francesco Rubbino, Antonello Caruso e Giuseppe Cardillo.
Se è così forse qualche precisazione va fatta: il nostro compaesano Rubbino non è più presidente, considerato che la società è stata posta in liquidazione, e pertanto non ha più né un consiglio di amministrazione e né un presidente.
Va precisato però che il comma 12 dell'articolo 19 della legge 9 del 2010 recita: Fino all'effettivo esercizio delle funzioni conferite dalla presente legge, e comunque fino al definitivo avvio del servizio di gestione integrata dei rifiuti con le modalità previste dalla presente legge ovvero fino alla soppressione delle autorità d'ambito, i soggetti già deputati alla gestione integrata del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano a svolgere le competenze loro attualmente attribuite. Tale gestione non può eccedere la durata di un anno, decorrente dalla data di entrata in vigore della presente legge.
In altre parole le vecchie società poste in liquidazione possono al massimo svolgere le primigenie istituzionali funzioni al massimo fino ad un anno dall'entrata in vigore della legge: ma possono anche cessare prima le loro funzioni nel caso in cui entrino a regime i nuovi ambiti territoriali.
Ma allora questo incontro al vertice a cosa è servito? Difficile capirlo, considerato che si sono ufficialmente e pomposamente incontrate persone che si vedono almeno tre volte al giorno. Forse si è posto in essere un incontro ufficiale per finire nella cronaca di provincia a pagina 41: al solo fine di ottenere un minimo della tanto agognata visibilità e dare un fievole segnale di esistenza. Mossa ritenuta necessaria, data l'assoluta indifferenza della popolazione nei loro confronti.
Certo è, che in un paese come il nostro dove il disagio economico dei cittadini si avverte ogni giorno di più: questi invece di porre in essere azioni di buon governo utili alla città, ci fanno assistere a squarci di recite paesane di cattivo gusto.
Come se fossimo il classico paesetto di mezza montagna, popolato da gente, nel fondo, bonaria e arguta, ma ormai, da tempo abituata ad essere presa in giro dai soliti noti. La nostra gente sa benissimo chi sono questi, che farebbero meglio a badare agli affari loro, e senza tanto almanaccare, ad evitare di occuparsi della cosa pubblica e ad ergersi quali salvatori della patria: ruolo che non gli si addice affatto, anzi che cucito loro addosso, assume una connotazione ridicola.
                                                                                                Il Giaguaro di Tebe

venerdì 16 luglio 2010

LA FRECCIA Multimediale.



(immaginaria lettera mai spedita da un elettore ad un eletto in un qualsiasi partito di maggioranza, precisando che il destinatario della presente non esiste nella realtà, ne è definito il luogo e il tempo, pertanto tutto è solo frutto della fantasia di chi scrive. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.).
Caro Amico,
sono lieto di ComunicarLe d' aver mantenuto la mia promessa: alle ultime elezioni amministrative ho votato per Lei.
Mi consenta, ora, di SpiegarLE le ragioni che mi hanno indotto a votare così onninamente per Lei.
Da quando la conosco Lei, o meglio chi per Lei ha dimostrato di possedere una rara, superba coerenza, nel stare sempre sopra il carro vincente. Quanti hanno avuto il piacere di conoscerla hanno potuto notare un profondo attaccamento alla sua primigenia arretratezza culturale, alimentata da un divertito disprezzo per chi ha commesso l'imperdonabile leggerezza di sfogliare, in vita sua, qualche migliaio di libri.
Non sarebbe nel giusto, però, e denoterebbe un taglio mentale estremamente fazioso, chi derivasse, da questi rapidi appunti sulla Sua personalità, un'errata opinione sui titoli ufficiali che Ella detiene: come se anche Lei, caro Amico, non avesse ghermito, a suo tempo, una licenza liceale, né successivamente agguantato una laurea. In una parola sbaglierebbe irreparabilmente colui che si astenesse dal salutarla, o dall'invocarla col titolo di dottore. In un Paese di “dottori” come il nostro, sarebbe quasi un volerLe togliere la nazionalità o il diritto di cittadinanza.
Altro errore, sarebbe poi quello di considerarLa uno sprovveduto integrale, un incapace affetto da indomabili tare lombrosiane. Niente di più falso, perché anche Lei, come tanti, soggiace spesso ai Suoi bravi attacchi d'intelligenza provvisoria. In quei rari momenti, Lei si mette a tremare e, preso dalla febbre terzana, viene travolto dallo sforzo di trovare le parole per farsi valere. Quando riesce a trovarne qualcuna la esce di bocca con una foga tale da fare seriamente temere per la stabilità dei Suoi incisivi e canini. Stremato da tali infarti intellettuali, Lei si fa alla fine un impacco di idiozia e riacquista così la minacciata salute.
A mio avviso sbaglia chi l'accusa anche d'infantilismo. Perché ci sono vari modi dell'infantilismo e Lei ha maturato il suo: che ora è un infantilismo adulto, porta i pantaloni lunghi e, soprattutto, ha trovato un ruolo politico importante. Lei prima aveva delle istanze un pò vaghe. Ora si e messo, pardon le hanno messo, addosso un ruolo che assomiglia a quei vestiti che si comperano belli e confezionati, sbagliando la misura, e perciò Le va un po' largo, Le balla avanti e dietro, La fa sembrare un trapano.
A questo punto, caro Amico, mi consenta di concludere. In questa breve lettera, vede, io ho cercato di spiegarLe le regioni per cui Le ho dato il mio voto, e tali ragioni non sono ancora venute alla luce. Eccole alfine. Quasi sempre, quando un elettore, dà il proprio voto a qualcuno, conosce assai male il candidato prescelto. Di solito si affida, con una sorta di bruto sanfedismo, a quei motivi apolegetici, un pò troppo vaghi e generici, che ogni candidato sa bene o male creare intorno a se stesso. Per modo che, l'elettore si reca alle urne servendosi di una specie di agiografia fornitagli da quegli stessi che ne mendicano il voto. Vota, ripeto, conoscendo assai poco, o malissimo, la persona alla quale concede la cosiddetta preferenza.
Io, invece, posso dire con orgoglio d'aver votato per Lei, perché La conoscevo benissimo. Ho voluto influenzare, con il mio voto il suo destino, poiché un uomo come Lei, un intelligentone come Lei, alla luce e meno pericoloso che all'ombra: consideri dunque il mio voto, La prego come uno di quegli ortaggi che si lanciavano agli attori mediocri che calcavano i palcoscenici dei teatri sgangherati di provincia e che non avevano la capacità né di fare ridere e né di fare piangere.
Un suo immaginario elettore

