giovedì 29 aprile 2010

LA SAGRA DEL DOLCE A RANDAZZO


Domenica 18 Aprile, che brutta giornata! La nebbia l’ha fatta da padrona in una città come la nostra dove, per la particolare posizione geografica, di solito non se ne vede mai. E poi ad Aprile inoltrato, veramente strana la cosa. Non sarà magari che anche la natura ed il tempo, oltre a Raffaele Lombardo, ce l’hanno con la povera Randazzo. Certo che questa è proprio una città disgraziata, oltre che sfortunata.
Disgraziata perché da diversi decenni, mi si consenta, direbbe il Berlusca, è retta da “ciabattini” travestiti da politici e da amministratori, che l’hanno ridotta allo stato in cui si trova: veramente miserando. Sfortunata certamente anche per cause esterne alla politica: ( alluvioni, disastri, invasioni barbariche e quant’altro ). Ma non sarà poi che alcuni di questi disastri ce li andiamo anche a cercare? . . Bò . . . chi lo sa.
Ma torniamo alla giornata di domenica, dove era in programma un avvenimento certamente importante dal punto di vista culturale e gastronomico: un raduno ed una degustazione preparata ed organizzata dai più bravi artigiani pasticceri provenienti da ogni parte della Sicilia, con il patrocinio della Provincia Regionale e del Comune di Randazzo, che ha messo a disposizione delle ditte partecipanti il meraviglioso Chiostro del Cinquecentesco Palazzo di Città. ( Una delle poche cose belle che ancora ci rimangono, nella speranza che il solito Senatur non tiri fuori qualche documento in cui si attesta che anche questa struttura appartiene al Comune di Bronte, magari a seguito di regolare concessione effettuata dalla . . . . tal o tal’altra amministrazione. In questa nostra benedetta città tutto può diventare possibile ).
Il tempo non ha certo favorito lo svolgersi della manifestazione che ha giustamente avuto un buon successo; sarebbe andata molto meglio se ci fosse stata una bella giornata primaverile, ma purtroppo il tempo non lo si può comandare.
Complessivamente quindi una manifestazione bella, originale e ben organizzata . . . . ma! E si qualche pecca, e non di poco conto, c’è stata. Per carità gli Organizzatori, hanno fatto ogni cosa a fin di bene, ma l’aver invitato certi . . . . personaggi che niente hanno a che fare con questo tipo di manifestazioni e che le usano solamente come passerelle personali la dice lunga.
Non abbiamo infatti capito cosa centrava la presenza dei Cavalieri “ Templari “ Siciliani che, da quanto ne sappiamo, dovrebbero occuparsi, oltre che di tagliare la testa ai Saraceni infedeli, di manifestazioni storiche, religiose, di beneficenza e non certo di quelle culinarie; a meno che anche loro, con in testa il rappresentante locale pluridecorato, non appartengano all’Associazione degli . . . . assaggiatori dolciari.
O forse sono stati invitati da qualche solerte cittadino randazzese, il quale constatando che il Sindaco e l'Amministrazione comunale di Randazzo navigano in acque procellose con i marinai ( alias Assessori ), che remando chi a destra chi a manca ci ricordano la famosa “ Barca dei Greci “, e poichè il Sindaco è rimasto solo, ha pensato bene di chiedere aiuto e soccorso a quei valorosi Cavalieri del Tempio, con il preciso compito di proteggerlo dai barbari infedeli.
Solo che questi intrepidi Guerrieri, lungo la strada che conduce a Randazzo, a causa della fitta nebbia, hanno smarrito sia le spade che i cavalli, lasciando il buon Sindaco solo e indifeso.
La stessa cosa deve essere capitata al suo . . . fido Scudiero, di cui si è notata l'assenza. La fittissima nebbia sicuramente gli ha fatto smarrire la “ retta via “.
Unica consolazione ( è il caso di dire dulcis in fundo ), il dono fatto al Sindaco da parte dei maestri pasticcieri: un Agnello Pasquale di marzapane che gli farà sicuramente rendere un po' più dolce le amarezze provocate dai famelici lupi da cui è circondato.
                                                                            Il Marchese della Tribonia

sabato 24 aprile 2010

UMANA INGRATITUDINE.


Il giorno che prese il suo povero fagottino e ci salutò tutti con l'affetto che gli era solito, fu una triste giornata per noi presenti e per la città intera. Con il signor Reina se ne andava la nostra infanzia, la nostra adolescenza, vissuta tra le mura del collegio e dell'oratorio salesiano.
In questi giorni lo abbiamo rivisto in televisione, con il suo modo un po' trasandato di essere, con i cappelli sempre in disordine, ma con la solita aria di bontà rassicurante, di felicità e spensieratezza d'altri tempi. Si! era lui quello di sempre, quello impresso nei ricordi della nostra età breve.
In quella trasmissione, si parlava di una iniziativa diretta a muovere le autorità comunali a concedere, al buon salesiano, la cittadinanza onoraria. Intendimento sentito e comune a nostri molti concittadini, ivi compreso lo scrivente.
Iniziativa lodevole, gradevole, quasi una cosa di altri tempi, una pagina uscita dal libro cuore, che può solo fare bene alla città stessa, in questi tempi di atrofia dei sentimenti.
E mentre in paese se ne discute, grazie anche a facebook, il nostro amato Sindaco Ernesto Alfonso, pensa bene di liquidare subito la faccenda, e senza perdere tempo invia una i-mail, nella quale ci spiega che non concederà la cittadinanza onoraria a Reina, ma che lo stesso verrà invitato in una cerimonia, nella quale verranno consegnati dei diplomini di encomio ad alcuni personaggi meritevoli.
Come al solito è un modo di essere e di pensare, quello del nostro primo cittadinio, nichilista, che denota una ristrettezza di orizzonte paurosa e che comporta una naturalmente mancanza di sensibilità e di rispetto per quei cittadini che hanno portato avanti l'iniziativa . E pertanto noi, come al solito, abbiamo da opporre alcune obiezioni al nostro primo cittadino.
A tal fine vogliamo ricordare al signor Sindaco, che la cittadinanza onoraria fu concessa anche all'onorevole Calogero Mannino, il quale per quanto assolto in tutti i suoi processi pendenti, fu costretto ingiustamente a fare visita alle patrie galere. Se non ricordo male, l'allora Sindaco Rubbino fece ferro e fuoco perché fosse concessa la cittadinanza onoraria all'illustre uomo politico, in quanto figlio di randazzesi. Ma cosa abbia fatto di buono per la nostra città si sconosce ancora oggi. Quindi una cittadinanza concessa, allora, solo per meriti ereditari.
Oggi pare che il nostro signor Sindaco sia intenzionato a concedere la cittadinanza onoraria al sacerdote Carmelo Torrisi, che con grandi meriti, ha svolto per alcuni anni il suo ministero pastorale a Randazzo, nella parrocchia del Sacro Cuore.
Se è così, tutti noi ci chiediamo, perché al valente sacerdote si e al signor Reina no? Si potrebbe dire, facile la domanda, ma difficile, se non quasi impossibile la risposta, a meno che il signor Sindaco non ritenga Reina una specie di figlio di un “Dio Minore”: dimenticando, che questi ha trascorso la parte migliore della sua vita, qui in mezzo a noi, essendo arrivato nel 1968 ed essendo andato via nel 2007. Forse questo non conta niente per il signor Sindaco, forse non conta niente che un uomo abbia dedicato la parte migliore della sua vita al servizio della nostra comunità, accompagnando amorevolmente la crescita di generazioni e generazioni di ragazzi randazzesi; sempre fedele all'insegnamento educativo-pastorale trasmessogli da don Bosco.
Ed allora complimenti signor Sindaco, oltre ai tanti pregi (Sic!), egli possiede anche una grande sensibilità d'animo, tanto è vero che si è subito precipitato a bloccare tutto, onde evitare spiacevoli equivoci futuri.
Ancora una volta gliene siamo grati, la sua elezione è proprio stata un terno al lotto per la città, bisogna ammettere che quel giorno la fortuna ci ha sorriso, però sappia il nostro caro Ernesto Alfonso, che è da questi piccoli e a volte insignificanti gesti che si conosce l'animo degli esseri umani.
E più passano i giorni, più lo conosciamo e più si rafforza in noi il convincimento della giustezza delle nostre posizioni: sperando passi presto il tempo che resta da qui alle prossime elezioni, perché questa città non ha proprio bisogno di un Sindaco come Ernesto Alfonso.
                                                                                      Rosso di Sera

venerdì 16 aprile 2010

CHE FINE HA FATTO IL SINDACO?

