giovedì 5 agosto 2010

LA NAUSEA ci salverà!

Come ormai di consueto, al manifesto murale delle opposizioni, ha fatto da contraltare la risposta televisiva del signor Sindaco.
Ora non intendo soffermarmi sulla parte centrale del suo discorso, perché lo reputo uno squallido e noioso meccano retorico, un'arida elencazione, una ripetizione delle stesse situazioni, delle stesse posizioni, delle stesse povere cose di poco conto. Ascoltare quelle parole non ci entusiasma più di quanto può entusiasmarci leggere un libro di matematica o di astronomia.
Oserei affermare che è stato più concreto e propositivo il coordinatore dell'Mpa, presente in contemporanea su un altro canale, che sia pur tra mille difficoltà lessicali, ha esposto fatti interessanti e significativi.
Confesso che ho preferito l'incedere incerto ma concreto del signor D'Amico. E nulla importa se il lessico non era elegante o forbito: ma era preciso. Non sempre è utile un linguaggio ammantato di retorica superflua ed inconcludente. Un linguaggio vago, equivoco, che si presta ad incerte promesse e assicurazioni fallaci, senza impegnare l'oratore.
Il nostro signor Sindaco sembra vicinissimo alla saturazione. Non sa più che cosa dire. Il tentativo continuo di spandere ottimismo e di dare per certe realizzazioni difficili, è un campo molto arato e prossimo ad esaurire i suoi frutti. Le sue parole si sono ridotte a tenaglie che afferrano il vuoto. Producendo una favolosa mistificazione, un gonfiamento e una ampollosità del linguaggio, divenuto una realtà a se stante che costituisce un mondo fittizio, un castello di nebbia dal quale il cittadino sembra non poter sfuggire: ma la nebbia presto si diraderà, spazzata via dall'incapacità dei nostri amministratori, resa ormai evidente a tutti.
In ogni modo, riferendoci all'ultima parte dell'intervista del signor Sindaco, là dove gli viene chiesto, se i suoi molti incarichi sottraggono tempo all'attività amministrativa: egli ci rassicura sostenendo che quelli non costituiscono un motivo di distrazione.
E qui mi pare giusto spiegare la nostra posizione. Noi riteniamo che il problema non è la quantità  di tempo impiegato nell'esercizio delle funzioni amministrative, ma è proprio una totale mancanza di capacità. Potrebbe il signor Sindaco applicarsi anche la notte, i risultati sarebbero sempre gli stessi: perché egli, a nostro giudizio, come amministratore non è granché.
Pertanto il coacervo dei molteplici incarichi, è criticato non perché impegna il tempo del Sindaco, ma per le tante indennità che gli consente di intascare. Adesso sgombriamo il campo da un equivoco marginale, tutto ciò che intasca è perfettamente legale, ma è egualmente corretto dal punto di vista morale?
E' questa la questione centrale. Non sarebbe moralmente giusto rinunciare all'indennità percepita dal Comune, dando così un segnale di grande probità alla città?
Siamo certi che questo dire per i nostri amministratori, è come rigirare il fatidico dito nella piaga, perché nessuno di loro sarebbe disposto a rinunciare all'indennità, e di questo siamo pienamente convinti: non solo noi, ma anche tutti i cittadini.
In questi tempi di grave crisi economica, molti randazzesi versano in condizioni di seria difficoltà.  Ed allora perché non utilizzare le indennità degli amministratori, i quali hanno tutti già di che vivere, per aiutare i cittadini che si trovano in condizioni di bisogno?
Noi sappiamo quale sensazione provano quelli che non riescono ad arrivare alla fine del mese, non sappiamo invece, ma la immaginiamo, la sensazione che prova il signor Sindaco, quando a fine mese si ritrova con il portafogli ripieno di bei bigliettoni.
Se tutto questo è vero, e non è una nostra pura invenzione, prima o poi la noia dovrà trasformarsi in nausea, ed allora forse ritroveremmo la via smarrita.
                                                                                                       Rasputin



domenica 1 agosto 2010

I POMPIERI DI VIGGIU'.


Per volere del visconte, su parere del barone
han fondato la sezione dei pompieri di Viggiù
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
poi a spese del marchese han comprato le divise
con feluche a larghe tese e i pennacchi rossi e blu
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
indi a scopo addestrativo il paese hanno incendiato
il reparto si è schierato e ha gridato: "Hip, hip urrà!"

Viva qua, viva là, viva su e viva giù
viva i pompieri di Viggiù
che quando passano i cuori infiammano
viva i pennacchi rossi e blu
viva le pompe dei pompieri di Viggiù.

Affrontarono l'incendio con le pompe verso sera
però l'acqua ahimè non c'era per potere funzionar
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
però il capo ebbe un'idea veramente peregrina
caricò con la benzina tutti quanti gli estintor
pompa qua, pompa là, pompa su e pompa giù
ed in meno di un secondo nel villaggio già bruciato
tutto in fumo se n'è andato il plotone dei pompier.

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Chi esce dai supermercati e percorre la via secondaria che conduce alle case popolari, si trova difronte un palazzetto nuovo di zecca, con in cima un'autorevole insegna con scritto sopra: “Corpo dei Vigili del Fuoco di Randazzo”. Ma tu guarda che imponenza, che importanza: un intero Corpo di Vigili del Fuoco, tutto per noi; bravi i nostri amministratori, grazie!, grazie di cuore!. Finalmente un'opera importante: una conquista significativa per la città.
Poi ti capita una sera facendo zapping di imbatterti in una seduta del Consiglio Comunale, aspetta dice il mio amico, non cambiare vediamo di cosa parlano.
Pensate un po' l'argomento era la nuova caserma dei pompieri, quel bel palazzetto posto all'ingresso della città: incuriositi ci siamo soffermati ad ascoltare. Non lo avessimo mai fatto! Sorvolando sull'ormai consueto vilipendio nei confronti della lingua italiana, che è da lavori forzati; per il resto non si capiva nulla; una confusione di carte, missive, di domande poste agli amministratori seguite da un non ricordo, alcune inutili disquisizioni tecniche incomprensibili: il tutto per dire che il palazzetto resterà disabitato, solingo, ignorato e fra qualche anno cadente. In sintesi per una vicenda incomprensibile, di lavori fatti male, di collaudi non eseguiti: del Corpo dei Vigili del Fuoco resterà solo l'insegna posta sulla facciata del palazzetto.
Da quella assurda bagarre consiliare, abbiamo compreso che la costruzione non è utilizzabile: perché non sicura. In particolare le vetrate non sarebbero in grado di reggere l'accumularsi di grandi quantità di neve.
Ora, almeno che non torni una nuova fase di glaciazione, è assai improbabile che nei prossimi inverni verremmo ricoperti da abbondanti nevicate. L'esperienza di quest'ultimo trentennio ci dice che dal lontano 1981 non si ricordano più nevicate abbondanti, perché gli eventi atmosferici, ormai da tempo, sono irrimediabilmente mutati: e poi questi vetri sono proprio così fragili. Mah! sarà, certo è che la cosa ci lascia molto perplessi.
Evidentemente chi era preposto ai controlli non ha fatto il suo dovere, tant'é che qualche consigliere dell'opposizione ha promesso di rivolgersi alla procura della Corte dei Conti, vedremmo se son rose.....
Ma al di là delle parole, delle carte disordinate, dell'incomprensibile linguaggio tecnico, resta la sensazione che, come in tutte le cose che riguardano la nostra città, ci sia una zona grigia. Alimentata dai tanti interrogativi rimasti senza risposta: perché si costruisce un palazzo per gli uffici giudiziari e poi questi finiscono a Bronte?; perché la Regione Siciliana spende un milione e settecentomila euro per la caserma dei pompieri, quando vi è già un distaccamento di volontari a Maletto?
Ecco la zona grigia: quello che non si dice, quello che non si riesce a comprendere.
E se gli accennati problemi tecnico-burocratici, inerenti alla costruzione, fossero una buona ragione per non turbare gli equilibri politici di una zona che è in mano al PDL?
Certo, se entrasse in funzione il Corpo dei Vigili del Fuoco di Randazzo, che senso avrebbe mantenere quello, se pur costituito da volontari, di stanza in Maletto?
Tutta dietrologia forse inutile, ma il sospetto non verrà mai dipanato, se non avremmo prima disarcionato la quinta colonna firrarelliana. I proditori, che somministrano giornalmente alla nostra martoriata città una dose piccola, quasi impercettibile, di cicuta, che mina lentamente il corpo già indebolito di una realtà sociale da tempo gravemente compromessa.
Quelli che pensano solo a raggranellare incarichi personali produttivi di laute indennità, salvo poi essere sempre servizievoli e accondiscendenti con il loro principale.
Tutto questo è oggi la politica randazzese, fatta di personaggi che hanno fatto della nostra città un sobborgo sub-urbano di Bronte, una sorta di villaggio a sovranità limitata, dipendente in tutto e per tutto da un centro decisionale comprensoriale diretto dall'innominato.
A noi non resta che gaiamente consolarci con il motivetto di cui sopra, con l' unica differenza che a Viggiù c'è quello che noi non avremmo mai: il corpo dei pompieri.
                                                                                                        Rasputin