sabato 10 luglio 2010

L'ESPERTO.


Prendiamo un tipo qualunque di politico sempre abbarbicato sul carro del vincitore, osserviamolo da vicino: di dove viene?, chi e? cosa fa? chi l’ha scelto? come è arrivato ad occupare cariche elettive?
A cercare bene si scopre un individuo modesto, magari un piccolo impiegato o un principiante dell’arte di arrangiarsi, che da anni cercava di farsi strada, di attirare su di sé l’attenzione per uscire dall’ombra grigia di una vita minuta. Egli si affannava a salutare questo o quello, distribuire dolciumi a parenti ed amici, regalare piante e fiori ai conoscenti. E, come meglio poteva, stava al corrente dell’ideologia in voga: ora imparava una parola nuova, ora un’altra, per infilarla nei suoi discorsi. Dagli oggi, dagli domani, riusciva finalmente ad entrare nelle grazie dell’altissimo.
Il più era fatto: ora gli toccava servire la causa con zelo e furbizia.
Cosa rappresentava nella sua piccola città di provincia quel piccolo impiegato? Nulla. Egli era uno dei tanti postulanti al seguito del potente di turno; non aveva fatto nulla di particolare; aveva conseguito un modesto diploma di scuola media superiore; aveva letto il giornale ogni mattina; era stato in villeggiatura qualche volta e conosceva forse qualche parola d’inglese.
Poi finalmente, durante un banchetto era riuscito a sedere alla destra del senatore. A quel senatore piacevano molto i funghi di ferla; ne aveva parlato a tavola. All’indomani, il nostro personaggio gliene spediva un paniere, unendovi un biglietto che, Dio solo sa quanta fatica gli era costato a scriverlo. Da quei funghi era nata una salda amicizia che aveva dato i suoi frutti. Ecco tutto.
Se cerchiamo nella vita di questo modesto impiegato altri meriti, non li troviamo. Ma da tempo egli è un politico importante. Ed è anche un esperto, un esperto in agraria, per via di quei famosi funghi.
                                                                                                     Rosso di Sera