Dopo aver doverosamente formulato alla cittadinanza gli auguri pasquali, con relativa sorpresa, del nostro beneamato Sindaco si sono perse le tracce.
Ci viene da pensare che, essendo forse cagionevole di stomaco, l’aver un pò esagerato a tavola nei giorni della festa, gli abbia causato qualche “mal di pancia”, che magari sta curando in questi giorni. Chissa ! !
Comunque è alquanto strano che un politico . . . . navigato come lui trascuri da qualche giorno il Palazzaccio, lasciando campo libero ai dipendenti; anche se c’è da dire che questi lo hanno sempre avuto . . . . “ libero” il campo.
Ma quello che è più preoccupante sembra essere il fatto che i suoi poveri, . . . ma non tanto, Assessori in questi giorni non sanno proprio come raccapezzarsi non ricevendo i suoi ordini, le sue direttive. A meno che non abbia lasciato loro delle disposizioni scritte, come dire . . i compiti per casa che un tempo ci davano i nostri Professori.
Alla classica “ Fuitina “ ci crediamo poco, anche perché, pur non essendo eccessivamente anziano, riteniamo che un po’ di “ pace dei sensi “, con rispetto parlando, l’abbia ormai raggiunta.
Qualche persona, ben informata, dice però di averlo visto “ in Continente “, per la precisione in Veneto, a far cosa non lo sappiamo; possiamo però immaginare che, da lungimirante uomo politico quale è, dopo aver appreso del sorprendente risultato della Lega Nord alle recenti elezioni, spinto dal “ Senatur”, quello nostrano, e su indicazione dell’immancabile suo “buon consigliere”, si sia recato dall’altro Senatur ( quello della Lega ), per farsi spiegare e poter apprendere l’arte magica di come “fottere” ancora gli elettori randazzesi alla prossima competizione elettorale, visto che le sue quotazioni in loco sono in forte calo.
La nostra è una pura supposizione, ma non è poi così malvagia, se nò come farà in futuro a garantirsi la bella posizione che in atto occupa e soprattutto come potrà garantire al suo “amico consigliere” di poter, di fatto, continuare a fare il Vero Sindaco di Randazzo.
Anche se questo: primatista mondiale del “ salto al volo sul cavallo vincente”, sicuramente ha già pensato di chi essere figlioccio, dopo la “dipartita” politica del suo amico Senatur brontese.
Per non parlare poi di tutto il suo “staff ”. A questi non rimarrebbe altro che impiccarsi, naturalmente solo dal punto di vista politico.
Le nostre sono divagazioni senza riscontro, ma chissà che in fondo a questo nostro strano ragionamento non ci sia un po’ di verità.
Meditate gente . . . meditate.
                                                                         Il Marchese di Rocca Cannuccia

venerdì 9 aprile 2010

NOIA INFINITA.


Sfinito, stanco, demoralizzato: non dà più segni di vita. Che sia sul punto di gettare la spugna? Potrebbe anche essere. Certo è, che la mancanza di reazione, di vivacità politico-intellettuale, da parte del nostro signor Sindaco é veramente preoccupante. Vuoi vedere che si tornerà al voto prima di quando tutti noi pensiamo? Certo sarebbe un fallimento politico per lui, ma un salutare balsamo per la città e i cittadini tutti. Se Lui fosse capace di compiere quest'atto di altruismo e amore verso la comunità cittadina, noi saremmo i primi a dargli atto di grande coraggio e onestà intellettuale.
Del resto così va la vita, alle volte ci si ritrova invischiati in situazioni complicate e inestricabili. Può capitare ad ognuno di noi nella vita di tutti giorni, quello che al signor Sindaco è capitato nella vicenda politica attuale. Ed allora diventa inutile qualsiasi sforzo, tutto si vanifica, ogni sacrificio è inutile, ogni buona intenzione, è solo quello e nulla più.
Difronte a questi fatti della vita incaponirsi e perseverare diventa un mero esercizio inutile, parossistico, a lungo andare sfibrante e noioso.
Cosa può fare in questi casi un qualunque individuo dotato di normale buon senso? semplice: gettare la spugna.
A volere essere schietti non vi è nulla che possa giustificare questa ostinata perseveranza, salvo malignamente ritenere che l'indennità percepita possa essere l'unica plausibile ragione.
Neanche la gestione del potere può costituire una valida motivazione, perché è un potere striminzito, mutilato, a volte fine a se stesso, inutilmente o dannosamente esercitato.
Ed allora è naturale pensare a ragioni “volgari” allo “sterco del diavolo”, entità da tutti odiata, ma da tutti ricercata; perché non dire che gli uomini siamo tutti eguali e là dove l'esercizio del potere non è qualcosa di eccezionale, vi è sempre la consolazione del vil metallo che sopperisce a tutto.
Del resto ora che la montagna ha partorito il topolino, e finalmente abbiamo veduto, constatato che anche la cosiddetta bambinopoli è un'idea piccina piccina, e non poteva essere diversamente, perché questa classe dirigente ha una visione limitata delle cose e della vita. E dire che il signor Sindaco ne fece una questione di principio, tirò in ballo una patetica e puerile istanza che gli veniva dai bambini che in ogni luogo incontrava. I quali gli andavano dietro, neanche fosse stato don Bosco, e con voce supplichevole chiedevano la realizzazione della bambinopoli di piazza Loreto. Fu allora che il signor Sindaco mosso a pietà da tali pressanti ed insistenti richieste decise di realizzare la grandiosa opera. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, si potrebbe concludere come le favole di una volta “e tutti vissero felici e contenti”.
E' la noia che avanza, la noia che devasta la nostra creatività, la nostra immaginazione, il nostro talento. Vuoi vedere che Ernesto Alfonso lo fa apposta, si limita all'indispensabile o a porre in essere idee ridicole, per non darci materiale su cui scrivere. Se è così, è proprio una furbizia senza pari, un astuto stratagemma per indurci alla noia, per farci annegare nel maligno mare dell'ozio, dell'indifferenza. Ma noi non ci caschiamo e continueremo a scrivere; se saremo anche in grado di parlare del nulla, del niente, che è l'unica cosa che Ernesto Alfonso propina alla città.
                                                                                            Rosso di Sera.

venerdì 2 aprile 2010

L’UOVO DI PASQUA DEL SINDACO

E’ Pasqua, e a Pasqua si sa bisogna fare ammenda dei propri peccati, ma soprattutto bisogna perdonare gli altri per le offese, gli affronti, le malefatte ricevute e quant’altro.
Trattandosi di un periodo di riflessione e di preghiera ( per chi crede ), in questo articolo non polemizzeremo col Sindaco e con la Giunta, e da buoni cristiani e credenti li perdoniamo di vero cuore per le tante . . . cazzate che abbiamo visto e a cui abbiamo assistito in questi due anni.
Noi ci auguriamo che il buon Ernesto Alfonso, che doverosamente ha partecipato a tutte le processioni della Settimana Santa della sua città, lungo il tragitto possa essere stato folgorato come San Paolo sulla strada di Damasco e, nel chiedere perdono a Gesù Crocifisso, abbia espresso il voto di cambiare, se non la sua vita, almeno il modo di fare politica, pensando un po’ più ai tantissimi problemi della sua e nostra città, e un po’ meno ai vari “ Giudei “ che lo circondano, con in testa quell’ “Iscariota” sempre pronto a vendersi anche per meno dei fatidici trenta denari.
Da persona certamente educata e a modo quale è, ha già fatto gli auguri ai randazzesi e di questo lo ringraziamo di vero cuore, ci ha fatto avere anche il tradizionale uovo di Pasqua con la relativa sorpresa ( l’inaugurazione della cosiddetta . . . bambinopoli ), l’unico “gioiello” che in due anni si è aggiunto al patrimonio di Randazzo.
Noi siamo certi però che dopo la Santa Pasqua, Sindaco e Giunta, ricordandosi delle tante promesse fatte ai randazzesi in campagna elettorale e ligi al voto, ( non quello in cabina elettorale ), davanti al Cristo e agli elettori, comincino a lavorare sul serio per la nostra comunità che ne ha tanto bisogno.
Auguri Signor Sindaco
                                                                                         Il Duca ru Chianu a Timpa

sabato 20 marzo 2010

LE BUCHE DI RANDAZZO

Prima di entrare nel vivo dell’argomento vorremmo sapere se l’incaricato del Sindaco alla lettura giornaliera dei vari articolo del blog, si è accorto delle numerose nostre segnalazioni in ordine all’enorme perdita di acqua della condotta sul Corso Umberto, all’altezza di Piazza S. Maria. Qualora la cosa gli fosse sfuggita, la ribadiamo ancora una volta di modo che, almeno lui, lo faccia presente al nostro primo cittadino. Certo dopo aver visto e sentito il dibattito del Consiglio Comunale del 16 corrente, mi rendo perfettamente conto che l’argomento di cui tratteremo riveste un’importanza marginale rispetto ai gravi ed irrisolti problemi in cui la città versa. Ho appreso anche, a malincuore, che Randazzo non viene più neanche elencata tra le città a vocazione turistica, cosa che fino a qualche mese fa ci riconoscevano tutti. In compenso sono presenti comuni come Biancavilla, che vorrei capire cosa ha di artistico o di architettonico da mostrare; a meno che il fatto di essere totalmente costruita e lastricata con pietre ricche di “amianto” sia un merito e un pregio da pubblicizzare. Per non parlare poi di altri comuni, è meglio stendere un velo pietoso; resta comunque l’amara e triste considerazione che siamo caduti veramente in basso: altro che “sull’orlo del baratro”cari amici, navighiamo ormai a vista nella merda; non tarderà molto che scompariremo anche dalle cartine geografiche, se addirittura non verremo accorpati a qualche altro paese ( magari alla vicina Bronte ), per la gioia dei nostri noti concittadini amici del Senatur, che così si sentiranno ancora più legati a questo “grande” uomo politico. ( non in senso di statura . . . naturalmente ).