venerdì 30 luglio 2010

SUPERMAN


Una colossale meteora sta per abbattersi sulle nostre case, che andranno presumibilmente in frantumi. Il popolo randazzese implora “Salvaci Nembo Kid!”. Superman o meglio l'uomo di Acciaio si libra negli spazi, aggredisce la meteora, la polverizza a pugni e testate.
Un'agguerrita banda di fuorilegge rapina una banca. Molti cittadini urlano: “Salva i nostri risparmi Nembo Kid!”. L'Uomo di Acciaio lascia che i malviventi effettuino il colpo e fuggano, poi in contrada “Ciaramella” li raggiunge in picchiata, solleva l'auto tra le mani e porta il tutto in galera, auto compresa.
Si sviluppa un grande incendio che minaccia la città, subito l'Uomo di Acciaio entra in azione con un'enorme cisterna raccoglie tutta l'acqua del fiume e la riversa sul fuoco: l'incendio è domato.
“Grazie Nembo!” tuonano tutti i cittadini.
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Nembo Kid o Superman è il Forte, l'Invulnerabile, il Buono, il Giusto. Egli proviene da un pianeta perduto Krypton. Vive a Randazzo, ma non si è mai rivelato, possiede una sua vita segreta. Quando non è Nembo Kid, è il bravissimo Ernesto Alfonso. I cittadini ovviamente ignorano che Nembo Kid e Ernesto Alfonso sono la stessa persona.
Oltre a una vita segreta, Nembo Kid possiede i seguenti requisiti: supervista a raggi X; superudito; superfiato; velocità supersonica, difatti può volare in un secondo dal monte “Spagnolo” al monte “Colla”; eccezionale muscolatura che gli consente di sollevare pesi enormi, di spostare montagne, corsi d'acqua e via dicendo.
I suoi nemici sono i Cattivi in genere, e in particolare tutti gli uomini di sinistra; sopratutto quelli dell'Italia dei Valori, specie il diabolico Rasputin e poi altri cattivi di minor conto.
I suoi Amici sono: i buoni, gli umili, i prudenti servitori, i devoti ammiratori, i mansueti, i privi di senso critico, i signorsi perenni, gli adulatori delle divinità brontesi e poi ancora i timidi, gli analfabeti, gli asini sapienti: tutti quelli insomma che costituiscono il nucleo vivo e operante dei verbo berlusconiano.
Quando i cittadini urlano “Salvaci Nembo; aiutaci Nembo”, Lui non batte ciglio e immediatamente si libra come una umanitaria farfalla nel vuoto degli spazi, a seconda dei casi.
“Grazie Nembo”, tuonano i cittadini in coro, a cose fatte. E lui il superuomo, il profugo di Krypton, la salvezza della città, sfugge ovviamente ai ringraziamenti e alle proposte della cittadinanza, di posare per una Statua da collocare in piazza Loreto, nella stupenda bambinopoli.
C'è un po' di Rousseau, in Lui; c'è un bon sauvage dotato di vista telescopica e di supertutto; un bon sauvage, che riceve al giorno decine di lettere, da parte di cittadini, giovani e adulti, travolti dalle sue eccezionali avventure. Buon segno: Perché Nembo Kid è il Bene Assoluto, e basterebbe la sua faccia a provarlo.
Nembo Kid possiede una faccia assai espressiva. La sua fronte è spaziosa, sintomo di intelligenza sovrumana, lo spessore delle mandibole è notevole. Quando entra in azione, l'Uomo di Acciaio indossa un completo azzurro berlusconiano, come una pelle sovrapposta, calzari scarlatti fino a metà gamba ; una mantellina gli sventola sulle spalle: quanto basta ad eccitare la fantasia.
Nei panni di Ernesto Alfonso, Nembo ha invece un aspetto ordinario, “mite”; porta gli occhiali e somiglia a un qualunque cittadino. Ci siamo: il successo del personaggio è qui. Tanti cittadini sognano di essere Lui: volare, cioè librasi nello spazio. La volontà di potenza. Il Super Integrale.
La presenza di un siffatto Eroe-Protettore, rende superfluo qualsiasi altro organo di protezione o sicurezza; ed allora perché disperarsi se non potremmo avere mai la caserma dei vigili del fuoco? Abbiamo Lui il Super Eroe che vigila sulla città ventiquattr'ore su ventiquattro.
Basta invocare nei momenti di pericolo: “Aiutaci, Nembo; salvaci Nembo Kid!” e tutto viene risolto dall'invulnerabile Eroe-Protettore.
Da notare però che Nembo Kid è un oriundo perché proviene o non proviene da Krypton; ed allora il rischio è che potremmo perderlo se solo osassimo mandarlo a quel paese.
                                                                                                          Rosso di Sera

sabato 24 luglio 2010

IL TEATRINO PARROCCHIALE.


Sul quotidiano la Sicilia di giovedì 22 luglio 2010, alla pagina 41, venne pubblicato un articoletto dal titolo: Città più pulita e costi minori. Specificando nell'occhiello: Randazzo vertice in Comune con Joniambiente.
Nel corpo dell'articolo il cronista riportava di un incontro tra il sindaco di Randazzo Ernesto Alfonso Del Campo ed il presidente dell'Ato rifiuti Joniambiente, Francesco Rubbino.
Continuava l'articolo spiegandoci che nel corso dell'incontro le illustri personalità locali avevano concordato come trovare una maggiore sinergia tra i Comuni soci. Inoltre al fine di ridurre i costi, si era stabilito di imporre il rispetto degli orari di conferimento dei rifiuti nei cassonetti e di spingere gli utenti verso la raccolta differenziata.
Tutto ottimo ed apprezzabile, un solo passaggio mi sembra essermi sfuggito, forse perché mi sarò ingannato o distratto. Ma a pensarci bene ritengo la cosa assai improbabile, stante che so ancora leggere e scrivere, e pertanto con i pochi mezzi a mia disposizione ho cercato di rimettere ordine nelle mie cognizioni al riguardo.
Per prima cosa mi sono chiesto ma non era stata messa in liquidazione questa diavoleria di inutile sovrastruttura chiamata Ato Joniambiente?. Voglio precisare che la sigla “ATO” sta per “ambito territoriale ottimale”; già perché anche la terminologia deve essere tale da non fare capire di cosa si tratta. Ed allora per indicare una di quelle invenzioni geniali, da far pesare sulle finanze dei cittadini, con il fine primario di garantire poltrone agli amici degli amici: si conia una denominazione, che anche dal punto di vista linguistico e semantico appare quanto meno infelice. Un'astrusa dicitura, che poi tradotta in termini comprensibili, vuole indicare semplicemente un ente che raccoglie e smaltisce la mondezza.
Ora non mi soffermo sulla lievitazione dei costi enormi che questi enti hanno comportato, perché tutti i cittadini se ne sono resi conto nell'istante in cui hanno avuto consegnata la cartella esattoriale per la riscossione del tributo detto TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani). Per dirla in breve, le bollette astronomiche che ci sono state recapitate in questi ultimi anni sono da addebitare a questi nuovi carrozzoni: veri e poderosi frantumatori di pubblico denaro.
Ma ritorniamo al nostro caso, e per capire meglio siamo andanti a ritroso fino a qualche mese fa; quando su diversi quotidiani appariva la seguente notizia: il 6 maggio (2010) mattina si è svolta l'assemblea dei soci per la messa in liquidazione della società Ato Joniambiente, come previsto dalla legge di riforma regionale sugli Ato, approvata all'Ars.
L'assemblea all'unanimità ha deciso di sciogliere la società e nominare i tre commissari liquidatori confermando, in tale ruolo, i tre consiglieri uscenti: Francesco Rubbino, Antonello Caruso e Giuseppe Cardillo.
In altro loco troviamo la medesima notizia il cui tenore è il seguente: Ieri 6 maggio si è svolta l’assemblea dei soci per la messa in liquidazione della società Ato Joniambiente come previsto dalla Legge di Riforma regionale sugli Ato approvata all’Ars. L’assemblea, all’unanimità ha deciso di sciogliere la società e nominare i tre commissari liquidatori confermando, in tale ruolo, i 3 consiglieri uscenti: Francesco Rubbino, Antonello Caruso e Giuseppe Cardillo.
Se è così forse qualche precisazione va fatta: il nostro compaesano Rubbino non è più presidente, considerato che la società è stata posta in liquidazione, e pertanto non ha più né un consiglio di amministrazione e né un presidente.
Va precisato però che il comma 12 dell'articolo 19 della legge 9 del 2010 recita: Fino all'effettivo esercizio delle funzioni conferite dalla presente legge, e comunque fino al definitivo avvio del servizio di gestione integrata dei rifiuti con le modalità previste dalla presente legge ovvero fino alla soppressione delle autorità d'ambito, i soggetti già deputati alla gestione integrata del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano a svolgere le competenze loro attualmente attribuite. Tale gestione non può eccedere la durata di un anno, decorrente dalla data di entrata in vigore della presente legge.
In altre parole le vecchie società poste in liquidazione possono al massimo svolgere le primigenie istituzionali funzioni al massimo fino ad un anno dall'entrata in vigore della legge: ma possono anche cessare prima le loro funzioni nel caso in cui entrino a regime i nuovi ambiti territoriali.
Ma allora questo incontro al vertice a cosa è servito? Difficile capirlo, considerato che si sono ufficialmente e pomposamente incontrate persone che si vedono almeno tre volte al giorno. Forse si è posto in essere un incontro ufficiale per finire nella cronaca di provincia a pagina 41: al solo fine di ottenere un minimo della tanto agognata visibilità e dare un fievole segnale di esistenza. Mossa ritenuta necessaria, data l'assoluta indifferenza della popolazione nei loro confronti.
Certo è, che in un paese come il nostro dove il disagio economico dei cittadini si avverte ogni giorno di più: questi invece di porre in essere azioni di buon governo utili alla città, ci fanno assistere a squarci di recite paesane di cattivo gusto.
Come se fossimo il classico paesetto di mezza montagna, popolato da gente, nel fondo, bonaria e arguta, ma ormai, da tempo abituata ad essere presa in giro dai soliti noti. La nostra gente sa benissimo chi sono questi, che farebbero meglio a badare agli affari loro, e senza tanto almanaccare, ad evitare di occuparsi della cosa pubblica e ad ergersi quali salvatori della patria: ruolo che non gli si addice affatto, anzi che cucito loro addosso, assume una connotazione ridicola.
                                                                                                Il Giaguaro di Tebe

venerdì 16 luglio 2010

LA FRECCIA Multimediale.