giovedì 8 luglio 2010

ELETTO IL COORDINAMENTO PROVINCIALE DI CATANIA

Giovedì 01 Luglio, presso la sede provinciale di Catania, si è insediato il nuovo coordinamento provinciale di Italia dei Valori, che risulta così composto:
Segretario Provinciale: – Silvio Di Napoli (3880445445);
Coordinamento Provinciale:
Piero Proietto; – Vincenzo Paternò; – Francesco Tomasello; – Antonino Rosselli; – Giuseppe Guglielmino; – Filadelfo Aristodemo; – Domenico Fazio; – Michele Barbuscia; – Giuseppe Russo; – Angelo Palumbo; – Ignazio Di Martino; – Giuseppe La Torre; – Giuseppe Scalisi; – Paolo Rizza; – Michele Barbagallo; – Andrea Bonardi; – Giuseppina De Gaetani; – Giovanni Grasso.
Nel corso della riunione dopo avere esaminato la situazione politica nel territorio provinciale ed avere manifestato solidarietà nei confronti del grave atto di barbarie commesso accidentalmente nei confronti della studentessa universitaria Laura Salafia, si è stabilito di avviare un confronto ed un dialogo costruttivo con i cittadini, con le varie associazioni di volontariato, con i partiti del centro-sinistra e tutte le forze sociali e sindacali, per una azione sinergica e comune.
Di sollecitare, in particolare, l’Amministrazione ad intervenire concretamente, nei confronti: delle associazioni di volontariato rimaste da molto tempo senza alcun sostegno economico proveniente dalla P.A..; di verificare se vi è inosservanza degli obblighi scolastici; di avere ed attuare una politica inclusiva e di garanzia nei confronti degli immigrati,soprattutto in ambito sanitario;di intervenire nelle politiche sociali, del lavoro ed economiche.

ALLEGRO BILANCIO.


Che una classe politica sia inutile e insignificante è già grave, ma che sia pure dannosa o pericolosa per i cittadini che l'hanno eletta è veramente inquietante.
Orribile lo spettacolo messo in scena nell'occasione dell'approvazione del bilancio comunale, ove chiunque, senza essere un esperto contabile, si è reso conto dell'enorme pasticcio confezionato.
Un bilancio che sembra uscito dalle mani del mago Zurlì, il quale munito di bacchetta magica mette tutti i numerini al suo posto e quando questi non quadrano entra in gioco la finanza creativa.
Bella cosa la fantasia dei nostri amministratori, che si inventano un canone di locazione, dovuto dai salesiani, per l'affitto del San Basilio.
Sulla base di un semplice richiesta il nostro baldo Sindaco inserisce in bilancio una somma pari a duecentomila euro circa; evidentemente avrà avuto assicurazioni che l'esborso ci sarà: perché diversamente dovrebbe subito iniziare una procedura giudiziaria per il recupero. Ma un recupero sulla base di che cosa? esiste forse un contratto di affitto? No; esiste solo un convenzione più vecchia del cucco, stipulata illo tempore tra i primi salesiani sbarcati a Randazzo nel 1875 e il sindaco dell'epoca. Ed allora va da sé che qualsiasi azione giudiziaria sortirebbe l'unico effetto di causare lo scherno e l'ilarità del soggetto giudicante.
La nostra giunta, poi, raggiunge il ridicolo, quando inserisce in bilancio il recupero dell'evasione sulla TARSU, e qui si è veramente fantozziani. Perché si asserisce che a seguito di incarico, ben retribuito, dato ai dei grandi professionisti, questi con la semplice consultazione degli atti catastali, sarebbero in condizione di recuperare l'evasione: chi sa di catasto può veramente scompisciarsi dalle risate.
Figurarsi non vi è documentazione meno attendibile e lacunosa di quella catastale, ove ad esempio mancano tutte le planimetrie delle costruzioni realizzate prima del 1946: tanto è vero che nella finanziaria 2010 è stata introdotta una norma, per la quale le transazioni aventi ad oggetto immobili urbani, devono riportare, a pena di nullità, gli estremi della planimetria catastale. Ma poi non era stato fatto un completo censimento, attraverso la misurazione casa per casa, nel 1993. E tutti gli immobili realizzati dopo il 1993 non dovrebbero essere assentiti sulla base di un regolare progetto e conseguente concessione edilizia?
Ed essendo, quindi, i progetti necessariamente depositati in comune, non si capisce quale difficoltà possa sorgere nell'incrociare i dati tra ufficio tecnico e ufficio tasse.
Sorge spontanea la domanda: stante cosi le cose, questo incarico a cosa serve? ed è semplice la risposta a poco, tranne a far tirare fuori dalle già povere casse del comune del denaro; salvo poi dire ai cittadini, che si rivolgono per qualche necessità, “non ci su sordi”.
In ogni caso si pensa di risollevare le finanze del comune facendo pagare agli utilizzatori dello scuolabus, una piccola tassa di dieci euro, tanto cosa vuoi che sia, considerato che le famiglie randazzesi nuotano nell'oro, una piccola tassa in più non fa mai male.
Fosse avvenuto una sola volta che i nostri amministratori avessero, prendendo atto delle difficoltà, deciso di rinunciare all'indennità o ridurla notevolmente. O ragazzi non scherziamo con le cose serie, se si riduce l'indennità o la si elimina un amministratore in comune che ci va a fare?
                                                                                                                     Rasputin