Ma torniamo all’oggetto del nostro argomento . . . Le Buche, e si! Perché i forestieri, ormai pochi per la verità, che entrano a Randazzo hanno la sensazione di essere ancora in aperta campagna per come si presentano tutte le nostre strade: assomigliano ad una fetta di Emmenthal.
Oltre al fatto che Sindaco ed Amministrazione continuano costantemente a ripetere che non ci sono soldi per le riparazioni. ( A questo proposito vorremmo sapere che fine fanno i nostri soldi tenuto conto che ultimamente ci siamo visti aumentare notevolmente gli importi delle bollette, con maggiori entrate quindi per il comune, mentre il personale è diminuito ). Ritengo invece che il vero motivo della mancata sistemazione delle strade sia un altro. Vuoi vedere che il Sindaco preoccupato, come ha più volte ribadito in televisione, della crisi economica generale ed in particolare di Randazzo, onde aiutare e sollevare economicamente la classe degli artigiani, in questo caso particolare: meccanici e carrozzieri, lascia le strade del tutto sconnesse cosicchè i poveri automobilisti randazzesi sono costantemente e sistematicamente costretti a ricorrere alle cure di tali bravi artigiani per le riparazione di gomme, sospensioni, carrozzerie e quant’altro, delle proprie autovetture, con grave danno per le tasche degli automobilisti, ma con grande gioia di questa classe artigianale. E se questa mia considerazione fosse esatta, mi chiedo e chiedo al Sindaco e alla sua Giunta, quale sarà la prossima mossa che possa risollevare qualche altro settore economico della città? Il verde pubblico? A già, dimenticavo che quello a Randazzo non manca proprio. Le erbacce con le ultime piogge invernali sono presenti ad ogni dove e nessuno se ne fa carico di eliminarle.
Forse le opere pubbliche? Visto che quanto prima riprenderanno i lavori di completamento di quell’opera gigantesca che è la bambinopoli? O chissà cos’altro.
Di una cosa siamo certi, bravo come è a parlare, quanto prima sicuramente si presenterà in televisione, con il piffero magico da incantatore di serpenti, a raccontarci un bel po’ di balle e prenderci ulteriormente per il . . . . . c. . .
Non ci rimane altro che sperate nella santificazione del Beato Domenico Spatafora, a cui potremmo così rivolgere le nostre preghiere affinchè ci liberi da tali spiriti malefici per il bene della sua amata Randazzo.
                                                                     Il Giustiziere della notte

sabato 6 marzo 2010

LA FORZA DEL DESTINO.


“Se potessi andrei via”, pensavo da giovane, e la mia fantasia galoppava esageratamente altrove, ma era solo uno sfogo di immaginazione. L'unico sfogo possibile, necessario e salutare per noi che come servi della gleba ci siamo legati alla terra in cui viviamo: dove prima di noi hanno vissuto i nostri avi.
Forse abbiamo ereditato un triste destino: quello di soffrire in perpetuo. Soffrirono i nostri padri ed oggi soffriamo noi; goderono in pochi e ancora oggi in pochi godono. E' l'insostenibile fatica di vivere in una realtà sociale arida, ove le prospettive di una vita dignitosa si riducono sempre più.
Una classe politica ottusa, inetta, tornacontista ci guida inesorabilmente verso il nulla, verso l'annientamento totale della dignità, della cultura e del buon vivere sociale.
Le fonti culturali, economiche e civili si inaridiscono ogni giorno sempre di più, nella più totale ed assoluta indifferenza.
E' vero che ognuno è arbitro del proprio destino, ma è altresì vero che ognuno potrebbe essere condizionato da un sistema malsano e beffardo, che contrabbanda il piombo per oro colato; che irretisce in una nefanda sequela di modi arcaici il singolo e lo illude rendendolo incapace di scegliere bene.
Tutto questo non è un mero esercizio filosofico, perché coinvolge le nostre vite, il nostro modo d'essere, ci inchioda ad una realtà amara, faticosa e a volte inutilmente vissuta.
Mi chiedo cosa può significare per un giovane avere conquistato una laurea e pensare di fare, degli studi compiuti, una scelta di vita professionale a Randazzo. Quasi certamente il suo totale annientamento, culturale, sociale ed economico. Una vita grama vissuta con quel poco che passa il governo per intenderci “un certu campare pi non muoriri”. Chi può biasimare i nostri giovani che vanno via, che si sottraggono ad una realtà che nulla offre, che vanno incontro ad una umanità che non conoscerebbero mai restando qui, che cercando altrove, trovano la loro realizzazione professionale.
E non è solo una questione economica, ma proprio di qualità della vita; di una vita migliore, aperta, moderna, forse anche entusiasmante, che ti fa amare e ti dà una sensazione di profondo piacere per tutto quello che fai.
Cosa potrebbe dire il signor Sindaco ad un giovane laureato, credo nulla, perché la realtà che è chiamato a guidare per la seconda volta nulla può dare.
E la colpa di chi è? forse di Garibaldi che fece l'unità d'Italia? Oppure delle crisi economiche che nel tempo si sono periodicamente susseguite? E' Troppo comodo dire NON POSSO FARE NULLA, per colpa della crisi mondiale, il guaio è che nulla avrebbe potuto fare anche se la crisi non ci fosse stata. Perché nulla è stato capace di fare nei cinque anni in cui ha già ricoperto la carica di Sindaco.
Solo parole, ostentata finzione di una capacita ordinaria o forse mediocre, non in grado di incidere anche per un solo millesimo di secondo sulle nostre vite sul nostro modo faticoso di vivere.
Qualcuno dice che siamo solo dei costruttori di critiche, ma va eccepito che noi non siamo stati chiamati a governare; chi ha la croce la porti fino in fondo senza lamentazioni, lasci da parte lo stabat mater e mostri di avere gli attributi. Allora, solo allora daremmo atto dei meriti: oggi possiamo riferire solo dei demeriti, che sono tanti a tal punto che potremmo scrivere un opera enciclopedica.
Qualche altro dirà che siamo sempre i soliti sinistroidi inconcludenti e per questo perdenti. Forse entrambe le cose sono vere, probabilmente possediamo un'anima di sinistra ed è cosa di cui andiamo fieri perché ci consente di essere uomini liberi. Noi non viviamo in campi di concentramento. Le nostre decisioni sono prese alla luce del sole, il nostro avversario le conosce prima di noi. Per questo continuerà sempre così, sempre, sempre: continueremo a perdere tutte le battaglie, e vincere tutte le guerre quando le orde di Attila si lanciano (cioè, sono lanciate) all'attacco.
                                                                           Rosso di Sera.

MA IL SINDACO LE SA QUESTE COSE ?

Siamo perfettamente consci del fatto che un Sindaco non può avere conoscenza di tutto ciò che accade nel paese che amministra, ne tantomeno può occuparsi da solo e contemporaneamente di tutti i bisogni e le necessità di cui la città soffre. Ed è per questo che il Capo dell’Amministrazione è affiancato, collaborato ed assistito oltre che dagli Assessori, che personalmente sceglie, anche dai Funzionari del Comune e dai dipendenti tutti che, vorrei ricordare a Lei oltre che a me stesso, sono giustamente pagati con le tasse dei cittadini, molto salate per la verità, per il lavoro che svolgono, o in molti casi sarebbe più corretto dire “ che dovrebbero svolgere “. Tutto ciò in una comunità normale; il guaio è però che Randazzo non rientra nei parametri della normalità, noi apparteniamo infatti ad un altro mondo, un mondo dove chi ha occhi per vedere, non vede e chi ha orecchi per sentire è completamente sordo e muto.
Fin qui niente di nuovo, la gente si è ormai rassegnata. Ma quello che è successo domenica 28 Febbraio, e che mi è stato riferito, oltre a confermare quanto ormai è sotto gli occhi di tutti, ha dell’inverosimile: praticamente si è toccato il fondo non di un normale pozzo, ma di una cloaca.
Mi si racconta che nella tarda mattinata di Domenica, giornata bella e soleggiata, in mezzo alla gente che passeggiava lungo il corso Umberto qualcuno notava la presenza, libera e spaesata, di un grosso cane mastino con regolare collare ma privo di museruola, evidentemente sfuggito al padrone, che andava su e giù per il corso ed in mezzo alla gente impaurita per tale anomala presenza.
Il solito cittadino randazzese di buona volontà, notando il fatto ed avendo ben presente quello che spesso e tragicamente ci raccontano le cronache, constatando nei pressi della chiesa dell’Annunziata la presenza della volante dei VV UU, si è avvicinato al vigile presente in loco facendo presente il problema. A questo punto il “Solerte” dipendente comunale anzicchè prendere il radiotelefono di cui è dotato ed avvisare chi di dovere, dimenticandosi che è suo preciso compito istituzionale provvedere all’ordine e alla sicurezza dei cittadini da cui viene lautamente pagato; con la solita flemma e calma che, ci dicono, lo contraddistingue particolarmente, non trova di meglio che rispondere: “ . . . . . e io chi fazzu u ‘nchiaccacani “. Questo signore, che sicuramente percepisce in busta paga anche i premi e gli incentivi che sappiamo vengono elargiti a pioggia a tutto il personale del comune, evidentemente dopo tanti anni di “duro” lavoro, su e giù per il corso Umberto, non ha ancora capito niente di quali siano i suoi compiti per i quali, ripetiamo, viene pagato dalla comunità.
Suggeriamo pertanto a Lei, caro Sig. Sindaco, all’Assessore competente e naturalmente al Comandante dei Vigili Urbani, visto che si parla tanto di risparmi, di far avere direttamente a casa lo stipendio al solerte dipendente, senza la necessità che effettui il servizio. Il Comune di Randazzo in questo caso ne avrebbe i seguenti risparmi:
1)Risparmierebbe il costo dell’acquisto della divisa e del vestiario;