(immaginaria lettera mai spedita da un elettore ad un eletto in un qualsiasi partito di maggioranza, precisando che il destinatario della presente non esiste nella realtà, ne è definito il luogo e il tempo, pertanto tutto è solo frutto della fantasia di chi scrive. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.).
Caro Amico,
sono lieto di ComunicarLe d' aver mantenuto la mia promessa: alle ultime elezioni amministrative ho votato per Lei.
Mi consenta, ora, di SpiegarLE le ragioni che mi hanno indotto a votare così onninamente per Lei.
Da quando la conosco Lei, o meglio chi per Lei ha dimostrato di possedere una rara, superba coerenza, nel stare sempre sopra il carro vincente. Quanti hanno avuto il piacere di conoscerla hanno potuto notare un profondo attaccamento alla sua primigenia arretratezza culturale, alimentata da un divertito disprezzo per chi ha commesso l'imperdonabile leggerezza di sfogliare, in vita sua, qualche migliaio di libri.
Non sarebbe nel giusto, però, e denoterebbe un taglio mentale estremamente fazioso, chi derivasse, da questi rapidi appunti sulla Sua personalità, un'errata opinione sui titoli ufficiali che Ella detiene: come se anche Lei, caro Amico, non avesse ghermito, a suo tempo, una licenza liceale, né successivamente agguantato una laurea. In una parola sbaglierebbe irreparabilmente colui che si astenesse dal salutarla, o dall'invocarla col titolo di dottore. In un Paese di “dottori” come il nostro, sarebbe quasi un volerLe togliere la nazionalità o il diritto di cittadinanza.
Altro errore, sarebbe poi quello di considerarLa uno sprovveduto integrale, un incapace affetto da indomabili tare lombrosiane. Niente di più falso, perché anche Lei, come tanti, soggiace spesso ai Suoi bravi attacchi d'intelligenza provvisoria. In quei rari momenti, Lei si mette a tremare e, preso dalla febbre terzana, viene travolto dallo sforzo di trovare le parole per farsi valere. Quando riesce a trovarne qualcuna la esce di bocca con una foga tale da fare seriamente temere per la stabilità dei Suoi incisivi e canini. Stremato da tali infarti intellettuali, Lei si fa alla fine un impacco di idiozia e riacquista così la minacciata salute.
A mio avviso sbaglia chi l'accusa anche d'infantilismo. Perché ci sono vari modi dell'infantilismo e Lei ha maturato il suo: che ora è un infantilismo adulto, porta i pantaloni lunghi e, soprattutto, ha trovato un ruolo politico importante. Lei prima aveva delle istanze un pò vaghe. Ora si e messo, pardon le hanno messo, addosso un ruolo che assomiglia a quei vestiti che si comperano belli e confezionati, sbagliando la misura, e perciò Le va un po' largo, Le balla avanti e dietro, La fa sembrare un trapano.
A questo punto, caro Amico, mi consenta di concludere. In questa breve lettera, vede, io ho cercato di spiegarLe le regioni per cui Le ho dato il mio voto, e tali ragioni non sono ancora venute alla luce. Eccole alfine. Quasi sempre, quando un elettore, dà il proprio voto a qualcuno, conosce assai male il candidato prescelto. Di solito si affida, con una sorta di bruto sanfedismo, a quei motivi apolegetici, un pò troppo vaghi e generici, che ogni candidato sa bene o male creare intorno a se stesso. Per modo che, l'elettore si reca alle urne servendosi di una specie di agiografia fornitagli da quegli stessi che ne mendicano il voto. Vota, ripeto, conoscendo assai poco, o malissimo, la persona alla quale concede la cosiddetta preferenza.
Io, invece, posso dire con orgoglio d'aver votato per Lei, perché La conoscevo benissimo. Ho voluto influenzare, con il mio voto il suo destino, poiché un uomo come Lei, un intelligentone come Lei, alla luce e meno pericoloso che all'ombra: consideri dunque il mio voto, La prego come uno di quegli ortaggi che si lanciavano agli attori mediocri che calcavano i palcoscenici dei teatri sgangherati di provincia e che non avevano la capacità né di fare ridere e né di fare piangere.
Un suo immaginario elettore

sabato 10 luglio 2010

L'ESPERTO.


Prendiamo un tipo qualunque di politico sempre abbarbicato sul carro del vincitore, osserviamolo da vicino: di dove viene?, chi e? cosa fa? chi l’ha scelto? come è arrivato ad occupare cariche elettive?
A cercare bene si scopre un individuo modesto, magari un piccolo impiegato o un principiante dell’arte di arrangiarsi, che da anni cercava di farsi strada, di attirare su di sé l’attenzione per uscire dall’ombra grigia di una vita minuta. Egli si affannava a salutare questo o quello, distribuire dolciumi a parenti ed amici, regalare piante e fiori ai conoscenti. E, come meglio poteva, stava al corrente dell’ideologia in voga: ora imparava una parola nuova, ora un’altra, per infilarla nei suoi discorsi. Dagli oggi, dagli domani, riusciva finalmente ad entrare nelle grazie dell’altissimo.
Il più era fatto: ora gli toccava servire la causa con zelo e furbizia.
Cosa rappresentava nella sua piccola città di provincia quel piccolo impiegato? Nulla. Egli era uno dei tanti postulanti al seguito del potente di turno; non aveva fatto nulla di particolare; aveva conseguito un modesto diploma di scuola media superiore; aveva letto il giornale ogni mattina; era stato in villeggiatura qualche volta e conosceva forse qualche parola d’inglese.
Poi finalmente, durante un banchetto era riuscito a sedere alla destra del senatore. A quel senatore piacevano molto i funghi di ferla; ne aveva parlato a tavola. All’indomani, il nostro personaggio gliene spediva un paniere, unendovi un biglietto che, Dio solo sa quanta fatica gli era costato a scriverlo. Da quei funghi era nata una salda amicizia che aveva dato i suoi frutti. Ecco tutto.
Se cerchiamo nella vita di questo modesto impiegato altri meriti, non li troviamo. Ma da tempo egli è un politico importante. Ed è anche un esperto, un esperto in agraria, per via di quei famosi funghi.
                                                                                                     Rosso di Sera

giovedì 8 luglio 2010

ELETTO IL COORDINAMENTO PROVINCIALE DI CATANIA

Giovedì 01 Luglio, presso la sede provinciale di Catania, si è insediato il nuovo coordinamento provinciale di Italia dei Valori, che risulta così composto:
Segretario Provinciale: – Silvio Di Napoli (3880445445);
Coordinamento Provinciale:
Piero Proietto; – Vincenzo Paternò; – Francesco Tomasello; – Antonino Rosselli; – Giuseppe Guglielmino; – Filadelfo Aristodemo; – Domenico Fazio; – Michele Barbuscia; – Giuseppe Russo; – Angelo Palumbo; – Ignazio Di Martino; – Giuseppe La Torre; – Giuseppe Scalisi; – Paolo Rizza; – Michele Barbagallo; – Andrea Bonardi; – Giuseppina De Gaetani; – Giovanni Grasso.
Nel corso della riunione dopo avere esaminato la situazione politica nel territorio provinciale ed avere manifestato solidarietà nei confronti del grave atto di barbarie commesso accidentalmente nei confronti della studentessa universitaria Laura Salafia, si è stabilito di avviare un confronto ed un dialogo costruttivo con i cittadini, con le varie associazioni di volontariato, con i partiti del centro-sinistra e tutte le forze sociali e sindacali, per una azione sinergica e comune.
Di sollecitare, in particolare, l’Amministrazione ad intervenire concretamente, nei confronti: delle associazioni di volontariato rimaste da molto tempo senza alcun sostegno economico proveniente dalla P.A..; di verificare se vi è inosservanza degli obblighi scolastici; di avere ed attuare una politica inclusiva e di garanzia nei confronti degli immigrati,soprattutto in ambito sanitario;di intervenire nelle politiche sociali, del lavoro ed economiche.