2)Risparmierebbe le indennità e i “premi”extra che vengono elargiti;

3)Risparmierebbe il costo del carburante della vettura in uso;

4)E cosa ben più importante, visto che c’erano dei forestieri presenti, eviterebbe alla Città di Randazzo e di conseguenza a Lei che la rappresenta, l’ennesima figura di merda che da troppo tempo siamo abituati a sopportare.
A proposito di sprechi e risparmi.
Stiamo ancora aspettando che venga sistemata l’enorme falla all’acquedotto comunale nei pressi della chiesa di S. Maria, sul corso Umberto; che potrebbe provocare con l’infiltrazione continua e violenta dell’acqua un cedimento del selciato, con le conseguenze che può bene immaginare. Se ne sono accorti tutti tranne chi è preposto a tali segnalazioni e riparazioni. Ci auguriamo che almeno Lei vada a fare un sopralluogo predisponendo tale riparazione.
                                                                             Il Giustiziere della notte

giovedì 4 marzo 2010

LA MORALE DEL ROSPO.


Un esponente politico del PDL incontrò un giorno un rospo, si proprio un rospo, quell'animale utile, ma brutto, mite, ma ripugnante.
I poeti del decadentismo hanno trovato nel rospo l'immagine dell'orrido e, nel suo sgraziato verso, la voce d'un dolore profondo privo di seduzione, che ispira compassione e pietà. Dai versi di Victor Hugo alla prosa di Giovanni Papini il rospo ha ricevuto l'omaggio di una letteratura che cerca derelitti e infelici, in una pagina di Domenico Giuliotti, il rospo è addirittura anteposto all'armonioso usignolo, dice lo scrittore “Odio l'usignolo, amo il rospo”.
Ma veniamo al politico azzurro, il quale faceva del rospo questi pensieri: “nato da una pietra, vive sotto la pietra ed ivi troverà la sua tomba”. Poi alzò la pietra, lo vide e penso lo toccherei, ma poi disse rivolto all'animale: “Dio mio quanto sei brutto”.
Il rospo aprì la sua bocca puerile, sdentata, dall'alito caldo, e gli rispose: “ E tu?”.
Ecco la morale del brevissimo racconto.
Il rospo è brutto. E loro?. Il rospo è ripugnante. E loro? Il rospo è schifoso. E loro?. Anche sotto l'aspetto più dignitoso e decoroso; anche nell'apparente onorabilità della loro condizione, sono tutti molto simili al rospo.
La loro anima è viscida e bolsa come il suo corpo; la loro coscienza è rugosa e pustolosa come la sua pelle, i loro giudizi sono bavosi come la sua bocca. Se altri li potessero conoscere, come noi li conosciamo, susciterebbero in loro lo stesso ribrezzo e l'identica ripugnanza.
Ma sopratutto, quando giudicano e condannano, quando trovano che i loro avversari politici sono immancabilmente tutti rospi disgustosi, dovrebbero aspettarsi la risposta che il rospo gli diede “E voi?”
                                                                                      Rosso di Sera.

sabato 20 febbraio 2010

LA REPLICA TELEVISIVA.


Lo spazio autogestito messo in onda la sera del 10 febbraio, ha consentito ad Ernesto Alfonso il Sindaco, di potere replicare alle critiche che da più parti provengono. In particolare il primo cittadino ha voluto rispondere, per tentare di porre riparo alla cattiva figura rimediata, alle argomentazioni sostenute nell'assemblea del 6 febbraio organizzata dal PD.
Nel suo intervento televisivo, per prima cosa ha mostrato il famoso libretto da noi spesso citato ed indicato come il libro delle illusioni. Dopo averlo ostentato alle telecamere, come se si trattasse del vangelo (sic!), lo posa sul tavolo e incomincia a sfogliarlo. Indi, ci spiega che il preambolo è una sorta di ragionamento politico, e poi sbotta dicendo che non tutto quello che lì sta scritto è realizzabile.
Per la prima volta ci confessa che di molte delle cose pensate e scritte, non era certa o addirittura possibile la loro realizzazione.
Poi tralascia il fallace scritto e inizia ad elencare tutta una serie di cose realizzate, ma che per la verità, ha il pudore di precisare che risalgono al passato, facendo capire che il prof. Agati per sua negligenza o incapacità non era riuscito a rendere operative.
Scende nel particolare Ernesto Alfonso, riferendosi alla CONSEGNA delle case popolari, già a suo tempo realizzate. Bello sforzo si direbbe! Le case erano costruite, la graduatoria era formata, e pertanto il minimo che poteva fare era consegnarle.
Poi ci spiega che la caserma dei vigili del fuoco verrà utilizzata quanto prima, ed anche lì c'è da obbiettare che è un opera già da lui trovata bella e pronta.
Cita altre cose, come l'ammodernamento della strada statale 120, rispetto al quale ci sia consentito di mantenere molte riserve, scaturenti dalla notevole difficoltà di potere intervenire compiutamente, su un tracciato che non da questa possibilità. Se il progetto portato avanti è quello che già conosciamo, si tratta di spendere una cifra enorme solo per eliminare quattro curve, pertanto è certo, che con quegli interventi, la statale 120 non diventerà mai una moderna strada a quattro corsie.
Meglio sarebbe stato, visto il cospicuo finanziamento, pensare ad una superstrada veramente degna di essere tale, da realizzare ex-novo.
Molte altre cose ha detto il signor Sindaco, ma nel complesso, valutando le cose da lui esplicitate, si può sostenere: nulla di nuovo sotto il cielo!.
Poi non tralascia, il signor Sindaco, di dare qualche opportuno avvertimento: affermando che alcune delle cose dette, nell'assemblea cittadina, sono soggette al vaglio per un'eventuale azione giudiziaria. In effetti il nostro primo cittadino, se ponesse in atto il suo intendo, diverrebbe come quel personaggio letterario, che a ogni piè sospinto ricorreva dall'avvocato, tanto che questi, per non averlo continuamente tra i piedi, gli aveva regalato un bel codice, affinché si potesse servire da sé, evitando di importunarlo per ogni singolo atto considerato irriguardoso della sua persona. Esprimiamo, comunque, tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno, un senso di fratellanza e compenetrazione, nei confronti di chi dovesse essere oggetto delle molestie giudiziarie da parte del signor Sindaco.
Impari Ernesto Alfonso, che la libertà di pensiero, nonché la libera espressione delle opinioni, in qualunque sede manifestate, vanno salvaguardate prima di ogni cosa, perché costituiscono l'essenza stessa della democrazia. Sappia, inoltre, che se un uomo è talmente intriso di amor proprio, da non sopportare alcuna forma di critica venga mossa al suo operato, farebbe bene a non assumere cariche pubbliche, trattandosi questa di cosa che non gli è stata certo ordinata dal medico.
Comunque la verità è che i nostri amministratori sono tanto restii ad accettare le critiche. Essi, scimmiottatori del superuomo nietzschiano, non si rassegnano ad essere criticati e redarguiti, come se avessero colto il fiore di una improbabile infallibilità, che proprio non gli si addice.
La parte più interessante del discorso è quella finale, ove il signor Sindaco, dismesse le mentite sfoglie del superuomo, dice di essere un uomo normale, con i suoi limiti e difficoltà: in tutto simile ad ognuno di noi. E che pertanto nulla può fare per l'occupazione, perché c' è in atto una crisi mondiale da lui non certo causata. E' un atteggiamento inaspettato da parte di un uomo che sempre ha ostentato sicurezza, soprattutto in campagna elettorale: potrebbe essere la sua conclusione. L'inizio della fine di un politico che non intravede più un futuro per la sua carriera: un capitolo forse già chiuso in anticipo, certificato dal fallimento politico in atto.
La netta sensazione la si coglie nelle parole ed espressioni usate, caratterizzate dalla smania di discolpasi e giustificarsi con la cittadinanza; che fanno trasparire la voglia di refluire nella massa per confondersi, abbandonarsi, quasi scomparire, onde non essere più molestato in questi tre anni che gli restano come amministratore: per poi levare definitivamente il disturbo.
Lo stesso riferimento ai sacrifici della sua vita lavorativa, hanno il senso di voler quasi sollecitare una sorta di pietas popolare, che possa indurci ad usare un metro di comprensione che fino ad oggi non abbiamo avuto nei sui confronti; come per voler creare un diffuso sentimento, che ci induca ad accettare tutte le giustificazioni da lui sostenute.
Comunque gli amici del PD hanno dimostrato, nell'occasione, di essere assai tolleranti, perché le modalità della partecipazione all'assemblea del 6 febbraio, da parte del Sindaco e dei suoi amici, non sono state certo un esempio di buona creanza politica.
Anche noi dell'Italia dei Valori, siamo orientati a organizzare, quanto prima, un'assemblea pubblica, e siccome siamo più intemperanti, rispetto a quelli del PD: un'eventuale presenza del nostro signor Sindaco e dei suoi amici, potrebbe essere accolta con un corale sibilo o rumore sgradevole, che si ottiene unendo il labbro inferiore a quello superiore ed inframmettendo tra di essi la lingua, per poi soffiare con tutta la forza che si ha in corpo. Suono sgraziato, che è meglio descritto dal sommo poeta alla fine del XXI° canto dell'inferno allorché, cosi si esprime: “ed elli avea del cul fatto trombetta.”
Sappia, pertanto, sin da ora, il nostro signor Sindaco che una sua eventuale presenza ad iniziative organizzate dal nostro partito è particolarmente sgradita.
                                                                                                      Rosso di Sera.