ALLEGRO BILANCIO.


Che una classe politica sia inutile e insignificante è già grave, ma che sia pure dannosa o pericolosa per i cittadini che l'hanno eletta è veramente inquietante.
Orribile lo spettacolo messo in scena nell'occasione dell'approvazione del bilancio comunale, ove chiunque, senza essere un esperto contabile, si è reso conto dell'enorme pasticcio confezionato.
Un bilancio che sembra uscito dalle mani del mago Zurlì, il quale munito di bacchetta magica mette tutti i numerini al suo posto e quando questi non quadrano entra in gioco la finanza creativa.
Bella cosa la fantasia dei nostri amministratori, che si inventano un canone di locazione, dovuto dai salesiani, per l'affitto del San Basilio.
Sulla base di un semplice richiesta il nostro baldo Sindaco inserisce in bilancio una somma pari a duecentomila euro circa; evidentemente avrà avuto assicurazioni che l'esborso ci sarà: perché diversamente dovrebbe subito iniziare una procedura giudiziaria per il recupero. Ma un recupero sulla base di che cosa? esiste forse un contratto di affitto? No; esiste solo un convenzione più vecchia del cucco, stipulata illo tempore tra i primi salesiani sbarcati a Randazzo nel 1875 e il sindaco dell'epoca. Ed allora va da sé che qualsiasi azione giudiziaria sortirebbe l'unico effetto di causare lo scherno e l'ilarità del soggetto giudicante.
La nostra giunta, poi, raggiunge il ridicolo, quando inserisce in bilancio il recupero dell'evasione sulla TARSU, e qui si è veramente fantozziani. Perché si asserisce che a seguito di incarico, ben retribuito, dato ai dei grandi professionisti, questi con la semplice consultazione degli atti catastali, sarebbero in condizione di recuperare l'evasione: chi sa di catasto può veramente scompisciarsi dalle risate.
Figurarsi non vi è documentazione meno attendibile e lacunosa di quella catastale, ove ad esempio mancano tutte le planimetrie delle costruzioni realizzate prima del 1946: tanto è vero che nella finanziaria 2010 è stata introdotta una norma, per la quale le transazioni aventi ad oggetto immobili urbani, devono riportare, a pena di nullità, gli estremi della planimetria catastale. Ma poi non era stato fatto un completo censimento, attraverso la misurazione casa per casa, nel 1993. E tutti gli immobili realizzati dopo il 1993 non dovrebbero essere assentiti sulla base di un regolare progetto e conseguente concessione edilizia?
Ed essendo, quindi, i progetti necessariamente depositati in comune, non si capisce quale difficoltà possa sorgere nell'incrociare i dati tra ufficio tecnico e ufficio tasse.
Sorge spontanea la domanda: stante cosi le cose, questo incarico a cosa serve? ed è semplice la risposta a poco, tranne a far tirare fuori dalle già povere casse del comune del denaro; salvo poi dire ai cittadini, che si rivolgono per qualche necessità, “non ci su sordi”.
In ogni caso si pensa di risollevare le finanze del comune facendo pagare agli utilizzatori dello scuolabus, una piccola tassa di dieci euro, tanto cosa vuoi che sia, considerato che le famiglie randazzesi nuotano nell'oro, una piccola tassa in più non fa mai male.
Fosse avvenuto una sola volta che i nostri amministratori avessero, prendendo atto delle difficoltà, deciso di rinunciare all'indennità o ridurla notevolmente. O ragazzi non scherziamo con le cose serie, se si riduce l'indennità o la si elimina un amministratore in comune che ci va a fare?
                                                                                                                     Rasputin

mercoledì 2 giugno 2010

FANTASIE INDECENTI.

La fantasia del nostro primo cittadino è davvero la sua dote più significativa. Egli infatti immagina, nella sua mente ciò che vorrebbe che fosse, e lo fa con tale intensità da non distinguere più quello che è da quello che lo stesso desidera. Un uomo di fervida immaginazione, capace di sofismi pindarici, di librarsi oltre la fisica, oltre l'ordine naturale delle cose, fino ad essere quasi metafisico. E lo si capisce leggendo a pagina 28 di un depliant illustrativo intitolato “u sicilianu”, distribuito in questi giorni in paese. In tale opuscolo sono ospitati i sindaci di alcuni paesi della zona etnea, fra i quali vi è immancabilmente anche il nostro signor Sindaco. Il quale avendo ormai acquisito la tecnica mouriniana (da Muorinho) fa un intervento apologetico ed auto incensante, nel quale presenta le linee salienti della sua attività amministrativa. E si produce in una elencazione di cose, che va sotto il titolo di “Travagghi nichi” e non “Opere importanti”, che assomiglia tanto al famoso aforisma “non fiori ma opere di bene”, tanto usato in occasioni luttuose, per meglio convincere gli amici e i parenti che il caro estinto, essendo di animo buono, avrebbe gradito dagli altri, in suo suffragio, quelle opere di bene, che in vita mai si sarebbe sognato di fare.
Nel primo punto della breve elencazione vi è la ripresa dei lavori del “Complesso” trecentesco di via dell'Agonia, il tutto per un importo pari ad euro 1.000.000, un opera iniziata da anni, neanche si stessero ricostruendo le due torri gemelle, chissà a quanto l'ultimazione, considerato che i lavori si svolgono a singhiozzo. Segue, poi, l'immancabile tormentone del cinema moderno: opera che in base ai proclami elettorali, a quest'ora, doveva essere già completa e fruibile. Invece il signor Sindaco ci annuncia una trionfale pubblicazione del bando per l'appalto dei lavori, quindi tutto ha ancora da venire, chi sa come e chi sa quando, forse mai. In penultima elencazione il primo cittadino cita l'opera pubblica del secolo, quella che i contemporanei paragonano ed i posteri paragoneranno alla torre Eiffel, al canale di Suez, alla grande muraglia cinese, etc. etc.; insomma una di quelle opere nate dalla combinazione tra l'ingegno ed il lavoro dell'uomo, che sono il vanto dell'umanità e cioè: la bambinopoli di piazza Loreto. Opera talmente intelligente e ingegnosa, che meriterebbe di essere dichiarata patrimonio dell'umanità o forse meglio andrebbe inserita nel prossimo film di Paolo Villaggio dal titolo: Fantozzi sindaco. Infine dulcis in fundo, una manifestazione di maestri dolciari organizzata da una associazione denominata Duciezio, di cui abbiamo già parlato.
In conclusione un misto fra cose insignificanti e cose frutto di pura fantasia, nulla più di questo, o meglio solo questo, che è il risultato dell'inutile e dannosa azione politica amministrativa del signor Sindaco e della sua Giunta.
                                                                                                           Rasputin

martedì 1 giugno 2010

L’ERBA DI CASA MIA

Non centra niente con il testo della più famosa e bella canzone degli anni “70” di Massimo Ranieri, questo invece è proprio il titolo di una delle tante “tragedie di casa nostra”.
Da quando a capo dell’Amministrazione della nostra “graziosa” città è tornato il buon Ernesto Alfonso sembra proprio che le erbacce ce l’abbiano con lui: ne compaiono ogni anno sempre di più. Ai voglia però di fare segnalazioni, tanto lui se ne infischia, del resto è in altre e ben più importanti faccende affaccendato. Che vuoi che sia un po’ di erbetta un po’ qua ed un po là. Serve anzi a ravvivare i colori e gli ambienti della città che acquistano sempre più un aspetto bucolico.
Anche l’anno scorso lo avevamo sollecitato e lui . . . prontamente, dopo qualche mese aveva provveduto, scusandosi anche e adducendo come legittima giustificazione il fatto che l’annata eccezionale, caratterizzata dalle continue piogge, aveva reso molte volte inefficace il lavoro svolto dagli addetti. Condividiamo e gliene diamo atto.
E quest’anno? Non ci sembra che ci siano state precipitazioni meteoriche così abbondanti come l’anno scorso, anzi tutt’altro. Quale scusa addurrà per lo “schifo” che è sotto gli occhi di tutti?
E l’Assessore al ramo? Ha forse dimenticato che fra le tante cose che dovrebbe fare, oltre a percepire la “giusta” indennità, c’è anche quella dell’ordinanza di servizio per la squadra manutenzione che, dal punto di vista delle attrezzature, sappiamo essere ben dotata?
Il suggerimento dell’anno scorso probabilmente non è stato ben recepito, ed allora lo ripeto: Basterebbe, nel mese di marzo, spendere poche decine di euro per l’acquisto di un’ottimo diserbante e con le attrezzature che il comune ha, irrorarlo nei posti ove sistematicamente queste erbacce attecchiscono. Si eviterebbe così lo squallido spettacolo di questi mesi, ( vedi mura di cinta, ecc. ), si renderebbe la città più accogliente e soprattutto si eviterebbero gli appunti che, proprio oggi, mi sono visto fare da cinque turisti siracusani che hanno trascorso il fine settimana nella nostra città, lodandola per la pulizia, per il patrimonio artistico e monumentale di cui è dotata, ma sorprendendosi che un problema di così semplice soluzione non venisse risolto, mortificando quanto di bello e di ottimo questa città offre.
Vorrei ricordare, altresì, al Sindaco e all’Assessore al ramo che ogni anno viene, giustamente, emanata un’ordinanza che obbliga i proprietari di orti e appezzamenti di terreno contigui all’abitato a tenerli puliti dalle erbacce per evitare incendi e quant’altro, pena salatissime multe.
Ma allora come mai il Comune non dà il buon esempio? Mi chiedo se esiste una norma che consenta ai cittadini di multare gli Amministratori ( con i loro soldi ), per le inadempienze. Se non c’è sarebbe ora che si emanasse, le cose forse andrebbero diversamente ed in meglio.
Passeggiando per la città ho notato anche che in questi ultimi mesi l’Assessore “anziano” Cav. Zingali si accompagna sempre più al Sindaco, non lo lascia un attimo, se potesse andrebbe pure a letto con lui. Vuoi vedere che ha anche assunto l’incarico di guardaspalle, spero a titolo gratuito.
Mi chiedo anche se dall’alto della sua più che ventennale esperienza politica, non abbia considerato il fatto che: anzicchè perdere tempo a passeggiare col Sindaco, desse qualche buon consiglio a quell’Armata Brancaleone dei suoi colleghi Assessori affinché si dessero una mossa per far meglio funzionare almeno ” l’ordinario” di questa città.
Se poi, oltre a raccontare chiacchiere e ad elogiare e difendere il Sindaco di turno, magari con la lacrimuccia sempre pronta a sgorgare, non è capace, come noi crediamo, di fare altro; abbia almeno il buon gusto, vista la veneranda età, di seguire l’ esempio dei suoi ex colleghi della politica che già da qualche decennio hanno passato la mano e oggi si godono la giusta e meritata pensione.
( In parole povere: ma perché non se ne va a casa? ).
                                                                      Il Marchese di Rocca Cannuccia