I CHIACCHIRI SU CHIACCHIRI . . . . MA I MACCARUNI RINCHINU A PANZA.


A proposito dell’Assemblea pubblica organizzata dal PD e svoltasi il 6 c.m. è opportuno fare alcune considerazioni circa il comportamento, molto strano ed illogico, tenuto del nostro Ernesto Alfonso, politico navigato e persona certamente dotata di ottimo acume e di buona intelligenza.
Non riesco, infatti, ancora a spiegarmi come possa aver deciso di partecipare, non ho capito bene in quale veste, a quella pubblica riunione dove era chiaro che l’oggetto delle giuste critiche da parte dell’opposizione sarebbe stato lui in prima persona.
Vediamo allora di analizzare quali possono essere stati i motivi che hanno spinto il Sindaco a quella scelta rivelatasi poi scellerata.
Conoscendo bene il soggetto ritengo che difficilmente, di propria iniziativa, avrebbe operato in tal senso, pertanto non rimane altro da pensare che sia stato mal consigliato dai . . . . soliti buoni amici di cui si circonda. Magari qualche esperto della materia gli ha suggerito di recarsi in pompa magna, così come ha fatto, accompagnato dalle persone a lui più care, per creare con questa innovativa pensata un po’ di scompiglio sia tra gli organizzatori, ma soprattutto tra il pubblico, che magari vedendo giungere all’improvviso il capo dell’Amministrazione accompagnato da . . . . . tanto di segretario personale e seguito dai più illustri personaggi dell’alta politica randazzese, intimoriti o messi in soggezioni da queste ingombranti presenze, avrebbero alzato il bavero e quatti quatti sarebbero usciti dalla sala facendo mancare la presenza del pubblico e quindi determinando il fallimento dell’assemblea.
Un’altra ipotesi, che non è poi da scartare, potrebbe essere invece una strategia di lungo periodo pensata, studiata e messa in atto probabilmente dalla mente contorta ed interessata di qualche suo consigliori al fine magari, fra tre anni, di candidare alla poltrona di Sindaco il proprio rampollo ormai lanciato . . . si fa per dire, nell’olimpo della politica locale, tramandando così un’eredità che tanti buoni frutti ha dato . . . loro. Questo o questi personaggi, se così fosse, avrebbero tutto l’interesse a fare terra bruciata intorno al nostro beneamato Sindaco, consigliandolo male e ponendolo quindi in cattiva luce nei confronti della cittadinanza, salvo naturalmente continuare a godere dei benefici per gli ottimi consigli elargiti. Tanto sarà poi l’amico “ Senatur “ a decidere le sorti politiche, e non solo, di Randazzo.
Se così fosse, spiace dirlo, ma il nostro beneamato Sindaco è finito in mezzo ad una tana di serpenti a sonagli che, tra le tante cose, gli hanno anche fatto perdere il lume della ragione, facendolo partecipare ad una riunione trasmessa dalle Tv locali dove, come afferma Rasputin, ci ha fatto la figura di . . . m.
La ciliegina sulla torta poi è quella che tutta la cittadinanza ha potuto seguire qualche giorno dopo sugli schermi di una Tv locale. Il Sindaco infatti non contento della prima bruttissima figura, ha voluto farne un’altra: per circa un’ora, diversamente dal suo solito modo intelligente di trattare i problemi locali e la loro soluzione, con un inconcludente giro di parole, non ha fatto altro che criticare chi lo criticava, senza mai trattare i problemi che affliggono Randazzo, girandoci solamente attorno e dando anzi la colpa non si sa bene a chi. In compenso però lo studio di fattibilità dell’ammodernamento ed allargamento della SS 120 è già stato fatto. ( Ma chi se ne infischia diciamo noi ), i problemi sono altri. E poi sappiamo benissimo che quello è solamente fumo negli occhi; da Randazzo a Fiumefreddo è un susseguirsi continuo di abitazioni, ville, stabilimenti, passaggi a livello ecc. che non potranno essere mai rimossi, pertanto tale progetto è destinato a rimanere lettera morta. ( Non tanto morta perché chi . . . sta studiando viene lautamente pagato con i nostri soldi ).
In conclusione ritengo che i troppi impegni di lavoro, i tanti incarichi ricevuti e soprattutto i suoi affezionatissimi consigliori lo abbiano fatto andare in totale confusione, dalla quale sarà difficile riprendersi.
                                                                        Il Mago di Rocca cannuccia

venerdì 12 febbraio 2010

Il Libro delle Illusioni ( Farsa Paesana in tre atti di Ernestus Alfonsus )

3° Atto Cultura, Turismo, Ambiente . . . ecc. ecc. ecc.


Pag. 4 – 5 – 6 – 7 – 8 . . . e chi più ne ha più ne metta del “ Libro delle Illusioni “

- Recuperare il progetto ( già finanziato dalla Provincia Regionale di Catania ) per la realizzazione di una pista per l’Elisoccorso.
Ci chiediamo che fine hanno fatto sia il progetto che il finanziamento.
- Monastero di San Giorgio e Mura di Cinta.
Mentre il Sindaco continua a spronare la deputazione regionale ( che, ricordiamo, a Randazzo in tempo di elezioni raccoglie sempre un bel mucchietto di voti, salvo poi dileguarsi ), le mura continuano a sgretolarsi e il Monastero si avvia al definitivo crollo.
- Randazzo Città dei Musei.
Ci chiediamo che fine hanno fatto l’istituendo Museo di Arte Sacra, ed i locali dell’ex Macello Comunale un tempo destinato a raccogliere i reperti dell’Antica civiltà contadina?
- Parco Archeologico.
Concordiamo con quanto dichiarato dal Sig. Sindaco: “ Essi ( I siti archeologici ) versano in condizioni di marginalità ed inaccessibilità, ma vengono quotidianamente saccheggiati dai tombaroli senza scrupoli “.
Ma gli chiediamo cosa lui abbia fatto in questi due anni e che fine ha fatto l’istituendo “ Parco Archeologico“.
- Centro Culturale Polivalente.
Con grande gioia abbiamo appreso dalla sua viva voce che l’iter amministrativo per la ristrutturazione dell’ex “ Cinema Moderno”, sembrerebbe ormai essere in dirittura d’arrivo. Ci auguriamo che non siano solo chiacchiere da festa di carnevale.
- Biblioteca e Archivio Storico.
Gli opportuni finanziamenti atti a creare una “ Biblioteca Comunale “ informatizzata, che fine hanno fatto? Sono stati richiesti? E “l’Archivio Storico”, che dovrebbe salvaguardare la memoria storica della città? Sembrerebbe che se ne siano perse le tracce, oppure quel poco che è rimasto di documentazione continua ad essere saccheggiata dai . . . soliti ignoti.
Centro Storico.
Su questo argomento riteniamo sia meglio stendere un velo pietoso.
AMBIENTE – PERSONALE – SPORT E TEMPO LIBERO – SICUREZZA
Questi argomenti, data la loro . . . complessità riteniamo non discuterli affatto, evitando così ai nostri lettori sia una perdita di tempo che un’ulteriore arrabbiatura.
Una cosa però va sottolineata a proposito dei Rifiuti:
. . . . . . . cercheremo di modificare il regolamento sulla tariffa dei rifiuti, prevedendo risparmi per i contribuenti, secondo la logica più ricicli = più risparmi. ( Sono parole del Sindaco ).
Egregio Sig. Sindaco tutta la cittadinanza, in questi giorni, ha potuto appurare, con le proprie tasche come Lei predichi bene e razzoli male.
Infatti mentre da un lato i cittadini randazzesi, in buonissima percentuale, attuano la differenziazione dei rifiuti solidi urbani con un costante aumento annuo; Lei, molto coerentemente, anzicchè diminuire le bollette le ha ulteriormente aumentate.
Meditate gente . . . meditate.
                                                                           Cesare Borgia Junior

giovedì 11 febbraio 2010

I PIFFERI DI MONTAGNA.



La sera del 6 febbraio, nel salone dell'Istituto Santa Caterina, si svolgeva la manifestazione del PD, della quale avevamo già parlato in precedenza.
Gli organizzatori, confortati da una buona presenza di concittadini, iniziavano i lavori all'orario prestabilito, con un intervento del prof. Michele Mangione, candidato Sindaco del centro-sinistra alle ultime elezioni amministrative.
Il buon oratore si addentrava nel suo discorso, trattando le questioni più sentite, che travagliano la nostra città; riferendosi, nel suo dire, con insistenza ad Ernesto Alfonso il Sindaco e alla sua politica fallimentare, come se lo stesso fosse presente lì, davanti a lui.
Le cose della politica sono a volte imprevedibili, difatti, mentre il Mangione scorreva il suo discorso continuando ad invocare il nome del suo avversario politico, da fuori si udiva un vociare, accompagnato da un intenso e consistente rumore di passi. E come avviene in certi film di suspense, mentre il Mancione evocava, evocava, evocava: nella sala si materializzava Ernesto Alfonso seguito da un codazzo di amici, militanti politici della sua parte, consiglieri comunali e assessori.
Uno stato di strano stupore si impadroniva dei presenti, i quali si chiedevano se il Mangione non avesse capacità divinatorie e magiche, tali che invocando in maniera così intensa avesse causato la sgradita materializzazione.
E' certo cosa insolita, perché mai si era visto il capo di un partito, prendere parte all'assemblea del partito avversario: situazione sconcertante, quanto strampalata. E dire che nel nostro comune se ne sono visti momenti di tensione politica, ma un fatto del genere non si era mai verificato.
Il signor Sindaco, con molta disinvoltura, prendeva posto in seconda fila, mentre i suoi accompagnatori, stavano acquattati, in timoroso silenzio in un angolo semi-nascosto della sala.
Certo c'è da capire cosa sia potuto passare nella testa di un uomo, che nonostante la diversità di posizione politica, abbiamo sempre ritenuto essere dotato di buona intelligenza: domanda a cui non troviamo risposta.
Mentre nella mente di molti balenavano gli interrogativi accennati, al moderato discorso di Mangione, seguivano quelli di Alfio Mannino, Fortunato Caggegi e del nostro commissario Piero Proietto, i quali, nonostante Ernesto Alfonso e la sua incomprensibile presenza, lanciavano strali che fendevano l'aria, come lame d'acciaio, e arrivavano diritti al destinatario; il quale non poteva che passivamente soggiacere ed incassare.
I brillanti oratori trattavano tutte le questioni che riguardano la città, inchiodando il Sindaco e gli amministratori alle loro responsabilità. Sembrava di stare su un ring: un pugile menava e l'altro incassava vittima, della sua stessa sconclusionata idea di essere lì, presente.
Una presenza inutile, ingombrante, fuori luogo, tanto più che non gli venne neanche concesso di prendere parola, perché il signor Sindaco avrebbe dovuto prenotarsi per tempo, come tutti gli altri oratori; comunque quella non era la sua riunione e non avrebbe avuto alcun senso consentirgli le repliche in chiusura.
Insomma, il puerile, patetico, sconclusionato disegno di creare scompiglio in casa d'altri fallì e la truppa del Pdl, fece la fine dei pifferi di montagna, che andarono per suonare e furono suonati; costretti mestamente a tornare a casa con le pive nel sacco.
Se dovessimo trovare una frase per chiudere il discorso, non potremmo che rifarci alla musa ispiratrice del centro-destra Emilio Fede, il quale, nei momenti di difficoltà, profferisce : “che figura di m.......!”.
                                                                                 Rasputin

sabato 6 febbraio 2010

Il Libro delle Illusioni ( Farsa Paesana in tre atti a cura di Ernestus Alfonsus)


2° Atto

Pag. 1 – 2 - 3 del “ Libro delle Illusioni “ – Sviluppo e occupazione, Infrastrutture.

Completare l’area per insediamenti produttivi in contrada Arena-Pignatuni e migliorare gli opifici della zona artigianale e industriale in contrada S. Elia . .
( L’area è stata forse completata? E gli insediamenti produttivi che fine hanno fatto? Non parliamo poi della . . . zona artigianale e industriale di S. Elia. Altro che miglioramento si è svenduto, sarebbe più giusto dire regalato, l’unico edificio in muratura di mq. 250 su due elevazioni, con 1.500 mq. di terreno circostante per la ridicola cifra di € 63.450,00. A proposito Sig. Sindaco vorremmo conoscere il nome dell’espertissimo perito, certamente un dipendente comunale, che ha fatto tale valutazione. Stranamente in questi giorni però va all’asta “Un’Opificio Industriale“, poco più che una baracca, di 300 mq. per l’importo base di circa € 142.000,00. Ora ci chiediamo quali criteri vengano usati da queste menti eccelse nella valutazione degli immobili comunali. Quelli Buoni regalati e le baracche vendute a caro prezzo, c’è qualc’osa che non torna, bisognerebbe indagare ).
Ridefinire la zona per insediamenti commerciali prevista lungo la SS 284 . . . realizzare nelle aree contigue un “mercato contadino” secondo le previsioni del nuovo Piano di Sviluppo Rurale . . .
( Di tale progettualità non sappiamo assolutamente niente, pertanto o non è stata iniziata, o forse il fascicolo è già stato inserito nell’istitundo “Archivio Storico” – vedi pag. 5 ).
Sollecitare la realizzazione della “Strada del vino e dei sapori dell’Etna”, di cui il nostro Comune è promotore, . . .
( E meno male che Randazzo è il Comune promotore, infatti mentre altri centri quali Linguaglossa e Piedimonte Et., che certo non hanno la tradizione né la produzione vitivinicola di Randazzo, fanno annualmente delle belle manifestazione, Randazzo stà a guardare ).
Rilanciare la Mostra-mercato dell’antiquariato “Randazzo antiquaria” . . . .
( Ma quando mai si è fatta nella nostra città una vera mostra dell’antiquariato locale. Il Sindaco o l’ha sognata o ha confuso Randazzo con qualche altro comune, ne gira tanti ).
Ammodernamento della S.S. 120 per cui già esiste un finanziamento che prevede Randazzo come capofila per la redazione del progetto esecutivo. . .
( Aspettiamo che il Sindaco ci relazioni in merito, vista l’importanza per Randazzo del progetto vorremmo saperne di più, a meno che non si tratti del solito fumo negli occhi ).
Ampliare il Cimitero Comunale.
( Questa è l’unica cosa di cui si parla in Consiglio Comunale, ma fino ad ora solo . . . chiacchiere ).
Valutare complessivamente il sistema della viabilità e della mobilità in tutti i quartieri e soprattutto nel centro storico . . .
( Di questo avevamo già parlato nel 1° atto, la viabilità e lo stato del centro storico sono sotto gli occhi di tutti, tranne di quelli del Sindaco e della sua Amministrazione. Loro hanno altro a cui pensare: “Volano Alto” ).
Prevedere, in accordo con le autorità sanitarie, il potenziamento dell’ex struttura ospedaliera, . . . .
( A parte il fatto che come sempre non si è fatto niente, anzi i servizi continuano a peggiorare, Vi consigliamo di non far sapere che a Randazzo esiste una larva di struttura sanitaria, altrimenti il potente Raffaele, sapendo con chi siete schierati, la chiude definitivamente. . . altro che potenziamento ).
Definire le procedure per il passaggio al patrimonio comunale di tutta l’area dell’ex stazione della Ferrovia dello Stato . . . da destinare ad un grande Parco Urbano Polivalente . . .
( Parole .. Parole .. Parole. . . diceva una bella e brava cantante degli anni 70 ).
Ricercare i necessari finanziamenti per la realizzazione del sistema fognario della parte ovest . . . .
( Chissà se il Sindaco li ha trovati, non ce lo ha ancora detto, . . . ma non disperiamo ).
Verificare il funzionamento del depuratore . . . .
( Questa verifica, probabilmente, la farà la Procura della Repubblica di Catania e speriamo che chi ha sbagliato, paghi ).
Potenziare e adeguare il sistema idrico esistente . . . .
( Il Sindaco non ha ancora capito che non è l’acqua che manca ma è la rete idrica che è un colabrodo. Ed è su quella che bisogna intervenire, richiedendo un finanziamento. Intanto però consigliamo il Sindaco ma soprattutto il fontaniere comunale di andare a riparare l’enorme perdita in Via Umberto, nei pressi dell’abside della chiesa di S. Maria. E’ mai possibile che il personale del comune, lautamente pagato con i soldi dei cittadini non faccia mai il proprio dovere e devono essere sempre i randazzesi a segnalare i guasti ).
A Proposito Sig. Sindaco vorremmo sapere a cosa e quando verranno utilizzati i locali dell’ex Macello Comunale, visto che i lavori di restauro sono stati completati nel 2005 e rimangono tutt’ora inutilizzati. Si aspetta forse che vadano in malora come quelli dell’ex Pretura?
Perché non vi trasferisce, ad esempio la biblioteca, così cominceremmo a risparmiare un bel po’ di danaro a beneficio del Bilancio Comunale e quindi delle tasche dei contribuenti?
In attesa delle sue risposte, alla prossima puntata.
                                                                                                Cesare Borgia Junior

venerdì 5 febbraio 2010

BOLLETTE DA CAPOGIRO.