venerdì 30 aprile 2010

I NUOVI BARBARI.

Sono tempi difficili, ci ripetiamo continuamente e lo facciamo per cercare di esorcizzare una crisi che ha ridotto le nostre finanze al lumicino. Poi ci vengono le lacrime agli occhi quando il signor sindaco, con un atteggiamento intriso di profondo dolore, ci dice in televisione che nulla può fare per i nostri giovani a causa della crisi mondiale. Noi tutti telespettatori profondamente abbiamo condiviso quelle parole e ci siamo compenetrati nel dolore che il nostro primo cittadino ha provato nel doverle pronunciare. Un discorso pieno di pathos, convincente, fino quasi al punto di strapparci qualche lacrimuccia.
Da quelle parole nasce una ovvia considerazione: tempi di austerità, di lacrime e sangue o di pane e cicoria, che è poi la stessa cosa. Noi cittadini ci siamo veramente immedesimati ed abbiamo immaginato degli uffici comunali dove si risparmia tutto; del personale solerte che convinto della gravita del momento, se pur con scarse risorse, fa convintamente il proprio dovere. Quale immagine più idilliaca fu mai offerta alla città: i cittadini felici di non essere lasciati soli nel momento del bisogno, essendo accompagnati da una classe politica che compenetrandosi si fa carico di parte delle difficoltà del popolo. Una classe dirigente che adegua il proprio tenore di vita alle difficoltà del momento. Evviva gioisci popolo randazzese, questi uomini virtuosi soffrono e patiscono insieme a te, sono gli anfitrioni del nuovo regime di austerità, il loro esempio è luminoso, il loro essere eroico.
Ti sarebbe piaciuto cittadino randazzese!!, ma cosi non è. Perché i nostri amministratori ed i burocrati comunali, devono mantenere il loro bel tenore di vita, e se questo è corroso dall'aumento dei prezzi, bisogna subito porre rimedio. Così interviene subito il signor Sindaco, che resosi conto della difficoltà di amministratori e alti dirigenti del comune di potere sbarcare il lunario, prontamente determina cospicui aumenti. E ci sembra giusto, che chi ha un tenore di vita lo debba mantenere, a maggior ragione quando gli aumenti e le prebende sono subito concesse utilizzando denaro pubblico.
Cosi il buon Ernesto Alfonso, grande filantropo di se stesso e dei propri amici, subito dispensa premi di produzione ai dirigenti, prossimi aumenti di indennità agli amministratori; e il popolo, il popolo è bue si sa e poi è abituato a soffrire: non pregava quella tale nobile randazzese “Signiruzzu pruvirti pi cu ata pruviruto, tantu u poviru e zingnato”. E' giustamente il detto è subito preso e applicato. Ma sorge o no spontanea la domanda: la famigerata crisi descritta dal Signor Sindaco in quell'ormai famoso intervento televisivo, che destò la nostra commozione e ammirazione, per quell'uomo che ne parlava, se pur travolto suo malgrado da tale triste destino, c'è o non c'è? E' forse che la crisi si arresta davanti al portone del municipio? Sarà, certo è, che se è così, il fenomeno è inspiegabile, dovremmo ricorrere a maghi, chiromanti, medium per poterci capire qualcosa. Perché è ben strano, che l'unica isola felice sia tra le mura del municipio.
Il tutto sarebbe da riproporre in termini fantozziani e magari farci quattro risate sopra, se non fosse altro che ci sono di mezzo le tasche di noi cittadini, sempre più vuote, perché debilitate dalle numerose e gravose tasse che siamo costretti a pagare.
E di quei cittadini che si presentano al comune e si sentono ripetere un ritornello ormai scontato: “non ci su sordi”. Forse è meglio lasciare perdere.
Comunque lo avevamo detto che le orde dei barbari si erano ormai lanciate, e solo una sonora sconfitta alle prossime amministrative ne può arrestare la calata.
                                                                                                             Rasputin

giovedì 29 aprile 2010

LA SAGRA DEL DOLCE A RANDAZZO


Domenica 18 Aprile, che brutta giornata! La nebbia l’ha fatta da padrona in una città come la nostra dove, per la particolare posizione geografica, di solito non se ne vede mai. E poi ad Aprile inoltrato, veramente strana la cosa. Non sarà magari che anche la natura ed il tempo, oltre a Raffaele Lombardo, ce l’hanno con la povera Randazzo. Certo che questa è proprio una città disgraziata, oltre che sfortunata.
Disgraziata perché da diversi decenni, mi si consenta, direbbe il Berlusca, è retta da “ciabattini” travestiti da politici e da amministratori, che l’hanno ridotta allo stato in cui si trova: veramente miserando. Sfortunata certamente anche per cause esterne alla politica: ( alluvioni, disastri, invasioni barbariche e quant’altro ). Ma non sarà poi che alcuni di questi disastri ce li andiamo anche a cercare? . . Bò . . . chi lo sa.
Ma torniamo alla giornata di domenica, dove era in programma un avvenimento certamente importante dal punto di vista culturale e gastronomico: un raduno ed una degustazione preparata ed organizzata dai più bravi artigiani pasticceri provenienti da ogni parte della Sicilia, con il patrocinio della Provincia Regionale e del Comune di Randazzo, che ha messo a disposizione delle ditte partecipanti il meraviglioso Chiostro del Cinquecentesco Palazzo di Città. ( Una delle poche cose belle che ancora ci rimangono, nella speranza che il solito Senatur non tiri fuori qualche documento in cui si attesta che anche questa struttura appartiene al Comune di Bronte, magari a seguito di regolare concessione effettuata dalla . . . . tal o tal’altra amministrazione. In questa nostra benedetta città tutto può diventare possibile ).
Il tempo non ha certo favorito lo svolgersi della manifestazione che ha giustamente avuto un buon successo; sarebbe andata molto meglio se ci fosse stata una bella giornata primaverile, ma purtroppo il tempo non lo si può comandare.
Complessivamente quindi una manifestazione bella, originale e ben organizzata . . . . ma! E si qualche pecca, e non di poco conto, c’è stata. Per carità gli Organizzatori, hanno fatto ogni cosa a fin di bene, ma l’aver invitato certi . . . . personaggi che niente hanno a che fare con questo tipo di manifestazioni e che le usano solamente come passerelle personali la dice lunga.
Non abbiamo infatti capito cosa centrava la presenza dei Cavalieri “ Templari “ Siciliani che, da quanto ne sappiamo, dovrebbero occuparsi, oltre che di tagliare la testa ai Saraceni infedeli, di manifestazioni storiche, religiose, di beneficenza e non certo di quelle culinarie; a meno che anche loro, con in testa il rappresentante locale pluridecorato, non appartengano all’Associazione degli . . . . assaggiatori dolciari.
O forse sono stati invitati da qualche solerte cittadino randazzese, il quale constatando che il Sindaco e l'Amministrazione comunale di Randazzo navigano in acque procellose con i marinai ( alias Assessori ), che remando chi a destra chi a manca ci ricordano la famosa “ Barca dei Greci “, e poichè il Sindaco è rimasto solo, ha pensato bene di chiedere aiuto e soccorso a quei valorosi Cavalieri del Tempio, con il preciso compito di proteggerlo dai barbari infedeli.
Solo che questi intrepidi Guerrieri, lungo la strada che conduce a Randazzo, a causa della fitta nebbia, hanno smarrito sia le spade che i cavalli, lasciando il buon Sindaco solo e indifeso.
La stessa cosa deve essere capitata al suo . . . fido Scudiero, di cui si è notata l'assenza. La fittissima nebbia sicuramente gli ha fatto smarrire la “ retta via “.
Unica consolazione ( è il caso di dire dulcis in fundo ), il dono fatto al Sindaco da parte dei maestri pasticcieri: un Agnello Pasquale di marzapane che gli farà sicuramente rendere un po' più dolce le amarezze provocate dai famelici lupi da cui è circondato.
                                                                            Il Marchese della Tribonia

sabato 24 aprile 2010

UMANA INGRATITUDINE.