In questi giorni ci sono state recapitate le bollette del servizio idrico comunale.
Tutti i cittadini hanno potuto constatare il notevole aumento rispetto all'anno scorso, che non è certo da imputare ad una lievitazione dei costi per la gestione dell'acquedotto, ma alla ormai arcinota abitudine dei nostri amministratori di fare cassa su tutto, per incrementare gli introiti del Comune. Deprecabile abitudine, che per essere esercitata si serve dell'utilizzo delle tasche di tutti noi cittadini. E mentre il patriarca romano (Silvio Berlusconi), ad ogni manovra finanziaria, prima di qualsiasi suo dire proclama: “di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani” e poi, di quella, ne spiega il contenuto. I suoi adepti, governanti della nostra città, candidamente, come se nulla fosse, si sono specializzati nell'attingere dai nostri incolpevoli portafogli, immiserendoli sempre più.
Qualcuno dirà, che i nostri amministratori non sono tanto distanti dal loro mirabile capo nazionale, il quale predica bene ma razzola male, essendo le nostre finanze sempre più povere, nonostante i proclami sbandierati ai quattro venti.
Ogni occasione è buona per incrementare le casse comunali, ora viene usato il cimitero con la storia delle concessioni scadute, che vanno rinnovate versando un certo obolo, ora vendendo gli immobili di proprietà comunale, ora con l'aumento della bolletta dell'acqua. Insomma tutto si fa per mantenere a galla le finanze comunali e consentire ai nostri amministratori di potere continuare a godere, a nostre spese, delle varie indennità di carica da loro percepite.
Certo che aumentare il costo dell'acqua è la stessa cosa di un tempo quando iniqui amministratori imponevano la tassa sul macinato. Il pane e l'acqua sono due componenti essenziali del nostro vivere quotidiano, generi di prima necessità, dei quali non se ne può fare a meno. Salvo volerci indurre a risparmiare anche l'acqua; riducendone il suo consumo al fabbisogno strettamente necessario: solo per cucinare e bere. E l'igiene personale? magari una volta l'anno o al massimo ogni sei mesi. Certo si porrebbe un problema serio, di carattere igienico-sanitario, perché resteremmo città d'arte, ma piena di cittadini sporchi e maleodoranti. E poi c'è il gravissimo problema dello sciacquone del cesso; lì la cosa si complica, forse occorrerà commissionare uno studio, per trovare soluzioni che, ci consentano di economizzare l'uso del costoso liquido in occasione dei bisogni fisiologici. Oppure potremmo riacquistare la sana e buona abitudine di andare all'aperto a soddisfare i nostri bisogni.
Sono tutte idee e suggerimenti sommariamente abbozzati, ma che possono tornare utili per risparmiare sulla bolletta dell'acqua. Vedremmo, se qualche associazione di consumatori, riterrà opportuno realizzare una guida specifica, che aiuti l'utente randazzese ad economizzare il più possibile le risorse idriche. E' chiaro che sarà difficile trovare soluzioni diverse da quelle sopra prospettate, ma non si sa mai con tutti gli scienziati che ci sono in giro (sic!).
Tornando al ragionamento serio e sintetizzandolo al massimo, non ci resta altro da fare che sollecitare i nostri amministratori a rileggere quanto scriveva padre Rosmini sui vizi della Costituzione. L'illustre filosofo riferendosi ai politici diceva, che questi non devono spremere troppo le casse dello Stato (nel nostro caso il Comune), ma ricevere da questo soltanto una modestissima retribuzione. Le indennità percepite dai nostri amministratori, sarebbero considerate un abuso dal Rosmini, ma è inutile continuare a deplorarle visto che cosa fatta capo ha.
                                                                        Rasputin

lunedì 1 febbraio 2010

Il Libro delle Illusioni (Farsa Paesana in tre atti ).


1° Atto
Sono trascorsi già 20 mesi da quando il nostro . . . . amatissimo Sindaco è stato eletto e, come giustamente chiedeva, bisognava concedergli qualche mese di tempo prima di poter dare un giudizio sereno sul suo modus operandi, in ordine alla gestione della nostra cara ed amatissima città. Di tempo ne è passato dalla sua elezione, ed anche tanto, pertanto riteniamo adesso di poter cominciare a tirare le somme di questa . . . . meravigliosa ( sic! ) gestione. Ricordiamo ancora le pesanti e sicuramente giuste critiche che lo stesso non tralasciava di indirizzare alla passata amministrazione Agati, in campagna elettorale, tacciandola di immobilismo e definendo l’opuscolo del Programma come: “ Il Libro dei Sogni “. Aveva perfettamente ragione, sottoscriviamo in pieno tale definizione, peccato però che il nostro beneamato Ernesto Alfonso si sia dimenticato di averne pubblicato e ampiamente diffuso uno anch’egli; certamente meno voluminoso di quello del suo predecessore, ma non per questo meno ricco di argomenti, progettualità e impegno personale nei settori più significativi di questa disgraziata comunità. Ci aveva convinti tutti, anche perché al nostro simpaticissimo Sindaco bisogna riconoscere una dote indiscutibile: sa ben parlare e quindi anche scrivere. Peccato però che le chiacchiere e le promesse, se non sono seguite dai fatti, non portano a niente, o sarebbe più corretto dire che qualche . . . sonante Liretta . . . pardon! . . Euro, dei contribuenti, per l’enorme mole di lavoro legittimamente svolto dagli Amministratori a beneficio della comunità, nelle loro tasche entra.
Ebbene se quello di Agati è stato Il Libro dei Sogni, il suo, caro Sig. Sindaco, lo possiamo sicuramente definire “ Il Libro delle illusioni “. E siccome sono tanti gli argomenti trattati vedremo di analizzarli e commentarli poco alla volta.
Cominciamo dalla copertina interna, si legge: “ Nella speranza di riprendere il percorso interrotto nel 2003, mi propongo alla guida della nostra Città, con forti motivazioni, entusiasmo e con spirito di servizio . . . . vorrei riprendere l’iter di interventi, ordinari e strutturali, per contribuire alla crescita socio-economica di Randazzo. La Sicilia, fino al 2013, potrà godere dei benefici previsti dalle speciali leggi dell’Unione Europea. Attraverso questa particolare legislazione, le comunità siciliane più operose e dinamiche potranno accedere alle risorse finanziarie del Fondo Sociale Europeo. Anche Randazzo dovrà avere questa possibilità e su questa strada maestra mi impegnerò al massimo per dare un’accelerazione al processo di interventi strutturali per favorire lo sviluppo della Città e creare occupazione stabile per i giovani . . . Quindi, con molta umiltà, metto a disposizione di tutti i concittadini la mia personale esperienza, le mie competenze e la mia professionalità, maturata negli anni anche al servizio di altre amministrazioni, nel particolare settore dei finanziamenti – europei, nazionali e regionali – a favore delle Amministrazioni e delle comunità. Vorrei porre i cittadini al centro dei processi decisionali e non relegarli a semplici spettatori (passivi) della volontà di pochi.
( Il Sindaco non ci ha ancora relazionato circa la . . . gran mole di progetti presentati e su quelli ( sic ! ) eventualmente finanziati; nutriamo qualche dubbio in tal senso ).
. . . . . . . . Randazzo ha bisogno, innanzitutto, di recuperare la sua immagine di Città turistica, attraverso interventi ordinari e straordinari sulle strade interne, ( stiamo ancora aspettando tali interventi, le buche sono ancora lì. Di tanto in tanto ci si limita a riempirne qualc’una con il solito bitume che alle prime piogge và subito via ), sul verde pubblico, ( questa è l’unica cosa che a Randazzo non manca, infatti anche d’estate l’erba a Randazzo non manca mai ), sull’illuminazione, ( alcuni lampioni danneggiati e rotti, sono ancora sui bordi delle strade, non ci si è curati neanche di rimuoverli ), sulla segnaletica, ( di questa non ne parliamo proprio, ci chiediamo solamente quali menti contorte abbiano potuto pensare e programmare la collocazione di tale segnaletica. La città è nel caos più assoluto ), sulle aree giochi per bambini e ragazzi, ( la bambinopoli di piazza Loreto è sotto gli occhi di tutti ), sulla cartellonistica pubblicitaria, ( si sono spedite lettere, raccomandate, si sono sguinzagliati i Vigili Urbani al solo scopo di fare cassa e nient’altro ), sul funzionamento del depuratore fognario, ( questa è proprio comica . . . meglio stendere un velo pietoso, proprio per l’immobilismo dell’Amministrazione Comunale abbiamo notizie di una denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Catania dai proprietari dei terreni della zona interessata ), sull’erogazione idrica. ( questa Sig. Sindaco ce la poteva proprio evitare. In questi giorni stanno arrivando le bollette da pagare, che sono diventate veramente salate e la gente ne ha le scatole piene di tirare sempre più la cinta per mantenere dei “Fannulloni“, se non addirittura per assumerne altri ).
Nei primi mesi di lavoro la Giunta Comunale dovrà impegnarsi al massimo per tutti gli interventi necessari a ripristinare l’immagine di una Città pulita, ordinata e ospitale.” ( Se di questo ci si può vantare non è certo merito Suo ne della Sua Amministrazione, ma dei cittadini randazzesi a cui bisogna riconoscere il merito ed il pregio dell’ospitalità, della pulizia e dell’ ordine ).
                                               Cesare Borgia Junior

sabato 30 gennaio 2010

NEL BARATRO.