Il giorno che prese il suo povero fagottino e ci salutò tutti con l'affetto che gli era solito, fu una triste giornata per noi presenti e per la città intera. Con il signor Reina se ne andava la nostra infanzia, la nostra adolescenza, vissuta tra le mura del collegio e dell'oratorio salesiano.
In questi giorni lo abbiamo rivisto in televisione, con il suo modo un po' trasandato di essere, con i cappelli sempre in disordine, ma con la solita aria di bontà rassicurante, di felicità e spensieratezza d'altri tempi. Si! era lui quello di sempre, quello impresso nei ricordi della nostra età breve.
In quella trasmissione, si parlava di una iniziativa diretta a muovere le autorità comunali a concedere, al buon salesiano, la cittadinanza onoraria. Intendimento sentito e comune a nostri molti concittadini, ivi compreso lo scrivente.
Iniziativa lodevole, gradevole, quasi una cosa di altri tempi, una pagina uscita dal libro cuore, che può solo fare bene alla città stessa, in questi tempi di atrofia dei sentimenti.
E mentre in paese se ne discute, grazie anche a facebook, il nostro amato Sindaco Ernesto Alfonso, pensa bene di liquidare subito la faccenda, e senza perdere tempo invia una i-mail, nella quale ci spiega che non concederà la cittadinanza onoraria a Reina, ma che lo stesso verrà invitato in una cerimonia, nella quale verranno consegnati dei diplomini di encomio ad alcuni personaggi meritevoli.
Come al solito è un modo di essere e di pensare, quello del nostro primo cittadinio, nichilista, che denota una ristrettezza di orizzonte paurosa e che comporta una naturalmente mancanza di sensibilità e di rispetto per quei cittadini che hanno portato avanti l'iniziativa . E pertanto noi, come al solito, abbiamo da opporre alcune obiezioni al nostro primo cittadino.
A tal fine vogliamo ricordare al signor Sindaco, che la cittadinanza onoraria fu concessa anche all'onorevole Calogero Mannino, il quale per quanto assolto in tutti i suoi processi pendenti, fu costretto ingiustamente a fare visita alle patrie galere. Se non ricordo male, l'allora Sindaco Rubbino fece ferro e fuoco perché fosse concessa la cittadinanza onoraria all'illustre uomo politico, in quanto figlio di randazzesi. Ma cosa abbia fatto di buono per la nostra città si sconosce ancora oggi. Quindi una cittadinanza concessa, allora, solo per meriti ereditari.
Oggi pare che il nostro signor Sindaco sia intenzionato a concedere la cittadinanza onoraria al sacerdote Carmelo Torrisi, che con grandi meriti, ha svolto per alcuni anni il suo ministero pastorale a Randazzo, nella parrocchia del Sacro Cuore.
Se è così, tutti noi ci chiediamo, perché al valente sacerdote si e al signor Reina no? Si potrebbe dire, facile la domanda, ma difficile, se non quasi impossibile la risposta, a meno che il signor Sindaco non ritenga Reina una specie di figlio di un “Dio Minore”: dimenticando, che questi ha trascorso la parte migliore della sua vita, qui in mezzo a noi, essendo arrivato nel 1968 ed essendo andato via nel 2007. Forse questo non conta niente per il signor Sindaco, forse non conta niente che un uomo abbia dedicato la parte migliore della sua vita al servizio della nostra comunità, accompagnando amorevolmente la crescita di generazioni e generazioni di ragazzi randazzesi; sempre fedele all'insegnamento educativo-pastorale trasmessogli da don Bosco.
Ed allora complimenti signor Sindaco, oltre ai tanti pregi (Sic!), egli possiede anche una grande sensibilità d'animo, tanto è vero che si è subito precipitato a bloccare tutto, onde evitare spiacevoli equivoci futuri.
Ancora una volta gliene siamo grati, la sua elezione è proprio stata un terno al lotto per la città, bisogna ammettere che quel giorno la fortuna ci ha sorriso, però sappia il nostro caro Ernesto Alfonso, che è da questi piccoli e a volte insignificanti gesti che si conosce l'animo degli esseri umani.
E più passano i giorni, più lo conosciamo e più si rafforza in noi il convincimento della giustezza delle nostre posizioni: sperando passi presto il tempo che resta da qui alle prossime elezioni, perché questa città non ha proprio bisogno di un Sindaco come Ernesto Alfonso.
                                                                                      Rosso di Sera

venerdì 16 aprile 2010

CHE FINE HA FATTO IL SINDACO?

Dopo aver doverosamente formulato alla cittadinanza gli auguri pasquali, con relativa sorpresa, del nostro beneamato Sindaco si sono perse le tracce.
Ci viene da pensare che, essendo forse cagionevole di stomaco, l’aver un pò esagerato a tavola nei giorni della festa, gli abbia causato qualche “mal di pancia”, che magari sta curando in questi giorni. Chissa ! !
Comunque è alquanto strano che un politico . . . . navigato come lui trascuri da qualche giorno il Palazzaccio, lasciando campo libero ai dipendenti; anche se c’è da dire che questi lo hanno sempre avuto . . . . “ libero” il campo.
Ma quello che è più preoccupante sembra essere il fatto che i suoi poveri, . . . ma non tanto, Assessori in questi giorni non sanno proprio come raccapezzarsi non ricevendo i suoi ordini, le sue direttive. A meno che non abbia lasciato loro delle disposizioni scritte, come dire . . i compiti per casa che un tempo ci davano i nostri Professori.
Alla classica “ Fuitina “ ci crediamo poco, anche perché, pur non essendo eccessivamente anziano, riteniamo che un po’ di “ pace dei sensi “, con rispetto parlando, l’abbia ormai raggiunta.
Qualche persona, ben informata, dice però di averlo visto “ in Continente “, per la precisione in Veneto, a far cosa non lo sappiamo; possiamo però immaginare che, da lungimirante uomo politico quale è, dopo aver appreso del sorprendente risultato della Lega Nord alle recenti elezioni, spinto dal “ Senatur”, quello nostrano, e su indicazione dell’immancabile suo “buon consigliere”, si sia recato dall’altro Senatur ( quello della Lega ), per farsi spiegare e poter apprendere l’arte magica di come “fottere” ancora gli elettori randazzesi alla prossima competizione elettorale, visto che le sue quotazioni in loco sono in forte calo.
La nostra è una pura supposizione, ma non è poi così malvagia, se nò come farà in futuro a garantirsi la bella posizione che in atto occupa e soprattutto come potrà garantire al suo “amico consigliere” di poter, di fatto, continuare a fare il Vero Sindaco di Randazzo.
Anche se questo: primatista mondiale del “ salto al volo sul cavallo vincente”, sicuramente ha già pensato di chi essere figlioccio, dopo la “dipartita” politica del suo amico Senatur brontese.
Per non parlare poi di tutto il suo “staff ”. A questi non rimarrebbe altro che impiccarsi, naturalmente solo dal punto di vista politico.
Le nostre sono divagazioni senza riscontro, ma chissà che in fondo a questo nostro strano ragionamento non ci sia un po’ di verità.
Meditate gente . . . meditate.
                                                                         Il Marchese di Rocca Cannuccia

venerdì 9 aprile 2010

NOIA INFINITA.