Gli amici del PD hanno indetto per giorno sei febbraio un incontro aperto a tutta la città, onde consentire, a chi vuole, di dibattere sulle gravose questioni che in questo momento affliggono la nostra comunità.
Noi registriamo questa iniziativa con grande soddisfazione e invitiamo tutti coloro che ci seguono a parteciparvi.
E' un incontro interessante, perché oltre a rappresentare un momento di confronto democratico coinvolgente, può essere il primo impercettibile, ma significativo passo della ripresa di un'azione politica, che coinvolgendo tutto il centro sinistra, possa iniziare a gettare le basi di un progetto avente come fine il governo della città.
L'inizio di una lunga e faticosa marcia, capace di coinvolgere tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti della nostra comunità e sono disposti a spendere energie, capacità e volontà, seriamente ed onestamente per il bene di tutti.
Non è pura retorica. Noi siamo certi che queste potenzialità esistono, vanno scovate e messe in evidenza. Gli uomini che li incarnano sono reali, ma bisogna dare loro una base d'appoggio solida: che renda credibile tutto quello che si dice o si scrive. Questo è compito dei partiti, ed il PD che è il maggior partito della colazione di centro-sinistra se ne deve fare carico, insieme a noi dell'Italia dei Valori.
Siamo pronti e preparati a lavorare, in questi tre anni, che ci separano dalle elezioni, senza riserve mentali e né pregiudizi. Del resto vi è in gioco il futuro della nostra città e le aspettative di vita dei nostri figli e delle future generazioni a venire. Dobbiamo agire ora, se non vogliamo che questi debbano percorrere la dolorosa strada del distacco, dell'emigrazione. Occorre provare a gettare il cuore oltre l'ostacolo per superare l'attuale classe politica incapace ed inetta, idealmente gattopardiana, che ci costringe a vivere eternamente nel passato: senza né prospettiva e né speranza di cambiamento.
Il manifesto del PD lo condividiamo e lo sottoscriviamo interamente, pur tuttavia un appunto va sollevato all'intestazione: “sull'orlo del baratro”. Perché noi siamo già nel baratro, non abbiamo toccato il fondo in quanto aggrappati ad una tenue, flebile speranza di cambiamento. Se dovesse venire meno anche quella ci ritroveremmo a scendere in caduta libera, nella speranza che lì in fondo ci sia qualcosa che possa attutire l'impatto.
Per amore di verità e volendo considerare l'aspetto positivo, bisogna ammettere, che nonostante le nequizie insite in essa, l'azione politico-amministrativa di Ernesto Alfonso e dei suoi assessori un effetto lo sta producendo: è un effetto colagogo e defecativo. Per la gioia di tutti coloro che soffrono di stipsi, i quali non hanno più bisogno di utilizzare farmaci o altre sostanze, ma devono solo pensare intensamente all'azione politica dell'attuale maggioranza e il risultato è garantito.
                                                                                                  Rasputin

venerdì 29 gennaio 2010

L'AVARIZIA DI PERSEO, re dei Macedoni.


Perseo, ultimo re dei Macedoni, mostrò con il suo esempio quanto miseri sono gli avari. Egli essendo stato sconfitto in battaglia da Paolo Emilio, fu abbandonato dalla maggioranza dei suoi soldati. Poco prima che fosse preso convinse, con la speranza di grandi premi, alcuni cretesi, ai quali, in pegno delle promesse di fedeltà, fu dato del vasellame d'oro (vasorum vis). Ora egli, ritiratosi in un luogo sicuro grazie al presidio dei cretesi, promettendo loro denari, si fece restituire i vasi in precedenza dati, ma poi con i vasi trattenne pure i denari. Perciò fu abbandonato anche dagli stesi cretesi e si rifugiò in Samotracia, portandosi quale compagno solo il suo oro. Preso da Paolo Emilio fu portato a Roma  prigionioniero, per festeggiare il trionfo. E così avendo tenuto più all'oro che agli uomini, finalmente si rese conto che oltre alla libertà e al regno, egli aveva perduto anche l'oro, perché non aveva più i soldati, con i quali avrebbe potuto conservarlo (defendo).
Chi ha orecchie e cervello per intendere, intenda.

                                                                       Rosso di Sera

giovedì 28 gennaio 2010

LA CESTA della cartaccia



Il consigliere X ha poca simpatia per l'assessore XZX, il cui viso trafilato e lugubre lo esaspera. Un giorno, mentre costui si accingeva a prendere parola esclamò: “Chi mai ha autorizzato costui a fare uscire la sua testa dai pantaloni?”.


L'avvocato Ferdinando Basile, riferendosi ai consiglieri comunali, era solito dire: “le più belle trenta teste ...... della città di Randazzo”, se avesse avuto la possibilità di vedere quelli attuali, il suo innato senso dell'ironia sarebbe andato a nozze, per il divertimento di tutta la città.

“Io vivo sempre sulla barricata”, disse il signor Rubistein. Sempre è vero. Ma sempre sulla barricata dei vincitori.

Il signor G. mi racconta con somma gioia, di avere, a seguito del nuovo regolamento di polizia mortuaria, acquistato un avello al cimitero, “fra tutta gente per bene e con l'esposizione a mezzogiorno”. Perché ridere? E' giusto che le ambizioni e i piaceri della vita si prolunghino dopo la morte.

Le melliflue effusioni del noto uomo politico locale signor cav. XXXY, sono quanto di più sgradevole possa capitarci in un giorno qualunque.

I discorsi di Ernesto Alfonso, non sono che una ridda di contraddizioni, ma questo gli procura l'ammirazione dei suoi fedelissimi; “Quanta varietà di argomenti”, dicono stupefatti.

Una buona politica non esiste; esiste solamente la politica che riscuote successo. Quella di Ernesto Alfonso, per esempio è cattiva.

Il popolo è un sovrano privo di memoria; perdonare gli è facile come dimostrarsi ingrato. I nostri amministratori, sapendolo, passano i cinque anni ad occuparsi dei loro affari e negli ultimi mesi assumo provvedimenti che fanno felici gli elettori, anche se questi dovranno pagarne le spese in seguito (vedi il rifacimento della via Regina Margherita realizzato con un prestito bancario contratto dal Comune).
                                                                                    Rosso di Sera


domenica 24 gennaio 2010

MILES GLORIOSUS.


Nella nostra Repubblica, fatta di enti statali, parastatali, società miste (vedi ATO), scaturisce una infinita serie di prebende, indennità e chi più ne ha più ne metta, che vanno a finire tutti nei portafogli dei nostri uomini politici e postulanti vari, i quali sono dotati di un'ottima costituzione organica; fame ed appetiti meravigliosi! Dio glieli conservi.
Questi grazie agli adulati santi protettori riescono a far depositare le loro chiappe su poltrone di enti che garantiscono ottime retribuzioni.
Alcuni frequentano le chiese, cantano nel coro, partecipano all'organizzazione di feste rionali, ma sono devoti ad un solo Santo, quello del giorno in cui riscuotono!.
I novelli Ergasili di Plautania memoria, sono contrari ad ogni voto di povertà. Tutti preferiscono il conto in Banca alle indulgenze plenarie.
Emuli di Ergasilo, sono famelici al punto tale che la loro voracità assume una quasi epica grandiosità pantagruelica, per dirla in maniera più semplice non lasciano neanche le briciole.
Qualcuno di questi privilegiati politici avanza come Pirgopolinice, uomo di tutti i tempi e quindi veramente eterno, seguito dal suo fido Artotrògo (significato del nome dal greco: Mangiapagnotte) e dai suoi scagnozzi. Questi ultimi sono “personaggi muti”, essi compaiono sulla scena politica nostrana, e vi si intrattengono per tutto il tempo; ma non intervengono mai: forse non sono in grado di pensare.
Bella le vita e bella la politica che rende! E i novelli Ergasili al loro “dolce Santo”, brontese di adozione, cantano l'epinicio, recitano le preghiere d'uso, lo accompagnano con i loro voti di augurio, ma al voto di povertà, ahimè non si decidono!
Qualcuno, se non avesse fatto politica, sarebbe rimasto un grigio ed umile impiegato, invece andando alla ricerca del bene della sua comunità, egli ha trovato la vena d'oro.
Diceva Tocqueville che “chi a vent'anni non ha il cuore a sinistra non è mai stato giovane”, aggiungendo poi che chi “lo conserva a sinistra a quaranta è un fesso”.
Sarà, ma se per fesso si intende non averne approfittato, per essere gravato da una condizione di rettitudine mentale, tale da non saper approfittare, allora io mi professo di sinistra e se necessario anche fesso.
                                                                                    Rasputin