Sfinito, stanco, demoralizzato: non dà più segni di vita. Che sia sul punto di gettare la spugna? Potrebbe anche essere. Certo è, che la mancanza di reazione, di vivacità politico-intellettuale, da parte del nostro signor Sindaco é veramente preoccupante. Vuoi vedere che si tornerà al voto prima di quando tutti noi pensiamo? Certo sarebbe un fallimento politico per lui, ma un salutare balsamo per la città e i cittadini tutti. Se Lui fosse capace di compiere quest'atto di altruismo e amore verso la comunità cittadina, noi saremmo i primi a dargli atto di grande coraggio e onestà intellettuale.
Del resto così va la vita, alle volte ci si ritrova invischiati in situazioni complicate e inestricabili. Può capitare ad ognuno di noi nella vita di tutti giorni, quello che al signor Sindaco è capitato nella vicenda politica attuale. Ed allora diventa inutile qualsiasi sforzo, tutto si vanifica, ogni sacrificio è inutile, ogni buona intenzione, è solo quello e nulla più.
Difronte a questi fatti della vita incaponirsi e perseverare diventa un mero esercizio inutile, parossistico, a lungo andare sfibrante e noioso.
Cosa può fare in questi casi un qualunque individuo dotato di normale buon senso? semplice: gettare la spugna.
A volere essere schietti non vi è nulla che possa giustificare questa ostinata perseveranza, salvo malignamente ritenere che l'indennità percepita possa essere l'unica plausibile ragione.
Neanche la gestione del potere può costituire una valida motivazione, perché è un potere striminzito, mutilato, a volte fine a se stesso, inutilmente o dannosamente esercitato.
Ed allora è naturale pensare a ragioni “volgari” allo “sterco del diavolo”, entità da tutti odiata, ma da tutti ricercata; perché non dire che gli uomini siamo tutti eguali e là dove l'esercizio del potere non è qualcosa di eccezionale, vi è sempre la consolazione del vil metallo che sopperisce a tutto.
Del resto ora che la montagna ha partorito il topolino, e finalmente abbiamo veduto, constatato che anche la cosiddetta bambinopoli è un'idea piccina piccina, e non poteva essere diversamente, perché questa classe dirigente ha una visione limitata delle cose e della vita. E dire che il signor Sindaco ne fece una questione di principio, tirò in ballo una patetica e puerile istanza che gli veniva dai bambini che in ogni luogo incontrava. I quali gli andavano dietro, neanche fosse stato don Bosco, e con voce supplichevole chiedevano la realizzazione della bambinopoli di piazza Loreto. Fu allora che il signor Sindaco mosso a pietà da tali pressanti ed insistenti richieste decise di realizzare la grandiosa opera. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, si potrebbe concludere come le favole di una volta “e tutti vissero felici e contenti”.
E' la noia che avanza, la noia che devasta la nostra creatività, la nostra immaginazione, il nostro talento. Vuoi vedere che Ernesto Alfonso lo fa apposta, si limita all'indispensabile o a porre in essere idee ridicole, per non darci materiale su cui scrivere. Se è così, è proprio una furbizia senza pari, un astuto stratagemma per indurci alla noia, per farci annegare nel maligno mare dell'ozio, dell'indifferenza. Ma noi non ci caschiamo e continueremo a scrivere; se saremo anche in grado di parlare del nulla, del niente, che è l'unica cosa che Ernesto Alfonso propina alla città.
                                                                                            Rosso di Sera.

venerdì 2 aprile 2010

L’UOVO DI PASQUA DEL SINDACO

E’ Pasqua, e a Pasqua si sa bisogna fare ammenda dei propri peccati, ma soprattutto bisogna perdonare gli altri per le offese, gli affronti, le malefatte ricevute e quant’altro.
Trattandosi di un periodo di riflessione e di preghiera ( per chi crede ), in questo articolo non polemizzeremo col Sindaco e con la Giunta, e da buoni cristiani e credenti li perdoniamo di vero cuore per le tante . . . cazzate che abbiamo visto e a cui abbiamo assistito in questi due anni.
Noi ci auguriamo che il buon Ernesto Alfonso, che doverosamente ha partecipato a tutte le processioni della Settimana Santa della sua città, lungo il tragitto possa essere stato folgorato come San Paolo sulla strada di Damasco e, nel chiedere perdono a Gesù Crocifisso, abbia espresso il voto di cambiare, se non la sua vita, almeno il modo di fare politica, pensando un po’ più ai tantissimi problemi della sua e nostra città, e un po’ meno ai vari “ Giudei “ che lo circondano, con in testa quell’ “Iscariota” sempre pronto a vendersi anche per meno dei fatidici trenta denari.
Da persona certamente educata e a modo quale è, ha già fatto gli auguri ai randazzesi e di questo lo ringraziamo di vero cuore, ci ha fatto avere anche il tradizionale uovo di Pasqua con la relativa sorpresa ( l’inaugurazione della cosiddetta . . . bambinopoli ), l’unico “gioiello” che in due anni si è aggiunto al patrimonio di Randazzo.
Noi siamo certi però che dopo la Santa Pasqua, Sindaco e Giunta, ricordandosi delle tante promesse fatte ai randazzesi in campagna elettorale e ligi al voto, ( non quello in cabina elettorale ), davanti al Cristo e agli elettori, comincino a lavorare sul serio per la nostra comunità che ne ha tanto bisogno.
Auguri Signor Sindaco
                                                                                         Il Duca ru Chianu a Timpa

sabato 20 marzo 2010

LE BUCHE DI RANDAZZO

Prima di entrare nel vivo dell’argomento vorremmo sapere se l’incaricato del Sindaco alla lettura giornaliera dei vari articolo del blog, si è accorto delle numerose nostre segnalazioni in ordine all’enorme perdita di acqua della condotta sul Corso Umberto, all’altezza di Piazza S. Maria. Qualora la cosa gli fosse sfuggita, la ribadiamo ancora una volta di modo che, almeno lui, lo faccia presente al nostro primo cittadino. Certo dopo aver visto e sentito il dibattito del Consiglio Comunale del 16 corrente, mi rendo perfettamente conto che l’argomento di cui tratteremo riveste un’importanza marginale rispetto ai gravi ed irrisolti problemi in cui la città versa. Ho appreso anche, a malincuore, che Randazzo non viene più neanche elencata tra le città a vocazione turistica, cosa che fino a qualche mese fa ci riconoscevano tutti. In compenso sono presenti comuni come Biancavilla, che vorrei capire cosa ha di artistico o di architettonico da mostrare; a meno che il fatto di essere totalmente costruita e lastricata con pietre ricche di “amianto” sia un merito e un pregio da pubblicizzare. Per non parlare poi di altri comuni, è meglio stendere un velo pietoso; resta comunque l’amara e triste considerazione che siamo caduti veramente in basso: altro che “sull’orlo del baratro”cari amici, navighiamo ormai a vista nella merda; non tarderà molto che scompariremo anche dalle cartine geografiche, se addirittura non verremo accorpati a qualche altro paese ( magari alla vicina Bronte ), per la gioia dei nostri noti concittadini amici del Senatur, che così si sentiranno ancora più legati a questo “grande” uomo politico. ( non in senso di statura . . . naturalmente ).

Ma torniamo all’oggetto del nostro argomento . . . Le Buche, e si! Perché i forestieri, ormai pochi per la verità, che entrano a Randazzo hanno la sensazione di essere ancora in aperta campagna per come si presentano tutte le nostre strade: assomigliano ad una fetta di Emmenthal.
Oltre al fatto che Sindaco ed Amministrazione continuano costantemente a ripetere che non ci sono soldi per le riparazioni. ( A questo proposito vorremmo sapere che fine fanno i nostri soldi tenuto conto che ultimamente ci siamo visti aumentare notevolmente gli importi delle bollette, con maggiori entrate quindi per il comune, mentre il personale è diminuito ). Ritengo invece che il vero motivo della mancata sistemazione delle strade sia un altro. Vuoi vedere che il Sindaco preoccupato, come ha più volte ribadito in televisione, della crisi economica generale ed in particolare di Randazzo, onde aiutare e sollevare economicamente la classe degli artigiani, in questo caso particolare: meccanici e carrozzieri, lascia le strade del tutto sconnesse cosicchè i poveri automobilisti randazzesi sono costantemente e sistematicamente costretti a ricorrere alle cure di tali bravi artigiani per le riparazione di gomme, sospensioni, carrozzerie e quant’altro, delle proprie autovetture, con grave danno per le tasche degli automobilisti, ma con grande gioia di questa classe artigianale. E se questa mia considerazione fosse esatta, mi chiedo e chiedo al Sindaco e alla sua Giunta, quale sarà la prossima mossa che possa risollevare qualche altro settore economico della città? Il verde pubblico? A già, dimenticavo che quello a Randazzo non manca proprio. Le erbacce con le ultime piogge invernali sono presenti ad ogni dove e nessuno se ne fa carico di eliminarle.
Forse le opere pubbliche? Visto che quanto prima riprenderanno i lavori di completamento di quell’opera gigantesca che è la bambinopoli? O chissà cos’altro.
Di una cosa siamo certi, bravo come è a parlare, quanto prima sicuramente si presenterà in televisione, con il piffero magico da incantatore di serpenti, a raccontarci un bel po’ di balle e prenderci ulteriormente per il . . . . . c. . .
Non ci rimane altro che sperate nella santificazione del Beato Domenico Spatafora, a cui potremmo così rivolgere le nostre preghiere affinchè ci liberi da tali spiriti malefici per il bene della sua amata Randazzo.
                                                                     Il Giustiziere della notte

sabato 6 marzo 2010

LA FORZA DEL DESTINO.


“Se potessi andrei via”, pensavo da giovane, e la mia fantasia galoppava esageratamente altrove, ma era solo uno sfogo di immaginazione. L'unico sfogo possibile, necessario e salutare per noi che come servi della gleba ci siamo legati alla terra in cui viviamo: dove prima di noi hanno vissuto i nostri avi.
Forse abbiamo ereditato un triste destino: quello di soffrire in perpetuo. Soffrirono i nostri padri ed oggi soffriamo noi; goderono in pochi e ancora oggi in pochi godono. E' l'insostenibile fatica di vivere in una realtà sociale arida, ove le prospettive di una vita dignitosa si riducono sempre più.
Una classe politica ottusa, inetta, tornacontista ci guida inesorabilmente verso il nulla, verso l'annientamento totale della dignità, della cultura e del buon vivere sociale.
Le fonti culturali, economiche e civili si inaridiscono ogni giorno sempre di più, nella più totale ed assoluta indifferenza.
E' vero che ognuno è arbitro del proprio destino, ma è altresì vero che ognuno potrebbe essere condizionato da un sistema malsano e beffardo, che contrabbanda il piombo per oro colato; che irretisce in una nefanda sequela di modi arcaici il singolo e lo illude rendendolo incapace di scegliere bene.
Tutto questo non è un mero esercizio filosofico, perché coinvolge le nostre vite, il nostro modo d'essere, ci inchioda ad una realtà amara, faticosa e a volte inutilmente vissuta.
Mi chiedo cosa può significare per un giovane avere conquistato una laurea e pensare di fare, degli studi compiuti, una scelta di vita professionale a Randazzo. Quasi certamente il suo totale annientamento, culturale, sociale ed economico. Una vita grama vissuta con quel poco che passa il governo per intenderci “un certu campare pi non muoriri”. Chi può biasimare i nostri giovani che vanno via, che si sottraggono ad una realtà che nulla offre, che vanno incontro ad una umanità che non conoscerebbero mai restando qui, che cercando altrove, trovano la loro realizzazione professionale.
E non è solo una questione economica, ma proprio di qualità della vita; di una vita migliore, aperta, moderna, forse anche entusiasmante, che ti fa amare e ti dà una sensazione di profondo piacere per tutto quello che fai.
Cosa potrebbe dire il signor Sindaco ad un giovane laureato, credo nulla, perché la realtà che è chiamato a guidare per la seconda volta nulla può dare.
E la colpa di chi è? forse di Garibaldi che fece l'unità d'Italia? Oppure delle crisi economiche che nel tempo si sono periodicamente susseguite? E' Troppo comodo dire NON POSSO FARE NULLA, per colpa della crisi mondiale, il guaio è che nulla avrebbe potuto fare anche se la crisi non ci fosse stata. Perché nulla è stato capace di fare nei cinque anni in cui ha già ricoperto la carica di Sindaco.
Solo parole, ostentata finzione di una capacita ordinaria o forse mediocre, non in grado di incidere anche per un solo millesimo di secondo sulle nostre vite sul nostro modo faticoso di vivere.
Qualcuno dice che siamo solo dei costruttori di critiche, ma va eccepito che noi non siamo stati chiamati a governare; chi ha la croce la porti fino in fondo senza lamentazioni, lasci da parte lo stabat mater e mostri di avere gli attributi. Allora, solo allora daremmo atto dei meriti: oggi possiamo riferire solo dei demeriti, che sono tanti a tal punto che potremmo scrivere un opera enciclopedica.
Qualche altro dirà che siamo sempre i soliti sinistroidi inconcludenti e per questo perdenti. Forse entrambe le cose sono vere, probabilmente possediamo un'anima di sinistra ed è cosa di cui andiamo fieri perché ci consente di essere uomini liberi. Noi non viviamo in campi di concentramento. Le nostre decisioni sono prese alla luce del sole, il nostro avversario le conosce prima di noi. Per questo continuerà sempre così, sempre, sempre: continueremo a perdere tutte le battaglie, e vincere tutte le guerre quando le orde di Attila si lanciano (cioè, sono lanciate) all'attacco.
                                                                           Rosso di Sera.

MA IL SINDACO LE SA QUESTE COSE ?

Siamo perfettamente consci del fatto che un Sindaco non può avere conoscenza di tutto ciò che accade nel paese che amministra, ne tantomeno può occuparsi da solo e contemporaneamente di tutti i bisogni e le necessità di cui la città soffre. Ed è per questo che il Capo dell’Amministrazione è affiancato, collaborato ed assistito oltre che dagli Assessori, che personalmente sceglie, anche dai Funzionari del Comune e dai dipendenti tutti che, vorrei ricordare a Lei oltre che a me stesso, sono giustamente pagati con le tasse dei cittadini, molto salate per la verità, per il lavoro che svolgono, o in molti casi sarebbe più corretto dire “ che dovrebbero svolgere “. Tutto ciò in una comunità normale; il guaio è però che Randazzo non rientra nei parametri della normalità, noi apparteniamo infatti ad un altro mondo, un mondo dove chi ha occhi per vedere, non vede e chi ha orecchi per sentire è completamente sordo e muto.
Fin qui niente di nuovo, la gente si è ormai rassegnata. Ma quello che è successo domenica 28 Febbraio, e che mi è stato riferito, oltre a confermare quanto ormai è sotto gli occhi di tutti, ha dell’inverosimile: praticamente si è toccato il fondo non di un normale pozzo, ma di una cloaca.
Mi si racconta che nella tarda mattinata di Domenica, giornata bella e soleggiata, in mezzo alla gente che passeggiava lungo il corso Umberto qualcuno notava la presenza, libera e spaesata, di un grosso cane mastino con regolare collare ma privo di museruola, evidentemente sfuggito al padrone, che andava su e giù per il corso ed in mezzo alla gente impaurita per tale anomala presenza.
Il solito cittadino randazzese di buona volontà, notando il fatto ed avendo ben presente quello che spesso e tragicamente ci raccontano le cronache, constatando nei pressi della chiesa dell’Annunziata la presenza della volante dei VV UU, si è avvicinato al vigile presente in loco facendo presente il problema. A questo punto il “Solerte” dipendente comunale anzicchè prendere il radiotelefono di cui è dotato ed avvisare chi di dovere, dimenticandosi che è suo preciso compito istituzionale provvedere all’ordine e alla sicurezza dei cittadini da cui viene lautamente pagato; con la solita flemma e calma che, ci dicono, lo contraddistingue particolarmente, non trova di meglio che rispondere: “ . . . . . e io chi fazzu u ‘nchiaccacani “. Questo signore, che sicuramente percepisce in busta paga anche i premi e gli incentivi che sappiamo vengono elargiti a pioggia a tutto il personale del comune, evidentemente dopo tanti anni di “duro” lavoro, su e giù per il corso Umberto, non ha ancora capito niente di quali siano i suoi compiti per i quali, ripetiamo, viene pagato dalla comunità.
Suggeriamo pertanto a Lei, caro Sig. Sindaco, all’Assessore competente e naturalmente al Comandante dei Vigili Urbani, visto che si parla tanto di risparmi, di far avere direttamente a casa lo stipendio al solerte dipendente, senza la necessità che effettui il servizio. Il Comune di Randazzo in questo caso ne avrebbe i seguenti risparmi:
1)Risparmierebbe il costo dell’acquisto della divisa e del vestiario;

2)Risparmierebbe le indennità e i “premi”extra che vengono elargiti;

3)Risparmierebbe il costo del carburante della vettura in uso;

4)E cosa ben più importante, visto che c’erano dei forestieri presenti, eviterebbe alla Città di Randazzo e di conseguenza a Lei che la rappresenta, l’ennesima figura di merda che da troppo tempo siamo abituati a sopportare.
A proposito di sprechi e risparmi.
Stiamo ancora aspettando che venga sistemata l’enorme falla all’acquedotto comunale nei pressi della chiesa di S. Maria, sul corso Umberto; che potrebbe provocare con l’infiltrazione continua e violenta dell’acqua un cedimento del selciato, con le conseguenze che può bene immaginare. Se ne sono accorti tutti tranne chi è preposto a tali segnalazioni e riparazioni. Ci auguriamo che almeno Lei vada a fare un sopralluogo predisponendo tale riparazione.
                                                                             Il Giustiziere della notte

giovedì 4 marzo 2010

LA MORALE DEL ROSPO.


Un esponente politico del PDL incontrò un giorno un rospo, si proprio un rospo, quell'animale utile, ma brutto, mite, ma ripugnante.
I poeti del decadentismo hanno trovato nel rospo l'immagine dell'orrido e, nel suo sgraziato verso, la voce d'un dolore profondo privo di seduzione, che ispira compassione e pietà. Dai versi di Victor Hugo alla prosa di Giovanni Papini il rospo ha ricevuto l'omaggio di una letteratura che cerca derelitti e infelici, in una pagina di Domenico Giuliotti, il rospo è addirittura anteposto all'armonioso usignolo, dice lo scrittore “Odio l'usignolo, amo il rospo”.
Ma veniamo al politico azzurro, il quale faceva del rospo questi pensieri: “nato da una pietra, vive sotto la pietra ed ivi troverà la sua tomba”. Poi alzò la pietra, lo vide e penso lo toccherei, ma poi disse rivolto all'animale: “Dio mio quanto sei brutto”.
Il rospo aprì la sua bocca puerile, sdentata, dall'alito caldo, e gli rispose: “ E tu?”.
Ecco la morale del brevissimo racconto.
Il rospo è brutto. E loro?. Il rospo è ripugnante. E loro? Il rospo è schifoso. E loro?. Anche sotto l'aspetto più dignitoso e decoroso; anche nell'apparente onorabilità della loro condizione, sono tutti molto simili al rospo.
La loro anima è viscida e bolsa come il suo corpo; la loro coscienza è rugosa e pustolosa come la sua pelle, i loro giudizi sono bavosi come la sua bocca. Se altri li potessero conoscere, come noi li conosciamo, susciterebbero in loro lo stesso ribrezzo e l'identica ripugnanza.
Ma sopratutto, quando giudicano e condannano, quando trovano che i loro avversari politici sono immancabilmente tutti rospi disgustosi, dovrebbero aspettarsi la risposta che il rospo gli diede “E voi?”
                                                                                      Rosso di Sera.